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Curitiba, tra sostenibilità e partecipazione.
Il primo intervento ha riguardato l’assetto urbanistico e la mobilità. Invece di sventrare il centro storico, Lerner decise di ristrutturare le strade esistenti, limitando al massimo l’abbattimento degli edifici, creando un sistema di cinque assi principali: ampie strade a senso unico che convogliano il traffico e quella di mezzo riservata agli autobus, trasformati in una metropolitana di superficie. Il risultato è una copertura capillare del territorio con il 79% della popolazione coinvolta, quindi una notevole diminuzione delle auto private, minor traffico, maggiore vivibilità urbana. Il secondo intervento ha riguardato l’acqua, il territorio e l’ambiente: una sorta di “agopuntura urbana” con micro interventi realizzati in nodi nevralgici della città, in grado di propagare gli effetti positivi negli altri punti difficili, la realizzazione di piccoli ecosistemi verdi su vecchi terreni lacustri, destinati a parchi, aree boschive e spazi pubblici. Iniziative particolari come quelle destinate agli abitanti delle baraccopoli, cui sono distribuiti piccoli appezzamenti di terreno dove costruire case e realizzare orti per l’autoproduzione. Il progetto “Green Exchange” , che prevede un furgoncino comunale che consegna ticket per l’autobus o per il teatro, in cambio di rifiuti. Ogni famiglia ottiene in cambio di 4 Kg di rifiuti differenziati, 1 Kg di frutta e verdura, acquistata dal comune ai contadini locali, in modo da sostenere le aziende agricole del territorio. Il programma è rivolto anche ai bambini, che in cambio di materiale di riciclo ottengono giocattoli, dolci o attrezzatura per la scuola. Il risultato è la raccolta differenziata del 70% di spazzatura prodotta, il cui ricavato è reinvestito nella città, attraverso programmi di utilità sociale o riciclaggio, come gli autobus dismessi dal trasporto pubblico che vengono riutilizzati nelle favelas come centri culturali, sale lettura o aule. Il terzo intervento, infine, rivolto alla salute e all’istruzione. Furono creati i “fari del sapere”, cioè costruzioni a forma di faro, contenenti biblioteche di 7000 volumi, torri luminose e colorate ad altissimo impatto visivo e simbolico. E ancora 200 centri di accoglienza, che offrono assistenza e pasti gratuiti alle famiglie a basso reddito.
Gli abitanti di Curitiba godono di un sistema di governo caratterizzato da trasparenza e responsabilità. Un governo che, grazie alla collaborazione reale e al sostegno dei cittadini, si sforza di ricercare soluzioni semplici, economiche, rapide e divertenti. Uno, forse l’unico, dei progetti di trasformazione e rinascita della città riusciti al giorno d’oggi. Dopo circa trenta anni di buona amministrazione, la qualità della vita di Curitiba è una delle più alte al mondo, l’efficienza dei trasporti, la disponibilità dei servizi pubblici, l’abbondanza di verde, la diffusione dell’istruzione, la gestione dei rifiuti e il coinvolgimento della popolazione la rendono un vero modello di città sostenibile, forse poco conosciuto al di fuori dei confini brasiliani.
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Ciao, tu lo conosci TED?
Nel 2014 TED compie 30 anni. Nasce infatti nel 1984 dall'iniziativa di Richard Saul Wurmann, un designer americano che cercava di creare un luogo di incontro tra tecnologia e nuovi media. Nel 2002 il passaggio di consegne all’imprenditore tecnologico Chris Anderson. Ma come funziona? Spieghiamo prima di tutto l’accostamento al Bilderberg. La quota annuale per partecipare fisicamente alle conferenze che si tengono in gran parte tra gli Stati Uniti e il Canada (solo da pochi anni si tiene un TED-global in UK) è di 6000$. Ma ciò che lo distingue nettamente dalla temuta riunione segreta è l'apertura dei contenuti; ted.com contiene quasi 2000 interventi, tutti disponibili gratuitamente. Economia, tecnologia, ambiente, salute, politica sono solo alcune delle tags rintracciabili.
Tempo di durata dell'intervento improrogabilmente entro i 18 minuti. Argomentazioni quindi mirate, chiare e quanto il più possibile coinvolgenti. Una modalità di presentare che sta influenzando lo stesso concetto di conferenza. Un vero e proprio strumento di globalizzazione della conoscenza. Una diffusione molto efficace grazie soprattutto al sistema di traduzione (le conferenze sono sottotitolate e i contenuti tradotti in 21 lingue, tra cui l'italiano) che permette la comprensione anche ai meno avvezzi all'inglese. Una fonte di informazione non convenzionale e altamente competente che permette a chiunque di tenersi aggiornato sui risultati più innovativi che si stanno raggiungendo nel campo della ricerca. Non la classica lezione accademica, ma uno sguardo reale e creativo al mondo delle idee e di quello che nel futuro potrebbe essere la quotidianità.
Quanti schiavi lavorano per te?
"Considera che costui, che tu chiami tuo schiavo, è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira, vive, muore come te! Tu puoi vederlo libero, come lui può vederti schiavo.È uno schiavo. Ma forse è libero nell'animo. È uno schiavo. E questo lo danneggerà? Mostrami chi non lo è: c'è chi è schiavo della lussuria, chi dell'avidità, chi dell'ambizione, tutti sono schiavi della speranza, tutti della paura.” Seneca, epistola 47 (circa 2014 anni fa)Il sito è stato lanciato nel 2011 dall'organizzazione non-profit omonima di James Dillon insieme al Dipartimento di Stato americano contro la schiavitù, ed è stato usato nel 2013 da quasi due milioni di persone. Attraverso un test composto da 11 step , molto ben strutturato graficamente, il sito aiuta ad effettuare questo calcolo. Si inserisce la città di provenienza, il tipo di casa in cui si abita solitamente e poi tutti gli oggetti che caratterizzano la vita quotidiana. Tutti i dati inseriti vengono sommati per dare il risultato finale. Il sito spiega anche in che modo viene calcolato questo risultato: viene fatta un' analisi dell’utilizzo medio del lavoro forzato in più di 400 prodotti delle marche più famose, un algoritmo stabilisce poi il numero minimo di schiavi costretti a produrli. Il sito poi sottolinea quante persone sono schiavizzate dalla prostituzione e dalla droga, anche le nostre abitudini che teniamo nascoste sono figlie della schiavitù. Nella pagina del risultato finale leggiamo che il sito ci vorrebbe fornire il nome dei marchi sicuri, quelli che sicuramente non utilizzano la schiavitù per produrre i loro prodotti, ma ancora non possono perchè la lotta contro la schiavitù non è una priorità nell'attuale sistema economico. Per approfondire ulteriori aspetti della schiavitù ai giorni nostri si può visitare questa pagina nel blog Made in a free world padre del sondaggio. Leggendo l'etichetta della prossima t-shirt che acquisterai avrai uno spunto in più per riflettere.
Prisoner Assistant, oltre il carcere
Huntsville Unit: il “tritacarne” d’America
Suor Cristina e la rivincita del clero
Non poteva iniziare meglio la nuova edizione del talent show “The Voice” targato rai 2; condotto dalla magnifica Raffaella Carrà, dal cantante dei Litfiba Piero Pelù, dalla rossa Noemi e dal fondatore degli storici Articolo 31: J-Ax. Tra i concorrenti che si sono esibiti sicuramente uno più di tutti ha lasciato il segno: suor Cristina, 25 anni, siciliana. Si, suora. Quando i quattro coach si sono girati non riuscivano a credere ai propri occhi: una monaca sul palco a cantare “No one” di Alicia Keys. La platea già alla prima frase cantata si è alzata in piedi in un boato di applausi e ovazione generale, acclamazione che poi è diventato un vero e proprio tripudio quando suor Cristina dopo aver deliziato tutti con la sua voce ha dichiarato che il fatto di essere una donna di Chiesa non deve essere un limite, riprendendo proprio le parole di papa Francesco. Alla domanda della Carrà “ma come ti è venuto in mente di venire a The Voice?” lei con tutta tranquillità di chi sembra aver vissuto per anni sul palcoscenico risponde “Beh, ho un dono, ve lo dono”. «Se avessi trovato te a messa adesso sarei sempre in chiesa - scherza J-Ax - io e te siamo il diavolo e l'acqua santa» il più colpito dei quattro è sicuramente lui, al punto da commuoversi su questa frase: “il papa ci invita ad uscire, ad evangelizzare, a dire che Dio non toglie niente, anzi ci dona ancora di più, allora sono qui per questo”. Felicemente stupito anche Piero Pelù: «Ti chiami come la mia mamma, mi devo tirare un pizzico perché ancora non ci credo». Allo scadere del tempo, suor Cristina ha scelto il “rappettaro” del gruppo, il quale si alza dalla sua postazione per prenderla in braccio.
Questo è solo l’ultimo caso di un clero che tenta di riemergere da una condotta troppo vecchia e casta. Non si può non riportare all’ attenzione del lettore la notizia di suor Megan Rice, “sorella” d’oltreoceano che, proprio quando suor Cristina cantava, lei veniva a conoscenza della pena inflittale dal tribunale giudiziario americano per aver, nel 2012, protestato, insieme a 2 pacifisti cattolici, contro uno stabilimento nucleare di Oak Ridge, in Tennessee. La religiosa 84enne , lo scorso anno, era stata stata accusata di sabotaggio dopo aver fatto irruzione proprio nell'impianto. Gli altri due attivisti dovranno scontare in prigione cinque anni.
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http://youtu.be/TpaQYSd75Ak
Marco Harmina
FEMA – Federal Emergency Management Agency
Del primo tipo effettivamente le recinzioni sono state fatte in modo da diminuire le possibilità di fuga dei prigionieri. La parte superiore delle recinzioni è coperta da filo spinato. Inoltre intorno al perimetro del campo, sono presenti torrette di controllo con alcune sentinelle. Tutto il campo è composto da anelli concentrici indipendentemente dalla forma e l’estensione dell’area, ed all’interno di essi sono presenti baracche prefabbricate in legno alternate a spiazzi. Il secondo gruppo di edifici FEMA è caratterizzato da recinzioni identiche al primo tipo eccetto per il fatto che non ci sono le sporgenze con il filo spinato dal lato interno. Questo “dettaglio” significa che è chi sta dentro è protetto da chi sta fuori, quindi chi è dentro non è considerato una minaccia; inoltre le torrette sono dentro il campo stesso, quindi accessibili con celerità dai militari. Nel terzo tipo di campi FEMA non ci sono recinzioni vere e proprie e le difese perimetrali sono più ampie. Al suo interno non si trovano baracche in legno, ma camper e roulotte bianchi e case prefabbricate con elettricità indipendente; intorno alla zona abitabile si trovano canali d’acqua e aree coltivabili, tutto a forma di anelli concentrici. È credibile che i tre tipi di campi abbiano tre scopi differenti, per ogni tipo di emergenza.
Ma a che cosa possono mai servire le bare del FEMA? Alcune fonti parlano di 500000 bare da 6 posti ciascuno, quindi contenitori per tre milioni di corpi. E a cosa serve l’acquisto di migliaia di mezzi antisommossa, e l’addestramento da parte del governo USA di oltre 300000 soldati in guerra urbana? Tra le priorità dell’addestramento ci sono l’irruzione in casa, il blocco di persone in fuga, il disarmo con uso della forza dei civili, l’abbattimento di persone che minacciano i militari o altri civili con armi, le irruzioni con elicotteri e in mezzo al traffico autostradale, il trasporto e la scorta di gruppi di civili con mezzi blindati e treni speciali. Sono note le esercitazioni in alcune città USA, dove gli elicotteri nel 2013 hanno terrorizzato le persone bloccate in autostrada durante un’esercitazione sparando munizioni a salve; in questi episodi, si simulava un’incursione sopra i civili incolonnati e bloccati in autostrada. Invito a visitare il sito internet http://www.fema.gov/
Grande Fratello 13, il ritorno
Nel girone degli incerti rientrano invece, Paolo, il fuciliere di Marina e una coppia gay. Il primo rappresenta una realtà che se verrà scelto dagli autori, potrebbe portare un esempio di abnegazione e serietà che il GF raramente ha messo in luce. Nel caso della coppia gay che in questi giorni è, in attesa di una risposta positiva, si ragiona su una questione etica. I due vivono la loro omosessualità come tante coppie etero, e il dubbio del capo-progetto del GF13 Andrea Palazzo resta sul fatto che vivere questa realtà 24 ore su 24 agli occhi di tutti potrebbe, per dirla con sue parole «aprire una finestra sui diritti omosessuali. Ci stiamo ragionando». Nel girone degli esclusi, può esser invece collocata Giulia, figlia del Marò ancora trattenuto in India, Massimiliano Latorre. Inizialmente sembrava fosse candidata come concorrente tra i quindici prescelti poi gli autori hanno chiarito che "Non era il caso di prendere la figlia di un marò in attesa di essere giudicato in India. E' una vicenda troppo delicata, noi non speculiamo su certe cose» spiega Andrea Palazzo, che aggiunge - «Ricordo che Giulia Latorre si è autoiscritta come migliaia di altri giovani alla tredicesima edizione del reality. Ha fatto un casting online. Ci ha detto che era figlia del marò prigioniero in India, ci ha raccontato la sua storia con onestà».
La casa, ricostruita dopo l’incendio del 14 dicembre scorso, è frutto del lavoro della scenografa Trixie Zitkowsky, la quale propone uno stile molto più sobrio rispetto le precedenti edizioni, con l’arena, il tugurio e l’orto. Un ritorno alle origini, commenta Paolo Bassetti, amministratore delegato di Endemol Italia, che «ricorda un po' l'essenzialità delle prime edizioni». Tra le novità di quest’anno ai ragazzi verranno forniti dei libri e di una sala-studio nella casa dalla quale faranno un programma trasmesso da un network nazionale. Al passo con i tempi, il GF13 si mostra moderno, social e interattivo, e grazie ad un App, il pubblico potrà seguire il reality su qualunque piattaforma, 24 ore su 24, free, ed interagire con la Marcuzzi, tramite i maggiori social network (Fb, Twitter, …) e tramite i siti www.grandefratello.mediaset.it e www.mediasetconnect.it. Tuttavia alcuni voci indiscrete parlano di un grande fratello vip; qualora la prima serata registrasse ascolti deludenti, si vocifera che ad animare la casa, arriverà Cecilia Rodriguez, sorella di Belen. In studio a sostituire Alfonso Signorini ci saranno due nuovi opinionisti: l'attrice Manuela Arcuri e il giornalista Cesare Cunaccia. Per il vincitore ci sarà un premio di 250 mila euro, quindi non ci spetta che vedere chi sarà il fortunato!
La Principessa del Gas
Il reato per cui la Tymoshenko fu giustamente processata e altrettanto condannata era quello di malversazione, un reato comune nei paesi ex-sovietici e altrettanto lo è in Italia anche se difficilmente denunciato). Infatti, la Tymoshenko, muovendosi sotto l’icona della liberalizzazione e senza tener conto della volontà del resto del governo, accettò un contratto di fornitura di gas per l’Ucraina che avrebbe comportato un grave colpo alla già delicata situazione economica del paese e beneficiando lei stessa di una vasta percentuale dei proventi ottenuti dalla vendita dell’idrocarburo. Quello che agli occhi degli ucraini avviene sotto il termine di corruzione, in Unione Europea avviene sotto il termine di deregolamentazione, quindi è lecito domandarsi quanto possa giovare all’Ucraina l’ingresso in UE.
Oramai è assodato che la principale fonte per giustificare le ingerenze negli affari esteri, soprattutto da parte degli USA, sia la retorica dei “diritti umani”. Purtroppo però, i diritti umani e gli interessi economici sono questioni incompatibili. Sprigionata la Tymoshenko, ci ritroviamo in circolazione l’ennesimo criminale travestito da paladino della libertà.
El Chapo: una lezione anche per l'Italia
“Dareste il vostro cappotto a Johannes?”
All’inizio sono tutti quanti titubanti, preda dell’imbarazzo e della timidezza, ma poi, con il passare dei minuti, a differenza della neve che fa da cornice alla scena, il cuore dei passanti si scalda davanti ai tremolii di un bambino indifeso, donandogli così un indumento per scaldarlo: chi i guanti, chi il cappotto, chi lo scialle. La scena è così toccante che gli spettatori dell’ immagine si sentano egoisti ed allo stesso modo in colpa per essere loro stessi al caldo, mentre un creatura “inferiore” fisicamente a loro stava patendo il freddo.
Il portavoce dell’organizzazione, Synne Ronning, dopo aver partecipato e visto di persona i risultati dell’esperimento ha poi confermato di essere sbigottito perché “la gente dovrebbe occuparsi altrettanto dei bambini in Siria”. La Sos Children’s Villages ha distribuito solo negli ultimi due mesi, migliaia di cappotti e abiti caldi alle famiglie dei rifugiati, che aumentano di giorno in giorno: almeno 2 milioni e mezzo sono fuggiti in cerca di un posto in cui rifondare le proprie radici. Ronning afferma che, anche se non si risolveranno mai le cose con un cappotto, almeno questo sarà utile ad un bambino, sicuramente gli darà conforto.
Bisogna fare i complimenti all’associazione che, in un periodo come questo in cui la malvagità, la calunnia e la disonestà sono valori che fanno da padroni al momento stesso, è riuscita a mostrare che al mondo c’è ancora qualcosa di buono, ci sono ancora persone pronte a togliersi il proprio cappotto e rimanere a maniche corte solo per consegnarlo ad un bambino che, di fatto, è un perfetto estraneo. Sono scene che fanno bene al cuore. Vorremmo che i nostri figli vedano solo azioni del genere come pubblicità del nostro mondo, per documentare che infine l’essere umano, non è poi così male.
“Fate l’amore, non la guerra”.
UN BEL RISVEGLIO, ISTRUZIONI PER L’USO
Trattativa Stato-Mafia all'americana
USA, si spara ancora nelle scuole
Sono stati attimi di terrore per tutti i genitori che lavoravano nelle vicinanze della scuola media che, in pochi minuti hanno visto il quartiere pullulare di uomini in divisa e dirigersi verso l’istituto. Molte mamma, terminato l’incubo, hanno dichiarato di voler comprare al più presto un telefono cellulare al proprio figlio per rimanere sempre in contatto con loro. Nel frattempo, i militari hanno recintato la scuola in quanto “scena del crimine” e pertanto rimarrà chiusa.
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Kennedy 50 anni dopo. Cosa abbiamo perso quel 22 novembre ’63?
Teorie del complotto a parte, che cosa abbiamo perso quel 22 novembre ’63? Parliamo di storia degli Stati Uniti e in particolare di una storia che dopo 50 anni ancora non conosce la parola fine. O meglio, ancora non conosce la parola “verità”. Ci riferiamo all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, 35° Presidente degli Stati Uniti, ucciso a Dallas (Texas) il 22 novembre 1963. Nel 2013 ricorre il cinquantesimo anniversario da quel drammatico giorno e per l’occasione tutti si sono cimentati in discussioni e dibattiti incentrati sull’evento. Tutti molto contenti di poter mandare in onda programmi televisivi forniti di filmati inediti, ricostruzioni 3D e plastici in rilievo per ricostruire quanto accaduto quel giorno a Dallas. Per non parlare di quasi tutta la cinematografia esistente sulla vicenda che è stata mandata in onda dalle nostre tv in soli 2-3 giorni; e va precisato che i film su Kennedy sono davvero molti.Mobina, deejay donna per le donne
La violenza sulle donne è un problema reale , basta accendere la TV o aprire i giornali per rendersene conto. La storia di oggi parla di una donna che ogni giorno combatte per le donne, lo fa come dj su una radio. Il suo nome è Mobina Khairandish e dal 2003 dirige in Afghanistan “A mani aperte”, il programma radiofonico che per tre giorni a settimana si rivolge alle donne afghane per aiutarle a cambiare le proprie condizioni di vita. Il nome della stazione radio Rabia Balkhi è il nome di una poetessa afghana del X secolo uccisa brutalmente dal fratello. In Afghanistan dove il 87% delle donne è analfabeta la radio è uno strumento potente lo avevano capito anche i Talebani che lo usano come maggiore mezzo di propaganda. Mobina racconta come ha deciso di intraprendere questa strada : «Frequentavo la scuola nella provincia di Balkh e vedevo continuamente ingiustizie e violenze contro le donne. Ricordo di aver iniziato a provare tanta rabbia e indignazione. Mi chiedevo perché nessuno si attivasse per cambiare le cose». Dal 2008 con l'aiuto di Action Aid un organizzazione umanitaria che opera in Afghanistan ha deciso di intraprendere un corso di consulenza paralegale per dare un supporto più concreto alle donne afghane che ne avevano bisogno. Le donne possono conoscere quali strumenti la legge mette a loro disposizione per la salvaguardia dei loro diritti, quali azioni legali possono essere intraprese per renderli effettivi, come cambiare un sistema sociale che sopprime il loro ruolo e la loro identità. Mobina racconta di quanto ha dovuto lottare contro le istituzioni che si opponevano ad un suo riconoscimento legale. Lo scorso 28 novembre Mobina ha preso parte ad un incontro alla Camera dei Deputati dove i parlamentari italiani e afghani hanno discusso del futuro dell’Afghanistan, un paese dove dominano ancora guerra e povertà, è necessario che l’Italia faccia la sua parte per garantire che i diritti delle donne siano priorità dell’agenda internazionale. Proprio in questi giorni sul sito di Action aid si svolge una campagna di raccolta firme contro la violenza delle donne afghane. 





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