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EXPO 2015: Feeding the Planet. Energy for Life

Mentre in questi giorni si fa un gran parlare della bufera giudiziaria che si è abbattuta sull'Esposizione Universale di Milano, per l'arresto di Antonio Rognoni, ex dg di Infrastrutture Lombarde, per aver assegnato una serie di appalti in cambio di tangenti, è notizia delle ultime ore l’arresto di uno dei manager più importanti di Expo 2015 spa, Angelo Paris - direttore della divisione Construction and dismantling, insieme a Primo Greganti e Gianstefano Frigerio. Se ne parla molto, ma che cos’è precisamente l’Expo? È un’Esposizione Universale, non commerciale organizzata dalla nazione che ha vinto l'opportunità di realizzare una manifestazione di tale prestigio per l'intero Paese. La sfida di portare l’Expo in Italia nasce nel 2006, quando si decide di candidare Milano come città-ospitante di un simile evento. Con un programma dettagliato sul tema proposto, sulla missione e sulla presentazione del progetto, Milano riesce a trionfare sulla diretta rivale Smirne. L’evento che avrà luogo a partire da venerdì 1 maggio a sabato 31 ottobre 2015 nel cuore di Milano, davanti al Castello Sforzesco, ospita un'occasione unica di crescita e visibilità per le eccellenze del nostro Paese.

L’evento prevede quindi la partecipazione di 144 paesi, pari a circa il 94% della popolazione mondiale, che sono chiamati a confrontarsi sulle diverse reazioni presentate di fronte alle sfide poste dalle nuove tecnologie, più che limitarsi solo ad esporle. Considerato uno degli eventi più redditizi per l’economia nazionale, L’Expo 2015 rappresenta un’occasione di crescita e di sviluppo, grazie anche ad un elevato grado di coinvolgimento da parte delle aziende del territorio. Recenti stime attestano che la produzione attivata dall’evento sarà pari a 69 Mld circa, incrementando il PIL dello 0,18%. I settori coinvolti sono molteplici: quelli del turismo, dell’edilizia, della ristorazione, dell’agricoltura, dei servizi e della gestione e promozione eventi. Expo Milano 2015 intende affrontare la tematica universale e complessa della nutrizione da un punto di vista ambientale, storico, culturale, antropologico, medico, tecnico-scientifico ed economico. Tale impostazione multidisciplinare crea interessanti intrecci, correlazioni e collegamenti.


Tema dell’evento e principali obiettivi. Il tema intorno cui ruota l’intero evento “Feeding the Planet. Energy for Life” ha come obiettivo quello di dare spazio alla creatività e all’innovazione affrontando la complessa tematica della nutrizione, favorendo sempre una alimentazione sana e sufficiente in tutto il pianeta, da un punto di vista oltre che storico- culturale, soprattutto medico, scientifico, ambientale ed economico. I punti chiave dell’evento ruotano intorno al rafforzamento della qualità e della sicurezza di un’alimentazione per vivere in maniera sana ed equilibrata; diminuire la mortalità infantile e la malnutrizione che ancora oggi compiscono 850 milioni di persone; educare ad una corretta alimentazione; prevenire malattie sociali tra cui obesità e patologie cardiovascolari; valorizzare e favorire le grandi tradizioni alimentari di popolazioni e comunità locali; migliorare la qualità dei prodotti avvalendosi della tecnologia. Per avvicinare le imprese agricole e alimentari all’evento, sono stati messi in atto piani di comunicazione e promozione oltre alla partecipazione e al contributo della Società civile. Ad oggi l'avanzamento dei lavori risulta ancora fortemente arretrato. Si riuscirà, in meno di un anno, a portare a termine questi progetti che almeno teoricamente sembrano ben strutturati e a non disperdere l’ennesima occasione di valorizzazione della nazione?!


Francesca Pistolini
lunedì 12 maggio 2014

Francia: una donna allenerà il Clermont



Helena Costa (Foto da Wikipedia)
Per la prima volta una donna allenerà una squadra di Ligue 2, la Serie B francese: si tratta della portoghese Helena Costa, 36 anni, scelta per la prossima stagione dal Clermont-Foot, squadra della città di Clermont-Ferrand. La scelta della società è stata figlia del nuovo progetto portato avanti con fermezza e innovazione dal presidente Claude Michy, che ha dichiarato: “Questa nomina permetterà alla squadra di entrare in una nuova era, avendo come base i 17 giocatori sotto contratto. A questi, verranno aggiunti giovani cresciuti nel club''. A sorprendere non è solo il sesso della neo “mister”, quanto l’età. 

A ben 36 anni, età in cui molti dei suoi colleghi maschili farebbero non poca fatica a guidare una squadra professionistica, la Costa vanta un curriculum di tutto rispetto: laureata in Scienze sportive con il massimo dei voti per poi lavorare prima come assistente nelle giovanili tra le file del Benfica, poi come allenatrice nei Pulcini, sempre alla corte dei neocampioni di Portogallo. Nel 2005 ha dimostrato di essere una vincente alla guida del Cheleirense, vincendo il campionato regionale. La vittoria è stata determinante per approdare, l’anno successivo, nel calcio femminile, ma non in maniera definitiva: la Costa firma un contratto con i Leixoes prima e i Celtic poi, con il ruolo di talent scout. Quattro anni più tardi arriva la chiamata del Qatar che la vuole assolutamente a rappresentanza della panchina nazionale femminile, opportunità che Helena coglie con grande entusiasmo, tant’è che, terminata l’esperienza di due anni come c.t., è ben felice di proseguire il lavoro sulla panchina dell’Iran. Ora è atterrata in Francia per una nuova avventura calcistica. 

I più informati ricorderanno la prima donna italiana ad approdare nel nostro campionato. L’idea fu di Luciano Gaucci, ai tempi presidente della Viterbese (Serie C1) nel 1999. La prescelta fu Carolina Morace che resistette appena due giornate, una vittoria ed una sconfitta, presentando proprio lei le dimissioni a causa dell’esonero voluto da Gaucci della sua assistente Betty Bavagnoli.
      
Marco Harmina

venerdì 9 maggio 2014

2 Papi e 2 Santi

Domenica 27 Aprile 2014, tutti gli occhi del mondo saranno puntati su Roma per la canonizzazione dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. “Un evento di portata planetaria” per il quale “Roma è prontissima” assicura il sindaco della Capitale Ignazio Marino. Papa Francesco ha scelto come data per la canonizzazione di Angelo Roncalli e Karol Wojtyla la data in cui la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia. I due Papi, durante un concistoro di cardinali in Vaticano, vengono ricordati ed esaltati da Angelo Amato, prefetto per la Congregazione delle cause dei santi, per esser sempre stati uomini al “servizio alla pace" e per la loro"mite fermezza” in tempi di radicali trasformazioni. Il “Papi day”, come è stato nominato, evento senza precedenti vedrà insieme i due Papi vivi, Benedetto XVI e Papa Francesco, celebrare due santi. 

Intanto a Roma, scatta l’allerta terrorismo. Sono attesi circa 800mila pellegrini, di cui 61 delegazioni straniere, oltre 1000 cocelebranti della liturgia, 19 capi di stato e oltre 1500 uomini in divisa e in borghese impegnati ogni giorno. Sono state istituite inoltre dal Comitato per l’ordine e la sicurezza 2.430 unità di rinforzo. In tutto l’imponente piano di sicurezza, messo appunto dal primo cittadino di Roma, dovrà garantire l’incolumità di 5 milioni di persone tra romani, pellegrini e turisti. L’evento partirà dalle 21 di sabato 26 aprile con una notte di preghiera e culminerà con la canonizzazione di domenica 27 che avverrà tra le 10 e le 12:30. Per evitare un alto afflusso già nella sera prima saranno interdette al traffico molte zone limitrofe a San Pietro con divieti di sosta e aree interamente pedonali. Anche ai fedeli e pellegrini sarà consentito l’accesso alla piazza solo a partire dalle 5.30 della mattinata di domenica, con unico accesso da via della Conciliazione. 

L’evento di portata internazionale, potrà esser seguito da diversi canali di comunicazione: attraverso uno dei 18 maxi-schermi distribuiti in diversi punti della città, uno anche in Piazza Duomo a Milano, in diretta tv, su Sky tg24 e Rai1 e in diretta streaming. La diocesi di Roma ha infatti aperto un sito speciale www.2papisanti.org fruibile in 5 lingue e attivato l’ account social su Twitter @2popesaints.



Francesca Pistolini



Violenza domiciliare. Ennesimo caso ad Anzio.

La scorsa notte ad Anzio, una delle località più in rilievo del litorale romano, un 38enne italiano, sotto l’effetto di pesanti sostanze stupefacenti, ha aggredito la compagna incinta, 37 anni e anche lei di Anzio. A causa di un litigio la situazione è degenerata: sotto l’effetto della cocaina ancora in circolo,l’aggressore ha percosso la vittima, picchiandola anche sulla pancia e lanciandole contro delle suppellettili, ma soprattutto dei coltelli da cucina e dell'acido muriatico, fortunatamente però senza successo. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri, mentre la compagna è stata ricoverata con un trauma cranico e diverse contusioni; per il momento il bambino sembrerebbe fuori pericolo.   

A chiamare i carabinieri sono stati alcuni vicini spaventatosi dalle forti urla, figlie della lite tra i due. I militari una volta arrivati sul posto hanno bloccato a fatica l'uomo, già noto alle forze dell'ordine, che è stato portato nel carcere di Velletri. La donna, in seguito, ha reso noto il motivo dell’ira di qualche ora precedente: tutto sarebbe nato dalla volontà dell’aggressore nel costringere la compagna a dargli 50 euro per acquistare della cocaina che avrebbe poi consumato in casa. La vittima ha avuto 21 giorni di prognosi per trauma cranico e contusioni, tra cui quella all'addome. L'aggressore è accusato di lesioni personali, rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale.

Questo è solo l’ultimo episodio di violenza domiciliare e funge da esempio lampante nel sottolineare l’alto livello di gravità a cui è arrivato tale problema sociale, coinvolgendo anche la tanto discussa violenza sulle donne. La tragedia sfiorata ad Anzio riporta alla mente del lettore l’accaduto dell’11 febbraio in provincia di Taranto, dove un ragazzo di 20 anni ha violentemente percosso la sua compagna incinta al quinto mese, strattonando poi anche la figlia di 11 mesi; con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e minacce aggravate è stato poi arrestato. Quanto detto e riportato richiama anche la preoccupazione sociale delle nascite di famiglie con basso livello di età; sono sempre più giovani ed inesperti i genitori di oggi.

Studente morto con un coltello nel cuore

Tragedia a Roma. Nella giornata di martedì è stato trovato morto un ragazzo svizzero, Jonathan Lucas, presso la sua stanza d’albergo sito in zona Torre Rossa vicino l’Aurelia; la causa del decesso è stato un coltello conficcatosi nel petto della vittima, forse lanciato proprio da uno dei suoi coinquilini temporanei, mentre erano intenti a giocare al lancio dei coltelli. Jon, lo chiamavano così gli amici,quegli stessi compagni ora in stato di fermo con l’accusa di omicidio colposo, aveva 16 anni ed era in gita a Roma con la propria scuola, l’ Elysèe di Lisanna, considerata “d’alto livello”; era visto come una piccola “star”, di fatti, godeva di una lieve popolarità nel mondo del web, in particolare quello di Youtube e Instagram. Proprio quella fama, forse, l ha portato ad un gesto così estremo, l’ultimo: sembra sia stato iniziato tutto per gioco, un nuovo video da postare su internet, uno dei tanti in cui il protagonista era sempre lui, Jon, figlio di genitori oramai disperati, accorsi subito in Italia, e fidanzato di una ragazza della sua stessa età, cui aveva mandato un messaggio prima dell’accaduto: “mi manchi tanto”. Un ragazzo come tanti, come i suoi amici, ora sotto shock ed interrogati dalla forze dell’ordine per meglio comprendere l’avvenimento; pare che dalla scena del crimine manchi proprio l’arma del delitto: un coltello con una lama a “farfalla”, molto probabilmente comprato proprio nella Capitale. Un coltello di origini filippine che si apre in tre parti: la lama e le due parti del manico. Un’arma pericolosissima se non la si sa usare ed è per questo che gli investigatori non escludono che lo studente svizzero possa aver fatto tutto da solo maneggiando incautamente il coltello. Un gioco finito male, un incidente dopo una lite: Jonathan è morto dissanguato martedì sera alle 23. Quando è arrivata l’ambulanza del 118 chiamata dalle suore, il cuore del giovane aveva già smesso di battere: pur facendo il possibile per rianimare il sedicenne, il personale medico non ha potuto far altro che constatare il decesso. La classe e gli insegnanti al seguito sono tornati a casa, mentre i genitori degli indagati e della vittima sono saliti sul primo aereo disponibile per raggiungere i propri figli.

Marco Harmina

Fecondazione eterologa: La Corte Costituzionale boccia la Legge 40

Ieri 9 aprile 2014, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. La norma scardinata in ogni suo punto, risulta illegittima negli articoli 4, comma 3, 9, commi 1 e 3 e 12, comma 1, relativi al divieto, in caso di infertilità assoluta, di ricorrere a un donatore di gameti o spermatozoi, esterno alla coppia. Sarà quindi lecita l’ovodonazione volontaria, mentre qualsiasi uomo fertile potrà donare il proprio seme. Grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, oggi, l’Italia della civiltà è un po’ più vicina all’Europa. Viene meno, in questo modo, uno degli ultimi tabù imposto dalla normativa italiana e si riacquista un uguale diritto ad essere genitori. Si abbatte quel limite illegittimo, sociale ed economico che per 10 anni ha escluso molte persone dall’accesso alle tecniche di fecondazione assistita: chi aveva disponibilità economica, andava in un paese con diversa legislazione. Solo nel 2012, sostiene l’Osservatorio sul Turismo Procreativo, sono stati fatti circa 4.000 “viaggi della speranza” di coppie italiane all’estero per ricevere la fecondazione medica assistita. 

La legge, promulgata nel febbraio 2004, si proponeva di risolvere problemi di fecondazione assistita delle coppie italiane, ma ha avuto un percorso incongruente e travagliato. Sottoposta a circa 29 interventi dei Tribunali, ha dovuto più volte ristabilire i diritti quali la legittimità della indagine genetica pre-impianto, per portatori di malattie genetiche trasmissibili, obbligo di impianto di tre embrioni prodotti contemporaneamente e tutela della salute della donna. La questione sull’indubbia legittimità della legge è stata sollevata da tre coppie di Firenze, Milano, Catania che non potendo permettersi di andare all’estero per seguire il sogno di avere un figlio, si sono rivolti ai tribunali delle rispettive città nel 2010. In realtà, già nel 2005, la questione venne sollevata con un referendum abrogativo che però non raggiunse il quorum.

Dissonanti sono le reazioni alla notizia dei politici. La ministra della salute Beatrice Lorenzin afferma «quello che possiamo fare sul piano parlamentare lo facciamo, quello che richiede una riflessione più profonda, perché la legge 40 è stata del tutto svuotata, necessita di un intervento parlamentare». «Aspettiamo di poter leggere le motivazioni» della sentenza - ha aggiunto - «anche se dobbiamo capire tutte le implicazioni che ne derivano». La ministra ha inoltre osservato che in Italia non si è ancora attrezzati riguardo «l’anonimato di coloro che cedono i gameti», «il diritto dei bimbi che nasceranno ad essere informati di chi sono i loro genitori», «il tipo di analisi da fare per chi cede i gameti». Queste, per il ministro, «sono materie complesse che non possiamo risolvere con una cosa amministrativa». Pertanto, «è giusto che il parlamento faccia la sua parte e dia delle scelte di fondo su questi temi». Di contro per il legale vicino al Pd «è grave che il ministro dica che serve intervento parlamentare. È, al contrario, doveroso che il governo dia immediata attuazione alla pronuncia della Corte». 

Le senatrici di Sel Loredana De Petris e Alessia Petraglia, responsabile welfare del partito l’hanno definita “un’ottima notizia”, e «finalmente è stato restituito il sacrosanto diritto per tutti alla maternità e alla paternità». Non mancano, naturalmente critiche che arrivano dal mondo cattolico: Famiglia Cristiana parla di “fecondazione selvaggia per tutti” e di “ultima follia italiana”. Gli esponenti di area cattolica esprimono i loro sconcerti e dispiaceri che si riflettono sulla vita del nascituro che non potrà crescere con i genitori naturali.
Della legge 40 restano quindi in vigore norme relative al divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per i single e le coppie dello stesso sesso e il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e revoca del consenso.Grazie alla avvenuta dichiarazione di illegittimità di questa norma, si riesce cosi a superare il pregiudizio sin’ora posto dalla discriminatoria legge 40, di ridurre la genitorialità alla condivisione di patrimoni genetici e si restituisce a tutti la possibilità, il diritto di esser eguali genitori.




Francesca Pistolini

Il Cile trema: notte tra panico e terrore

Notte dominata dal panico quella vissuta dal Cile e dalle nazioni a lui confinanti. Durante i quindici minuti antecedenti alle 21 (ora locale), la parte settentrionale del Paese è iniziata a tremare a causa di un terremoto di magnitudo 8.2 della scala Richter. Come il protocollo per la sicurezza prevede, è stato diffuso immediatamente anche l’allarme tsunami (rimasto in vigore per sei ore), in conseguenza della vicinanza del punto di origine del sisma con il mare, tant’è che le onde sono arrivate a misurare un’altezza di circa due metri in quella zona; l’epicentro della scossa è stato localizzato circa 90 km a nordovest della zona di Iquique, dove ci sono stati danni all'aeroporto e alcune delle abitazioni più fragili sono crollate; questa è stata la città più colpita insieme ad Arica, vicino alla frontiera con il Perù, dove il sisma ha provocato anche incendi e l'interruzione della fornitura di energia elettrica.
Nonostante i vari interventi effettuati dalle autorità, come quello di evacuare il 100% della popolazione abitante sulla costa, precauzione adottata anche dall’Ecuador e dal Perù, oppure quello di chiudere tutte le scuole del Paese, non sono mancate purtroppo le vittime: cinque le persone che hanno perso la vita, quattro uomini e una donna. La televisione cilena ha trasmesso immagini di ingorghi nelle strade dove la gente si è riversata in preda al panico e ha cercato subito di allontanarsi dalla zona colpita e a rischio tsunami. Almeno otto forti scosse di assestamento - una delle quali di 6,2 gradi - hanno seguito quella principale.
Come spesso, purtroppo, accade, le tragedie portano con loro altre cattive notizie: sempre ad Inquique, negli attimi successivi al terremoto, 300 detenute di un carcere femminile sono riuscite ad evadere: 39 sono state prontamente prese sotto custodia dalla polizia locale, mentre le restanti sono latitanti. 

                                                                                                   Marco Harmina
mercoledì 2 aprile 2014

Un americano a Roma: Capitale prigioniera di Obama

Ebbene non si tratta di una rivisitazione dell’omonimo film interpretato dal celebre Alberto Sordi, ma del soggiorno di Barack Obama a Roma. Il presidente a bordo del Boeing 747 Air Force One , arrivato da Bruxelles, è atterrato ieri, 26 marzo 2014, intorno alle 21.20 all’aeroporto di Fiumicino. Ad accoglierlo l’ambasciatore statunitense John Philips e l’omologo presso la Santa Sede, Kenneth F. Hackett. Intanto Roma si è trasformata, e ha messo in campo imponenti misure di sicurezza per accogliere il Presidente degli Stati Uniti, con zone rosse intorno ai luoghi che verranno da esso visitati. Nei giorni precedenti all’aeroporto di Ciampino sono atterrati circa una decina di aerei C-130, dai quali sono usciti oltre 20  auto corazzate con a bordo gli uomini della sicurezza della Casa Bianca.  A scortare costantemente il presidente,  in tutto ci sono almeno duecento agenti delle forze speciali statunitensi e dei corpi militari, tra cui anche una rappresentanza dei marine.
La polizia di frontiera di Fiumicino ha scortato Obama fino all’uscita dall’aeroporto. Poi il compito è stato affidato alle forze speciali italiane, come i Nocs (Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza) e il Gis (Gruppo di Intervento Speciale).  La  limousine superblindata di Obama, conosciuta come «The Beast», con bandierina Usa da un lato e italiana dall'altra, è stata e sarà scortata, oggi e domani, da elicotteri, oltre 30 vetture, tra gli agenti del Secret Service Usa e quelli delle forze dell'ordine italiane, 6 furgoni e 12 moto. Tiratori scelti sorveglieranno per le prossime ore Campidoglio, Palazzo Chigi, Vaticano, Quirinale, Villa Madama. Ad accogliere il presidente fuori Villa Taverna, vi sono stati una folla di curiosi ed un imponente schieramento della sicurezza. In attesa dell’arrivo del presidente nella residenza, la stanza che accoglie Obama è stata controllata, sigillata ed isolata dagli addetti alla sicurezza della Casa Bianca. Nei pressi di Villa Taverna è vietata per le prossime ore la circolazione delle auto: transita solo chi ha il pass speciale dell’ambasciata Usa. Al passaggio del serpentone di metallo, nella giornata di oggi e di domani,  saranno create 10 minuti prima del transito delle zone rosse vietatissime alle auto. Inoltre l’imponente piano di sicurezza prevede la rimozione di auto in sosta e di cassonetti lungo i percorsi, il controllo dei tombini e posti di blocco. Ma i romani si accorgeranno della presenza di Obama anche grazie ai telefoni cellulari, ancor prima dell’incombente numero di Tweet e stati su Facebook, perché verranno isolati i segnali della rete.
Per Obama un’agenda ricca di incontri. Alle 10.30 Obama incontrerà papa Francesco, poi alle 12.30  il pranzo al Quirinale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano definito «una roccia per l’Italia», e in seguito, alle 14.30, l’incontro a Villa Madama con il premier Matteo Renzi e il suo governo. All’ordine del giorno ci sono temi delicati, dalla questione Ucraina a quella dei Marò. Nel pomeriggio, invece, Obama si concederà anche un momento di svago e cultura con una visita al Colosseo accompagnato da un archeologo della Sovrintendenza di Roma. In occasione della sua visita, il Foro romano e il Palatino chiuderanno anticipatamente alle 13. Poi ci saranno le bonifiche degli artificieri all’interno e fuori dal monumento. La sua partenza è fissata per la mattina di  venerdì 28 marzo.
Per l’occasione è stato attuato inoltre un Piano di Soccorso per Emergenza presso il Policlinico Gemelli che prevede una massima allerta per tutti i servizi. È stata disposta un’area di servizio per eventuali attacchi di natura chimica, con tenda di decontaminazione e aree di isolamento in casi di contaminazioni biologiche.
L’ Agenzia per la mobilità  ha comunicato che le limitazioni al traffico sono previste nella zona tra Villa Borghese, via Veneto e Porta Pinciana, in piazza Bocca della Verità e largo di Torre Argentina e su alcune strade all’interno del rione Trastevere. Per giovedì 27 marzo sono previste limitazioni al traffico anche nell’area tra via Giulia, largo Fiorentini, vicolo della Moretta, via di Sant’Aurea, piazza dè Ricci, piazza Vincenzo Pallotti, via dei Cartari, via Larga e via del Pellegrino. Chiusa la fermata Colosseo della linea B e deviate le linee 52, 53, 168, 217, 233 e 910.
Nella giornata di ieri non sono mancate proteste da parte di movimenti di estrema destra, tra cui quello del Movimento Sociale Europeo che ha affisso alcuni manifesti che recitano : «Roma sta con Putin. Obama ospite indesiderato». Inoltre nella giornata di oggi, alle 16, i Cobas e movimenti antagonisti, hanno annunciato un movimento “anti-Nato” a via Venuto, circa 100 metri della sede dell’Ambasciata Statunitense.
Francesca Pistolini



giovedì 27 marzo 2014

‘Ndrangheta: un calabrese a Roma

È stato sequestrato questa mattina dalla Dia un capitale di 7 milioni di euro investiti in beni immobili e società operanti nell’edilizia alla cosca Flarè-Razionale, originaria di Vibo Valentia. Nel vasto impero finanziario, oltre ad una porsche sequestrata al boss Saverio Razionale, prende visibilità l’illustre Caffè Fiume, storico locale sito vicino all’omonima piazza romana. Razionale, calabrese di 53 anni, è al vertice dell’organizzazione mafiosa fin dagli anni ’80, succedendo a Giuseppe Gasparro detto “Pino u gatto”; ha perso la vita in un attentato in cui lo stesso Razionale era presente e ne rimase anche ferito: questo è stato l’accaduto che di fatto ha segnato il passaggio del testimone. Il nuovo boss ha subito conquistato il consenso dei suoi uomini sporcandosi le mani anch’egli con estorsioni, atti usurai, riciclaggi e perfino fatti di sangue, successivamente però è stato arrestato nel 2005 ma subito rilasciato per mancanza di prove. Nello stesso anno decide di trasferirsi a Roma ed è qui che ha cercato di espandere i confini della propria autorità, con successo: Razionale è riuscito a creare una rete criminale specializzata nel reinvestimento di proventi illeciti in beni immobili ed attività commerciali, nonché nel condizionamento e nell'infiltrazione degli appalti, tramite società di comodo.

Nel 2011 arriva la seconda condanna dalla Corte d’appello di Catanzaro: quattro anni e sei mesi di detenzione per associazione di tipo mafioso; divenuta la sentenza definitiva nel 2012, il boss è fuggito, dandosi alla latitanza sino allo scorso febbraio, la Suprema Corte, pur confermando la condanna per l'associazione di tipo mafioso, aveva annullato il provvedimento per una questione tecnico-giuridica connessa ad una errata determinazione della pena da parte della Corte d'Appello, che lo aveva condannato e che non aveva tenuto conto delle attenuanti generiche a suo favore.

 La giustizia italiana a volte sembra paradossale: diviene estremamente facile arrestare e carcerare le cosiddette “piccole formiche”, oppure persone che si sono macchiate la coscienza con qualche crimine ma che di criminale hanno ben poco, ma diventate terribilmente arduo imprigionare un pericoloso boss mafioso, nonostante le prove schiaccianti.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Marco Harmina
 
 
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giovedì 13 marzo 2014

Maestra spoglia e perquisisce i suoi alunni. Caos per 30 euro. Il crollo della scuola italiana

È accaduto ieri a VillaVallelonga, in provincia de L’Aquila; una maestra di una scuola elementare è 

diventata, suo malgrado, protagonista di una vicenda alquanto shockante. Le mancavano circa 30 euro 

dalla tasca della sua giacca ed ha deciso di iniziare le ricerche proprio dai suoi allievi, vale a dire bambini 

di età compresa tra i 6 e gli 8 anni. Le classi indagate, ma soprattutto perquisite sono state 3: prima, terza 

e quarta elementare. Inutile raccontare la rabbia dei genitori che hanno immediatamente denunciato 

l’accaduto quando hanno visto i propri figli in lacrime all’uscita di scuola, affermando che la maestra li 

aveva addirittura messi in fila, spogliati per poi perquisirli: «Ad alcuni di noi ha fatto togliere persino le 

mutandine», ha raccontato uno dei bambini.

Il commento delle autorità non si è fatto attendere, come quello del sindaco Leonardo Lippa: “Se è vero, è 

un fatto molto grave”; poi è stata la volta del direttore dell’Ufficio scolastico regionale abruzzese Ernesto 

Pellecchia: «Siamo pronti a prendere i provvedimenti del caso, qualora la notizia riportata anche sui giornali 

venisse accertata». Lo stesso direttore poi ha fatto sapere come le forze dell’ordine stiano lavorando 

per portare la verità alla luce e conseguentemente a quali eventuali sanzioni andrà incontro, non solo la 

maestra, ma anche tutto il personale ausiliario presente al momento dell’accaduto.

Altro fatto analogo è successo a Capo di Ponte, in provincia di Brescia, quando Antonella Capozzo, 

maestra di scuola elementare, fu arrestata nel 2012 per aver maltrattato i suoi allievi, tirandogli i capelli, 

strattonandoli e prendendoli a schiaffi; è stata condannata in questi giorni ad un anno con la condizionale. 

La maestra non potrà più tornare ad insegnare poiché sospesa dall’incarico. 

Questi sono i risultati delle scuole italiane che cadono a pezzi, e non corrisponde solamente ad una 

metafora per quanto riguarda i bambini colpiti due settimane fa da pezzi di intonaco caduto dal soffitto 

dell’aula di una scuola elementare a Palermo. 

Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, queste cose succedono non soltanto nel nostro 

Bel Paese, ma anche oltreoceano, più precisamente negli Usa; anche se questo caso presenta qualche 

sfumatura di un esagerato paradosso: Jennifer King Forshey, anch’essa maestra di scuola elementare. È 

stata arrestata il 22 febbraio per aver fatto raccogliere ad un suo allievo, della carta igienica imbevuta di 

urina, all’interno del wc, a mani nude. 

                                                                                                                                 


Marco Harmina
mercoledì 5 marzo 2014

Cosa fanno i grillini in parlamento

Ancora trambusti in parlamento. La presidente della Camera Laura Boldrini è rimasta chiusa a chiave nel suo ufficio a Montecitorio. Non era mai successo.


Il M5s ha lasciato l’ufficio di presidenza della Camera convocato a causa dei tafferugli di ieri ed il deputato Luigi Di Maio, all’ANSA, ha dichiarato: "Dopo aver atteso mezz'ora ci siamo allontanati dall'ufficio di presidenza perché la Boldrini era riunita con la maggioranza per decidere il da farsi. Decidono sempre fuori dalle sedi competenti e noi non ci stiamo".
Durante la proclamazione dei risultati della votazione pro-contro il decreto Imu-Bankitalia, si è improvvisata una protesta shockante sorta proprio dai banchi del M5s. Dai video diffusi sui social network prima e dalla televisione poi, è possibile provare e documentare lo scoppio della protesta, lo sviluppo e il modo in cui è stata sedata; subito dopo l’approvazione di tale decreto, tante sono le urla contrarie grilline, che si alzano velocemente dai loro banchi per dirigersi verso quelli della presidenza. Avendoli occupati, lottando anche fisicamente contro i commessi della Camera, stendono un piccolo striscione: “corrotti!”, una parola che rimbomba nell’aula. Mentre dietro di loro viene sventolato provocatoriamente il tricolore dall’onorevole Fabio Rampelli, appartenente al partito di Forza Italia ma per un giorno grillino anch’egli, si è sviluppata una storia nella storia, un’inverosimile nell’inverosimile: nel video si vede chiaramente che la deputata Lupo, mentre affiancava i suoi verso l’occupazione dei banchi della presidenza, è stata schiaffeggiata dal deputato questore Stefano Dambruoso e successivamente spintonata; inutile dire che sono state richieste le dimissioni del deputato, che a sua volta si è scusato.
Terminata la bagarre in aula, la questione si è spostata nella sala stampa della Camera. Alcuni deputati del M5s, tra cui vediamo protagonista Alessandro Di Battista, si sono opposti all’intervista in corso al capogruppo del Pd Roberto Speranza, impedendogli così di parlare. Episodio sfociato in un’accesa discussione e terminato con la “messa in fuga” del non-più intervistato.
Certo è che uno degli obiettivi dei seguaci di Beppe Grillo sicuramente sta avendo i suoi frutti, vale a dire quello di “rompere le scatole” e “dar fastidio” in Parlamento e cercare di dare un taglio alla vecchia politica. Altrettanto certo è che i giornali che si oppongono a loro, non perderanno certo l’occasione per strumentalizzare le immagini registrate in questi giorni per provocare una campagna mediatica contro i stessi grillini.

                                                                                                                                                                                                                                                                          Marco Harmina



Ciao! Scusa, ma non posso chattare. Qui mi costringono a lavorare!

Se di questi tempi controllare le notifiche del profilo Facebook, aggiornare il proprio stato, sbirciare tra le home altrui è diventata una tendenza ossessiva e routinaria, a Modena l’amministrazione comunale, ha pensato bene di eliminare le distrazioni sul posto di lavoro. Come? Regolamentando in un apposito codice comportamentale ciò che dovrebbe essere una norma etica. Cosi l’abitudine di intrattenersi in prolungate conversazioni private e l’uso di social network in ufficio è divenuta oggetto di attenzione dell’amministrazione comunale. Il lavoro è lavoro e i vari uffici devono garantire ai cittadini la massima efficienza. Quindi salvo brevi momenti di pausa, è vietato fare altro. Ecco quindi che è stato approvato il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti comunali di Modena. Esso recita: 

“Durante l’orario di lavoro, il dipendente non deve attendere a occupazioni estranee al servizio, e per tali si intendono anche ripetute conversazioni telefoniche private e l’accesso ai social network, anche attraverso il proprio apparecchio cellulare personale”.

In tal modo esso intende garantire “i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i dipendenti e dirigenti comunali sono tenuti a osservare”. Inoltre il Codice di comportamento prevede che le norme vengano estese a tutti i funzionari “Gli stessi obblighi di condotta si applicano, per quanto compatibili, anche a collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico, nonché nei confronti dei collaboratori di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere per il Comune”.

Il testo che entrerà in vigore da oggi, Lunedì 13 Gennaio, e verrà pubblicato anche sul sito del Comune (www.comune.modena.it), recepisce il decreto del Governo Dpr 62/2013 che regolamenta il codice di comportamento dei dipendenti pubblici e rientra tra le norme e i provvedimenti anticorruzione a cui il Comune di Modena si sta dedicando.

In particolare, sull’abitudine assai comune e poco produttiva di lavorare tra un post di Facebook o di Twitter e l’altro, soprattutto in seguito alla diffusione di smartphone e tablet, si esprime l'assessore alle risorse umane Marcella Nordi, la quale commenta “il nostro Disciplinare già prevedeva che in orario di lavoro non ci si potesse impegnare in occupazioni estranee al servizio, tra cui anche l’accesso ai social network. Il nuovo Codice estende la limitazione ai collegamenti effettuati con l’apparecchio cellulare personale, perché stiamo adeguando il Codice di comportamento ai progressi tecnologici e alla grande diffusione degli smartphone”.

Francesca Pistolini
lunedì 13 gennaio 2014

“Evade pericoloso serial killer”, non succede solo nei film

“Evade pericoloso serial killer” sembra una frase appartenente ai titoli di testa di uno delle tante pellicole di Tim Burton, ma, purtroppo, parafrasando una celebre canzone, questa è la vita reale, non un film. È accaduto quest’oggi nel ligure, quando il 55enne siciliano, Bartolomeo Gagliano, è evaso durante un permesso premio. Era detenuto nel carcere di Marassi a Genova inseguito al suo ben colmato curriculum delinquenziale, tra cui rapine e l omicidio di 3 prostitute ed un tentato assassinio di una quarta. Fatto uscire nella giornata di ieri per recarsi al dipartimento di salute mentale di Genova, poiché considerato seminfermo di mente, ha raggiunto oggi la madre a Savona; qui, essendo venuto in possesso di una pistola, ha fermato un panettiere, di ritorno dal suo giro di consegne, e lo ha minacciato di condurlo fino a Genova; prima però, ha caricato tre borse nere nell’auto stessa, che risulta essere una Fiat Panda color chiaro. Trascorsi i 50 minuti circa del tragitto, Gagliano si è poi  liberato del commesso ed infine dileguatosi. L’assassino seriale ha così ampliato la lista delle sue referenze aggiungendo rapina ed evasione.
  
Sulle sue tracce ci sono tutte le forze dell’ordine, intenzionati a riportarlo in carcere e convinti che il piano sia venuto in mente al fuggitivo solo dopo aver ottenuto il permesso-premio; inoltre, fanno sapere ai media che tutte le arterie che conducono fuori dal capoluogo ligure sono sotto stato di controllo massimo, con adeguati posti di blocco. Nel frattempo si cerca di capire chi veramente è Bartolomeo Gagliano, un uomo che, a detta di chi lo vedeva tutti i giorni, si era calmato e teneva una condotta regolare rispetto ai primi tempi del carcere, quando cercava spesso la rissa, sia con le guardie penitenziarie sia con i detenuti stessi. Nato nel ’58 nel siciliano, è considerato dai militari un elemento “molto pericoloso”. Il primo omicidio è accaduto nel 1981 a Savona, quando uccise Paolina Fedi, prostituta, sfondandole il cranio con una pietra. In seguito a questo tragico delitto, fu condannato a otto anni di manicomio criminale a Montelupo Fiorentino, da dove evase nell’ ’89, con l’intento, riuscito, di assassinare con un colpo di pistola puntata alla bocca, un transessuale uruguayano e un travestito, ferendo gravemente poi un’altra prostituta. La sua carriera criminale poi si specializza sulle varie evasioni da ospedali psichiatrici, rapine, detenzione di armi, possesso di sostanze stupefacenti, aggressioni, estorsioni. Gli era stata giudicata, alla fine, la totale infermità mentale. 

Tra le varie dichiarazioni, una provoca più scalpore di un’altra: si tratta della affermazione di Salvatore Mazzeo, direttore del carcere, il quale ha raccontato alla emittente locale Primocanale che loro, riferendosi alle autorità carcerarie, compreso sé stesso, non sapevano che avesse precedenti penali gravi: “per noi era un rapinatore. Abbiamo valutato Gagliano in base al fascicolo di reato per cui era detenuto, che risale al 2006 e lo indica come rapinatore”. In seguito a tali parole, tante domande sorgono spontanee, come se le persone che ricoprono ruoli di rilevata importanza siano davvero all’altezza del compito a loro assegnato, domanda piuttosto generalizzata a tutte le istituzioni di questo Paese; in base a cosa e a quali elementi si decide di concedere oppure no un permesso-premio di tale portata? , oppure, non esiste una sorta di lista nera per cui non tutti possono avanzare tali proposte? Non sarebbe stata comunque obbligatoria una scorta? 

Tante le domande ma purtroppo sono sempre di meno le risposte. Intanto tutti i cittadini, grazie ai media, sono stati allertati. Neanche qui, come nei film di Burton, il lieto fine è così scontato. 

Marco Harmina

Nasce “Edicola Italiana”, l’informazione a portata di… click!

Fonte: digitalmagics.com
È ufficiale. Nella primavera 2014 il giornalismo compirà un ulteriore progresso nel campo dell’informazione 2.0: nasce la piattaforma “Edicola Italiana”. Grazie ad un accordo siglato dalla neonata startup Premium Store – finanziata da Digital Magics – e il Consorzio Edicola Italiana, sei tra i maggiori gruppi editoriali italiani – RCS MediaGroup, il Sole 24Ore, L’Espresso, La Stampa, Caltagirone Editore e Mondadori – lanceranno una piattaforma innovativa che permetterà agli utenti l’acquisto e la fruizione dei loro prodotti e servizi.
PC, tablet, dispositivi mobili: tutto in pochi click e una volta registrati, sarà possibile abbonarsi o acquistare quotidiani, riviste, magazine ed altri prodotti dei sei gruppi editoriali che hanno aderito al progetto. Ma non solo: grazie ad uno sfogliatore intuitivo in formato HTML₅, avranno accesso al servizio anche gli editori che non dispongono di una versione digitale dei propri prodotti, cosicché in futuro potranno, qualora lo vorranno, prendere parte al progetto. Inoltre, agli utenti sarà possibile accedere agli archivi online dei giornali e ricercare, in modalità full text, una o più parole chiave in ogni documento archiviato.
Insomma, i tempi cambiano e i lettori anche. E questo ormai gli editori italiani lo sanno bene. È ormai risaputo che si ha sempre meno tempo per leggere e che, dopo l’avvento del web 2.0, soprattutto i giovani hanno cambiato il loro modo di informarsi. Per sopravvivere alla crisi della carta stampata e per andare incontro alle esigenze dei sempre più numerosi lettori di giornali online, “Edicola Italiana” sembra essere la strada giusta ed il futuro dell’informazione. Di questo avviso non poteva non essere anche il direttore generale della Federazione italiana editori giornali e nominato presidente del Consorzio, Fabrizio Carotti: «Il futuro dell'industria dell'informazione sono le nuove tecnologie ed il web 2.0, e la nascente piattaforma “Edicola Italiana” rappresenta per gli editori italiani un significativo passo avanti in questa direzione».


Simone Rinaldi

Terra dei fuochi, il più grande avvelenamento a partecipazione pubblica

La locuzione “Terra dei fuochi” viene utilizzata per indicare la pratica criminale di smaltire o riciclare i rifiuti speciali bruciandoli. Il fenomeno denunciato a ogni istituzione competente, è stato per molti anni ampiamente sottovalutato. In molti ancora non immaginano i danni e le entità del problema, che continua a produrre malati, nonché morti di tumore. L’espressione è stata usata per la prima volta nel Rapporto Ecomafie del 2003 di Legambiente e ripresa da Roberto Saviano nell’ultimo capitolo ( l’XI) del libro Gomorra. La “Terra dei fuochi” è una vasta area dell’Italia meridionale, che comprende molti comuni tra Napoli e Caserta: Acerra, Aversa, Caivano, Camposano, Capua, Casal di Principe, Casaluce, Frignano, Giugliano in Campania, Lusciano, Marcianise, Nola, Orta di Atella, Parete, Pomigliano d’Arco, Portico di Caserta, Pozzuoli, Qualiano, Quarto, San Cipriano, San Marcellino, Teverola, Trentola- Ducenta, Villa Literno, Visciano.

Per anni nelle campagne campane si sono verificati sversamenti illegali di rifiuti industriali e rifiuti tossici e nucleari provenienti dal nord Italia e dal nord Europa, da parte della Camorra e in particolare del clan dei Casalesi. Questi rifiuti, abbandonati nelle campagne o lungo le strade, quando vengono incendiati rilasciano nell’atmosfera sostanze tossiche, tra cui la diossina. Sarebbero proprio questi fumi tossici, responsabili che negli ultimi anni hanno prodotto nelle zone di Succivo, Caivano, Acerra e Giuliano un alto tasso di tumori soprattutto al seno e alla tiroide, per le giovani donne, e i bambini. Dal 1991 al 2013 si sono svolte 82 inchieste per traffico di rifiuti che hanno incanalato veleni da ogni parte d’Italia seppelliti direttamente nelle discariche legali e illegali della Terra dei Fuochi, gestite della criminalità organizzata. Adelphi, Black Hole, Caronte, Cassiopea, Chernobyl, Dirty Pack, Ecoboss, Falena, Giudizio Finale, Houdinì, Madre Terra Matrix, Nerone, Nolo, Old Iron, Partenope, Quattro Mani, Re Mida, Terra Mia, Tre Ruote, Ultimo Atto, sono le voci- inchieste che compongono il Dizionario dell’ecocidio nella Terra dei Fuochi. Le inchieste si sono concluse con 915 ordinanze di custodia cautelare, 1.806 denunce, e hanno coinvolto 443 aziende, le maggior parte delle quali con sede sociale al centro e al nord Italia. Durante la crisi dei rifiuti in Campania, tra il 2007 e il 2008, i roghi divennero più frequenti. Solo tra il gennaio e il febbraio 2007 vennero incendiati 30.000 kg di rifiuti in terreni agricoli. Dalle dichiarazioni rilasciate dal pentito di mafia, Carmine Schiavone, già nel 1995, si evince come la Campania fosse destinata a divenire una discarica di materiali tossici, scorie nucleari e acidi. Ad oggi, in 22 anni di attività illecite, sono stati sversati circa 10 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni genere. Secondo gli inquirenti, se ogni tir è in grado di trasportare 25 tonnellate alla volta, 410.905 camion carichi di queste sostanze, hanno attraversato l’Italia per concludere il loro viaggio nelle campagne casertane e napoletane. Rossella Muroni, direttore generale di Legambiente, giudica disattenta e omertosa l’attività delle istituzioni, che hanno favorito “un crimine in piena regola”. Ribadisce la gravità della situazione e la necessità di fornire soluzioni concrete per risolvere un problema a lungo rimandato, e afferma “Vogliamo che sia archiviata finalmente la triste stagione della Terra dei fuochi e che il territorio possa tornare a vivere e credere nel futuro”.

Intanto è stato approvato in data 03/12/13 dal Cdm il decreto sulla Terra dei fuochi. Entusiasta afferma il premier Letta: "Oggi per la prima volta le istituzioni nazionali affrontano l'emergenza Terra dei Fuochi. Il provvedimento va in Parlamento ma è già norma da oggi". Con il decreto legge cosi approvato viene introdotto nell’ordinamento italiano il reato di combustione dei rifiuti. E'stata inoltre stabilita la perimetrazione delle aree agricole interessate e della campagna ed entro 150 giorni. Si tratta di "una risposta senza precedenti, forte, netta" per "recuperare il tempo perduto - afferma ancora Letta. Prevista inoltre la possibilità di usare i militari - dice il ministro delle Politiche agricole, Nunzia De Girolamo, la quale in conferenza a Palazzo Chigi dice - "non è un punto di arrivo ma un inizio. Nuovo inizio per la Campania".

Francesca Pistolini


Emergenza alluvioni: la Basilicata non esiste

È di un paio di settimane fa la notizia dell’alluvione che ha colpito alcune aree della Sardegna: 60 comuni tra le province di Olbia e Nuoro, più di 60 milioni di euro di danni, 16 i morti. Il disastro è avvenuto il 18 novembre scorso e la mobilitazione è stata tanta, così come le iniziative di raccolta fondi e gli aiuti dallo Stato. Sebbene l’attenzione dei media sia stata altissima nelle prime ore e nei primi giorni che hanno seguito la tragedia, c’è anche un’altra regione italiana che in quest’ultima settimana – come in pochi sapranno – sta vivendo delle giornate drammatiche: la Basilicata.
Spesso dimenticata o confusa col Molise o con chissà che altro, non sorprenderà un lucano sentirsi rispondere “Ah, sei lucano. Di Lucca?” oppure “Sì, lucano. E dove vivi a Lugano?” (incredibile ma vero!). Eppure la Basilicata esiste, ed in queste ore avrebbe bisogno di aiuto. E che i giornali ed i TG nazionali ne parlassero di più. Già lo scorso mese un’altra alluvione – passata ai più quasi inosservata – provocò ingenti danni nella provincia di Matera, eppure il riconoscimento dello stato di emergenza, la cui richiesta è stata presentata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, non è stato ancora riconosciuto.
Negli ultimi giorni, sempre nelle stesse aree, altri violenti rovesci hanno flagellato la Basilicata, provocando in molti comuni danni ad abitazioni, aziende, strade, campi coltivati, infrastrutture, strutture pubbliche e private. A causa dell’esondazione dei fiumi Agri, Sinni e Basento al momento sono 180 gli sfollati ospitati nelle scuole, molte delle quali sono chiuse. Un treno sulla linea Potenza-Foggia è deragliato: feriti i due macchinisti e conseguenti rallentamenti ferroviari. A Montescaglioso (MT) una frana ha provocato l’innalzamento di diversi tratti di strada ed il crollo di un supermercato, fortunatamente vuoto in quel momento. «Attualmente si sta operando in tutti gli ambiti di competenza del governo regionale – ha dichiarato il presidente uscente della Regione, Vito De Filippo – ma necessitiamo anche di interventi da parte del governo nazionale». La Regione Basilicata ha infatti prontamente stanziato oltre un milione di euro di fondi, che sono però insufficienti.
La Giunta regionale ha così deliberato la richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza per il territorio lucano, colpito dai violenti rovesci ed esondazioni tra il 1° e il 3 dicembre scorsi, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso il Dipartimento Nazionale della Protezione civile. «La gestione dell’emergenza sta dando i suoi frutti e dunque ringrazio prefettura, sindaci, forze dell’ordine e volontari», ha affermato l’assessore alla Protezione civile, Luca Braia. «Bisogna però insistere di più sul tema della prevenzione – ha aggiunto Braia –  e ora ci aspettiamo una risposta concreta del governo che dovrà seriamente considerare la situazione di grande difficoltà che sta attraversando la Basilicata». La speranza è che stavolta queste richieste vengano ascoltate dallo Stato.


Simone Rinaldi

DENARO PUBBLICO: il caso Metro C

Burocrazia e lentezza d'azione, due elementi che contraddistinguono la linea esecutiva che dovrebbe portare, ormai nel 2018, alla conclusione della tanto attesa METRO C. L'idea di munire Roma di una rete di infrastrutture in grado di aumentare l'efficienza e la qualità del trasporto pubblico ha avuto inizio negli anni '90. Successivamente, nel corso del 2005 fu emanato il bando di gara per l'assegnazione dei lavori, vinto dall'associazione temporanea d'impresa (ATI) Metro C spa. A quasi sette anni dall'apertura dei primi cantieri, la Corte de Conti, con il procuratore regionale Raffaele De Dominicis, apre tre inchieste che dovrebbero indagare sulla veridicità di specifiche accuse mosse nei confronti della società costruttrice (METRO C Spa), della Roma Metropolitane (società' che dipende dal campidoglio e ha ruolo di Supervisor) e delle singole figure amministrative regionali, come i sindaci Marino e Alemanno. Lo scopo è individuare i responsabili della costruzione di un opera che viene definita "fatta male" dallo stesso De Dominicis e che con molta probabilità vedrà la sua ultima stazione a San Giovanni e non oltre, come stabilito nel progetto iniziale. Inquadrare i responsabili del rallentamento della costruzione della nuova metro, che porterebbe flussi finanziari maggiori nelle casse delle imprese costruttrici, è il filone principale dell'inchiesta, nonché quella più qualificante sotto il punto di vista dello sperpero di denaro pubblico, che segue con la questione archeologica e dei finanziamenti che stringono intorno al progetto un cappio sempre più stretto.

LA POLITICA NON C'ENTRA: MANO AI COSTI. La Corte dei Conti salva l'operato dell'amministrazione pubblica e dei sindaci di Roma Alemanno e Marino definendo il loro comportamento "corretto", parola che nel mondo della politica è difficile pronunciare a cuor leggero. La colpa risiederebbe allora nell'operato dei tecnici che, volutamente o non, hanno aumentato notevolmente il tempo previsto per la conclusione dell'opera, facendo così registrare un rincaro del progetto e, in ogni caso, evidenziando una sostanziale insufficienza dei fondi sinora stanziati e la necessità di trovare un nuovo finanziatore privato disposto a investire nella conclusione del progetto. La Metro C, figlia della nuova tecnologia e ispirata ai canoni delle pubbliche strutture delle capitali europee, è costata 3,7 miliardi di euro, spesa sostenuta per il 70% dalla Stato (noi) e per la restante parte dal Comune di Roma e Regione Lazio (sempre noi). Da qui il dubbio, fortificato dall'esperienza romana, che la commistione di interessi pubblici e privati può non rappresentare la giusta via per la pianificazioni di opere di così grande importanza e impatto. Fino a dove il perseguimento di lucro su attività volte al miglioramento o alla costruzione di beni pubblici può essere permesso?

E' chiaro, almeno in ottica economica, che l'attività d'investimento è necessaria per apportare migliorie e creare nuove opportunità di lavoro, meno chiaro è lo strumento mediante il quale tale investimento dovrebbe essere profuso nella società. Avere maggior controllo sui mezzi che attuano tale politica economica, e nel nostro caso si tradurrebbe nell'avere un forte potere di direzione, attuato mediante una solida presenza nel consiglio di amministrazione delle società costruttrici, potrebbe comportare una riduzione di quelli che sono atteggiamenti unicamente volti alla possibilità di trarre profitto personale, di certo non in linea con l'obiettivo di apportare un miglioramento usufruibile dall'intera comunità. Si riapre nuovamente il tema del ruolo dello Stato e delle Imprese private, del profitto incondizionato, e del poco rispetto che viene dimostrato nei confronti di chi le cose le vorrebbe "fatte bene".

Simone Di Marco

Mai più violenza sulle donne: stop al femminicidio

Il 25 novembre è stata celebrata la giornata mondiale Onu contro la violenza sulle donne. La scelta di questa data non è casuale: in questo giorno di 53 anni fa le tre sorelle Mirabel furono torturate e uccise dagli agenti del dittatore Rafael Trujillo durante la lotta di liberazione della Repubblica Dominicana. I dati parlano chiaro: «Più del 70% delle donne nel mondo ha subito violenza almeno una volta nella vita», ha sottolineato Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite. Anche l’Italia, purtroppo, non fa eccezione: dall’inizio del 2013 si contano 128 donne uccise da mariti, fidanzati, familiari. Uno scenario drammatico che va cambiato. Per farlo serve l’impegno di tutti, occorre sensibilizzare l’opinione pubblica e «ripartire da scuola e università con azioni politiche e culturali», come hanno ricordato le associazioni studentesche Rete degli Studenti Medi e Unione degli Universitari. Ed effettivamente il problema sembra essere proprio culturale: stando ad uno studio dell’Eurodap (Associazione Europea Disturbi da Attacco di Panico), 3 uomini su 10 sono convinti che, nei casi di violenza sulle donne, siano proprio queste in qualche modo le uniche responsabili di quanto accade.

 «Il fenomeno della violenza non deve mai essere accettato come una cosa normale» - ha dichiarato la presidente della Camera Laura Boldrini - «e per fare questo bisogna educare i propri figli sin da bambini al rispetto di genere, e lo stesso deve avvenire a scuola. Quello della violenza sulle donne è un problema che riguarda gli uomini, ma questo è un percorso che dobbiamo fare insieme, uomini e donne». La Boldrini ha inoltre ricordato che uno dei primi provvedimenti approvati dall’attuale legislatura - promosso all’unanimità sia alla Camera sia al Senato - è stata la ratifica della Convenzione di Istanbul, la quale obbliga gli stati a mettere in atto una serie di azioni soprattutto nella prevenzione, nell’educazione e nella protezione della donna. Proprio la Camera ha ospitato parlamentari, attrici e attori per il reading di alcuni monologhi tratti dallo spettacolo teatrale di Serena Dandini, “Ferite a morte”, storie vere di donne vittime di abusi. Dell’importanza di un cambio di mentalità e di atteggiamento, soprattutto da parte degli uomini, ha parlato anche il presidente del Consiglio, Enrico Letta, il quale ha sottolineato quanto le norme da sole non bastino e quanto occorra vi sia un’applicazione delle stesse affinché la situazione migliori. Nel frattempo il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha annunciato “lavori in corso” per un progetto che prevede la realizzazione nei Pronto Soccorso di luoghi appositi dedicati all’accoglienza di donne vittime di abusi, affinché vengano accudite, supportate e protette.

 E quest’anno una delle tante donne italiane vittime di violenza è stata l’avvocatessa di Pesaro, Lucia Annibali, sfregiata con l’acido per ordine del suo ex fidanzato. Alla donna il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana. Un simbolo per tutte le donne che, come Lucia, hanno reagito con forza e dignità dopo un assurdo e mai giustificabile atto di violenza. Dall’Enel che ha acceso di rosso il Campidoglio alle decine di paia di scarpe rosse esposte davanti al Centro di Produzione TV RAI di Milano, sono state tante le iniziative organizzate in questa giornata. Un’occasione da ricordare non solo il 25 novembre, ma tutto l’anno. Tutti.




Simone Rinaldi

“Bad news are good news”, il motto di ogni cronista

Le cattive notizie, si sa, corrono veloci. Giungono ben presto nelle redazioni dei giornali e, in men che non si dica, eccole sbattute sui quotidiani. Online o carta stampata, non importa. Quel che importa è attirare l’attenzione dei lettori colpendoli nella loro emotività. Se si considerano poi social network come Facebook o Twitter, le notizie – quelle belle, ma soprattutto quelle brutte –  si diffondono quasi “in diretta”.
Omicidi, suicidi, rapine, drammi familiari, calamità naturali, attentati, stragi, ecc. E le reazioni di chi legge sono le più disparate: sdegno, ribrezzo, collera, nausea. Sì, nausea: perché molti sono davvero stufi di questo tipo di notizie. Oggigiorno si è così tanto bombardati da fatti di cronaca che sembra che nel mondo non accada altro. La realtà invece è un’altra: stando ai dati sulla criminalità, almeno in Italia questa sembra essere diminuita negli ultimi 20 anni.
Come mai, allora, si ha la percezione di una realtà completamente diversa? Di una realtà in cui il nostro prossimo è pronto in qualsiasi momento a farci del male? Abbracciando un’idea di Umberto Eco messa nero su bianco in un articolo de “L’Espresso” di pochi anni fa, potremmo rispondere che i giornali oggi si trovano a dover riempire una media di 60 pagine al giorno e dunque a dover “sbattere il mostro” non soltanto in prima pagina – come Bellocchio intitolava il suo film del ’72 – ma anche in seconda, terza, e così via. Il risultato è quello di parlare dello stesso evento in più articoli nello stesso giorno, con la speranza, anche grazie alla pubblicità, di sopravvivere.
E, tanto per non farci mancare nulla, a tutto ciò si aggiungano anche talk show e trasmissioni televisive interamente dedicati a casi di cronaca nera e la loro tipica smodata ricerca del particolare scabroso, del macabro. Ecco allora che, più che approfondire, in questo caso si specula sulle disgrazie altrui.
Insomma, con la dovuta moderazione e con le giuste finalità, informare i cittadini su quello che di brutto accade attorno a noi è giusto. Non a caso, infatti, l’inchiesta giornalistica resta la forma più nobile di giornalismo. Ma questa è un’altra storia.


Simone Rinaldi

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