Archive for 2014
Oggi ho imparato che... #7
Oggi ho imparato che per sentirsi soli non bisogna necessariamente esserlo. Ho imparato che "gli altri" esistono fino a quando tu vuoi che esistano. Più spesso ti ritrovi con te stesso e non sempre è un bel vedere. Poi ognuno reagisce come meglio crede. Ho imparato che c'è chi si isola e chi si circonda di persone, chi si accontenta di una parola di conforto e chi invece insoddisfatto cerca quello che vuole veramente in ogni piega della giornata. E l'unica cosa che accomuna tutte queste situazioni è la solitudine che le accompagna. In pochi si sentono al sicuro e "in compagnia" realmente. Sono quelli che hanno più da perdere nella sfide che la vita pone. Sono i più deboli ma i più fortunati. Sono i più criticati e i più invidiati. Sono quelli che amano o credono di farlo. Sono quelli che le favole le hanno fatte loro e le raccontano. Gli altri danno più credito a Babbo Natale che a questi personaggi. Perchè tutti mentono e sempre più spesso lo fanno a se stessi. Perchè aiuta a giustificare la loro situazione. La loro solitudine. La solitudine ai tempi dei social...
Oggi ho imparato che... #6
Oggi ho imparato che... no un attimo serve una premessa. Quello che ho imparato oggi arriva da delle foto, una canzone e una riflessione. È importante sottolineare questo perchè è interessante come una cosa semplice arrivi da momenti molto più complessi, e questo è il succo di quanto ho imparato. Quindi dicevamo. Oggi ho imparato che la parte più rilevante di una fotografia è il "prima" e il "dopo" lo scatto. Mi spiego. La foto è una sintesi, una trappola per il tempo, o meglio per la minima parte di cui è fatto, l'istante. Ma appunto non è il tutto. Il "tutto" c'è prima e c'è dopo. Tipo le foto qui sotto. Ho fatto una "prova" con queste. Quali sono le parti fondamentali? Per me una canzone e una riflessione. Perchè tutto questo contorsionismo lessicale? Cercavo un significato al "selfie": "sintesi di un prima e un dopo forse troppo poco normale da essere condiviso". Meglio rischiare meno e fare una foto, dare una sintesi e non il tutto, o il vero. La mia risposta è questa. Che profondità oggi...
Luca Michele Piscitelli
Oggi ho imparato che... #5
Oggi ho imparato che la tecnologia riesce ad emozionarmi. Ora vi spiego. Prendete una cosiddetta "App" scoperta per purissimo caso. Ecco ora immaginate di averne lette le caratteristiche e di aver pensato "beh si, potrebbe servirmi". Dopo averla installata su un qualsiasi dispositivo mobile però non avete avuto modo di usarla perchè quel "beh si, potrebbe servirmi" era un condizionale troppo condizionabile e condizionato dal fatto che l'App era gratuita. Ma il "bello" arriva ora. Un giorno quell'app si apre sempre per un caso purissimo e scoprite che quell'App è una cosa fantastica che avete sempre desiderato ma che non avevate colto in pieno quel giorno in cui l'avete installata. La morale della favola potrebbe essere "il caso non esiste, quell'app era nel tuo destino, che la forza sia con te fratello" ma io oggi ho imparato che il tablet riesce a entusiasmarmi. Il nome dell'App? Non ve lo dico perchè la storia risulterebbe più triste di quanto non lo sia già così. Buon Weekend
Luca Michele Piscitelli
Oggi ho imparato che... #4
Oggi ho imparato che le "cose" si possono fare in tre modi. Si possono non fare, si possono fare come si vuole o si possono fare come le fanno gli altri. Nessuno dei tre modi è totalmente sbagliato o giusto, ognuno è relativo alla situazione e alla persona, tutti hanno aspetti positivi e negativi. La cosa più importante però è avere la scelta e assumersi la responsabilità di fare. Dal vangelo secondo punto&virgola, andate in pace e fate cose!
Luca Michele Piscitelli
Oggi ho imparato che... #3
Oggi ho imparato che alla base del comportamento di chi non è mai puntuale e dei ritardatari cronici in generale c'è un bisogno di disobbedire a qualcuno che si vive come un'autorità oppure di sfidare e mettere alla prova la persona con cui si ha appuntamento. I motivi del ritardo cronico sono inconsci.Perché so queste cose? Chiedete ai miei amici e guardate con quante ore di ritardo sto pubblicando questo post!
Claudio Bellucci
Oggi ho imparato che... #2
Oggi ho imparato che il jingle che si può facilmente ascoltare durante gli intervalli di molti sport negli USA si chiama "Charge"(fanfare) e ha quasi 70 anni! Il motivetto è composto da 6 note che hanno fatto il loro esordio nel mondo dello sport nel 1959 durante le World Series di Baseball tra i Dodgers (a quei tempi a Los Angeles) e i Chicago White Sox. Un certo Bobby Kent ha provato anche a rivendicarne la paternità nel 2011 ma con scarsissimi risultati. Insomma da oggi il "da da da da da daaaa" ha un nome.Luca Michele Piscitelli
Oggi ho imparato che...#1
Oggi ho imparato che esiste il verbo attillare. Si ok, l'abbiamo detto tutti di una maglietta che è attillata, ma la vera sorpresa è che possiamo dire tranquillamente di attillare qualcosa! Pagina 117 degli unici "Zingarelli" amati in Italia (l'aver imparato che si chiamava così il vocabolario e non Zingaretti come Montalbano risale ad almeno un decennio fa). Ad onor del vero non mi sarei sorpreso neanche del contrario, ovvero che attillato fosse una parola assolutamente unica, inconiugabile, messa li perchè serviva. Anche perchè oltre il participio passato di questa parola l'utilità non se ne trova. "Rendere aderente al corpo". Per quanto riguarda le persone credo che il termine sia stato da tempo cancellato dal ben più onomatopeico "accollare". Dire "certo come ti attilli" non rende bene l'idea. Dal punto di vista dei vestiti, beh va bene tutto ma un jeans si stringe, per quanto lo si voglia attillare. Ah quasi dimenticavo. Significa anche "vestirsi con cura e ricercatezza". Ho sempre saputo di aver sbagliato paese.
Oggi ho imparato che...
Oggi ho imparato che si impara davvero qualcosa tutti i giorni. In realtà credo di averlo sempre saputo. E non è così banale come potrebbe sembrare. Perchè un conto è impararlo, un altro lo è ricordarlo. Ad esempio, tu cosa hai imparato ieri? O l'altro ieri? O dieci giorni fa? Io non lo ricordo, ma credo sia importante farlo. Per questo ho deciso di appuntarmelo quotidianamente qui, magari trovo qualcuno che ha imparato la stessa cosa e me lo può confermare, oppure che ha imparato qualcos'altro. Insomma una condivisione di idee, o dobbiamo continuare a condividere Lotito ovunque con la tuta dell'Italia?!
Luca Michele Piscitelli
L’Europa, l’Italia, “la casta” e la disuguaglianza
“La disuguaglianza è un problema di efficienza, non di pura equità […] La concentrazione di reddito distorce il funzionamento del mercato riducendo la capacità del sistema di produrre ricchezza”. Le parole sono del premio nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz. L’economista americano ha sicuramente negli occhi il quadro del suo paese, ma è evidente la consapevolezza di aver colto un problema di natura internazionale. Financial Times, The Economist, il Fondo Monetario Internazionale, sono solo alcune delle “istituzioni” che negli ultimi mesi hanno calcato il segno sull’hot topic del momento. Martin Wolf proprio sul FT ha sottolineato la rilevanza dell’opera di Thomas Piketty, Capital in the Twenty-First Century,sottolineando la necessità di superarne l’analisi strettamente politica e approdare ad una più specificatamente economica, fondata sul topos dei costi-benefici. Un’onda partita dal famoso 99% di Zuccotti Park a testimonianza che qualcosa è stato mosso e portato a galla.
In Italia il problema non è ancora quello di dare una risposta alla situazione corrente. Il paese non è ancora giunto al punto della domanda. Almeno di una consapevole del reale problema. La guerra agli stipendi d’oro, ai costi della politica, agli sprechi dello Stato rischiano di restare domande troppo facilmente strumentalizzabili e fini a se stesse se non inquadrate in un progetto più ampio di comprensione di chi stia sfruttando rendite di posizione e di riduzione delle differenze tra parti del paese già troppo lontane tra di loro. Un progetto che abbia chiare le conseguenze di questa situazione e che non può prescindere dalla dimensione europea, dati sia i vincoli che legano il destino del paese a quello degli altri membri della comunità sia dalla natura del problema che coinvolge anche i nostri vicini europei.
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Situazione reddituale dei contribuenti italiani - Comunicato Stampa MEF (26/03/2014)
EXPO 2015: Feeding the Planet. Energy for Life
L'uomo prova a riscrivere il codice genetico
Anche se il titolo potrebbe essere troppo ambizioso, il risultato raggiunto da Floyd Romesberg e colleghi dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California è sorprendente e segna un importante passo avanti nel mondo della ricerca e dell'ingegneria genetica. Il nostro codice genetico è formato da quattro basi azotate: Adenina, Citosina , Guanina e Timina (A, C, G,T) che appaiandosi formano la doppia elica del DNA. A seconda della loro posizione lungo il DNA esse determinano il patrimonio genetico e quali saranno le proteine prodotte da un determinato organismo. La sfida del gruppo di ricerca di Romesberg è stata quella di aggiungere ai quattro nucleotidi del DNA due nucleotidi creati sinteticamente in laboratorio denominati d5SICS e dNAM. Gli scienziati hanno prima verificato se il nuovo DNA potesse replicarsi correttamente in provetta con l'aggiunta degli enzimi necessari, risultato raggiunto nel 2008.
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| Floyd Romesberg |
"Il grande limite di questo studio è che era condotto in vitro.
La grande sfida era ottenere un DNA modificato in grado di funzionare nel complesso ambiente di una cellula vivente"
Ed è proprio questo l'obiettivo raggiunto dai ricercatori che hanno inserito il filamento di DNA con i due nucleotidi sintetici in un batterio normalmente utilizzato in laboratorio: E.coli. Un importante problema della ricerca era trovare una molecola in grado di trasportare i nucleotidi sintetici all'interno della cellula, ricerca che non è stata facile. La molecola necessaria è stata trovata in una specie appartenente alle microalghe.
L'esperimento ha dimostrato che il DNA modificato in presenza della molecola trasportatrice riusciva a replicarsi regolarmente e che le cellule di E.coli non perdevano i nucleotidi sintetici per effetto dei meccanismi di riparazione del DNA.
Il passo successivo della ricerca sarà quello di verificare come questi nucleotidi sintetici interagiscono con i meccanismi di trascrizione e traduzione di una cellula vivente. Comunque sia il risultato di questo esperimento apre numerose nuove prospettive, queste le parole di Romesberg:
"In linea di principio, potremmo sintetizzare nuove proteine a partire da questi nuovi amminoacidi non naturali, arrivando in futuro a pianificare la realizzazione di molecole terapeutiche e diagnostiche oltre che reagenti di laboratorio che abbiano le caratteristiche desiderate".
Augusto Piazza
Francia: una donna allenerà il Clermont
No, non sono in sovrappeso, è che ho diciotto centimetri in meno di altezza

- Obesità di III classe (gravissima ) BMI ≥ 40,00
- Obesità di II classe (grave) 35,00<BMI<39,9
- Obesità di I classe (moderata) 30,0<BMI< 34,9
- sovrappeso 25,0<BMI<29,9
- Regolare (peso ideale) 18,5<BMI<24,9
Frida Kahlo e la mostra alle Scuderie del Quirinale
La mostra in esposizione alle Scuderie del Quirinale fino a luglio, indaga l'artista messicana nel suo rapporto con i movimenti artistici dell'epoca, dal Modernismo messicano al Surrealismo internazionale, analizzandone le influenze sulle sue opere. Alle Scuderie si presenta l'intera carriera artistica di Frida Kahlo riunendo Oltre 40 straordinari capolavori.
Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón diceva di essere nata nel 1910, anno di inizio della Rivoluzione messicana, mentre in realtà era nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán. Le sue opere, soprattutto i suoi ritratti sono molto spesso carichi degli aspetti drammatici della sua vita, il maggiore dei quali è il grave incidente di cui rimane vittima nel 1925 mentre viaggia su un autobus e a causa del quale riporta la frattura del bacino. Questo evento cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che ebbe solo l'arte come unica finestra nel mondo. A seguito dell'incidente Frida viene costretta a mesi di riposo nel suo letto di casa con il busto ingessato. Il suo primo soggetto è il suo piede che riesce ad intravedere tra le lenzuola. Sono anni di profonda sofferenza fisica e turbe interiori (subirà più di 32 interventi), in cui inizia però sia la sua formazione artistica che come attivista del partito comunista. Nei periodi successivi alla sua degenza, Frida incontra e si innamora dell'uomo che diventerà la sua "guida" professionale e di vita Diego Rivera (anche lui noto pittore). Quando Frida incontra Diego, lui è un uomo pesante, gigantesco, Frida lo prende in giro chiamandolo “elefante”: è già stato sposato due volte e ha quattro figli. Il 21 agosto del 1929 si uniscono in matrimonio. Lei ha 22 anni, lui quasi 43. La loro tempestosa relazione è fatta di infedeltà, screzi dovuti alle reciproche carriere, litigi continui, tanto che la stessa Frida dichiarerà nella sua vita di aver avuto due incidenti, uno causato da un tram e l'altro da Diego: "L'incidente con il tram mi ha lasciato paralizzata fisicamente mentre quello con Rivera mi ha paralizzato emotivamente”. Eppure, nonostante tutto, Diego Rivera rimase per Frida il grande amore della sua vita. Con lui condivise la passione per l’arte, l’orientamento politico e un affetto reciproco capace di persistere anche nei momenti più critici della loro relazione. Al centro delle opere dell'artista messicana però oltre all'amore (ben rappresentato dalle varie opere che la ritraggono con il marito, es " Diego e me ") si indaga il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato e il trauma interiore che due aborti e la mancata maternità (a causa delle sue precarie condizione fisiche a seguito dell'incidente) le hanno procurato. A partire dal 1938 l'attività pittorica s'intensifica: i suoi dipinti non si limitano più alla semplice descrizione degli incidenti della sua vita, parlano del suo stato interiore e del suo modo di percepire la relazione con il mondo.
Grande donna e pittrice, usò la pittura per raccontare sé stessa, e nel farlo raccontò anche la disabilità. Mostrò il suo corpo sanguinante, ferito, ingabbiato negli apparecchi ortopedici, in frantumi, in lacrime, sorretto dalla sedia a rotelle o con le stampelle. Ma in tutte queste rappresentazioni Frida non abbassò mai lo sguardo, non smise mai di fissare lo spettatore. Il suo volto è sempre rivolto verso di noi, fiero anche quando si ritrae nei momenti più carichi di tragicità. C’è uno sguardo che non cede, che non consente di ridurre la persona al suo dolore, neanche quando è proprio il dolore il messaggio più esplicito dell’opera.Stage of mind
Creare, dare forma e costruire.
L’artista coreana Jee Young Lee riesce pienamente nell’intento: mettere a nudo
la sua personalità, distruggere le barriere psicologiche e costruire, nel vero
senso del termine, ambienti psichedelici
e a tratti surreali. Fotografie
quelle della trentenne, naturali, al riparo dalla manipolazione digitale,
frutto esclusivamente delle sue mani. Stage
of mind è la serie delle sue creazioni in mostra a New York nel prossimo mese di luglio dal 21 al 27, serie a cui l’artista lavora dal 2007. E’ il
prodotto di fiabe coreane, ricordi d'infanzia e storie occidentali (fra cui
anche alcune opere di Shakespeare). In un piccolissimo studio trasformato in un
mondo onirico, il tempo di creazione
delle sue “atmosfere” può variare da qualche giorno a mesi interi. Ultimato il
lavoro, la coreana si lascia fotografare nelle sue creazioni, sempre in una
posizione centrale, privilegiata, senza
mai guardare l’obiettivo. Ed è oltre l’obiettivo che c’è un mondo spesso
inesplorato, che viene fuori pian piano, parallelamente agli ambienti che
prendono forma. Un viaggio interiore, volto a scoprire le origini di un Io influenzato da tutto ciò che lo circonda e gli angoli remoti
della mente. La serie Stage Of Mind
è un fantasioso microcosmo in cui
l’artista proietta se stessa all’interno di stati emozionali, che
finiscono per diventare i protagonisti
di ogni scatto. Ogni scena è fatta di particolari realizzati a mano in uno
spazio poliedrico, proiettore di moti
interiori. Un lavoro, in sostanza, che raccoglie preoccupazioni, errori,
sorprese, sogni e processi di maturazione. Narrare e drammatizzare la propria
storia personale. Il soggetto del lavoro è la riflessione sul singolo in
relazione alla società in cui vive e come individuo che influenza e a sua volta è influenzato dall'ambiente
circostante. Ricerca di completezza, scenari concreti. Fiori, tubature, lego,
una corda per la salvezza. Atmosfere idilliache, ostacoli da saltare, salotti
psichedelici, animali che entrano in casa. In un mondo in cui tutto si può imitare e
riprodurre senza troppa fatica, questa giovane sudcoreana non usa trucchi e
accorgimenti tecnologici, ma la sua manualità. Jee Young Lee assume il ruolo di
set designer, scultrice, performer,
artista di installazioni e fotografa,
rendendo ogni particolare, magico.Giulia Ballini

Curitiba, tra sostenibilità e partecipazione.
Il primo intervento ha riguardato l’assetto urbanistico e la mobilità. Invece di sventrare il centro storico, Lerner decise di ristrutturare le strade esistenti, limitando al massimo l’abbattimento degli edifici, creando un sistema di cinque assi principali: ampie strade a senso unico che convogliano il traffico e quella di mezzo riservata agli autobus, trasformati in una metropolitana di superficie. Il risultato è una copertura capillare del territorio con il 79% della popolazione coinvolta, quindi una notevole diminuzione delle auto private, minor traffico, maggiore vivibilità urbana. Il secondo intervento ha riguardato l’acqua, il territorio e l’ambiente: una sorta di “agopuntura urbana” con micro interventi realizzati in nodi nevralgici della città, in grado di propagare gli effetti positivi negli altri punti difficili, la realizzazione di piccoli ecosistemi verdi su vecchi terreni lacustri, destinati a parchi, aree boschive e spazi pubblici. Iniziative particolari come quelle destinate agli abitanti delle baraccopoli, cui sono distribuiti piccoli appezzamenti di terreno dove costruire case e realizzare orti per l’autoproduzione. Il progetto “Green Exchange” , che prevede un furgoncino comunale che consegna ticket per l’autobus o per il teatro, in cambio di rifiuti. Ogni famiglia ottiene in cambio di 4 Kg di rifiuti differenziati, 1 Kg di frutta e verdura, acquistata dal comune ai contadini locali, in modo da sostenere le aziende agricole del territorio. Il programma è rivolto anche ai bambini, che in cambio di materiale di riciclo ottengono giocattoli, dolci o attrezzatura per la scuola. Il risultato è la raccolta differenziata del 70% di spazzatura prodotta, il cui ricavato è reinvestito nella città, attraverso programmi di utilità sociale o riciclaggio, come gli autobus dismessi dal trasporto pubblico che vengono riutilizzati nelle favelas come centri culturali, sale lettura o aule. Il terzo intervento, infine, rivolto alla salute e all’istruzione. Furono creati i “fari del sapere”, cioè costruzioni a forma di faro, contenenti biblioteche di 7000 volumi, torri luminose e colorate ad altissimo impatto visivo e simbolico. E ancora 200 centri di accoglienza, che offrono assistenza e pasti gratuiti alle famiglie a basso reddito.
Gli abitanti di Curitiba godono di un sistema di governo caratterizzato da trasparenza e responsabilità. Un governo che, grazie alla collaborazione reale e al sostegno dei cittadini, si sforza di ricercare soluzioni semplici, economiche, rapide e divertenti. Uno, forse l’unico, dei progetti di trasformazione e rinascita della città riusciti al giorno d’oggi. Dopo circa trenta anni di buona amministrazione, la qualità della vita di Curitiba è una delle più alte al mondo, l’efficienza dei trasporti, la disponibilità dei servizi pubblici, l’abbondanza di verde, la diffusione dell’istruzione, la gestione dei rifiuti e il coinvolgimento della popolazione la rendono un vero modello di città sostenibile, forse poco conosciuto al di fuori dei confini brasiliani.
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Il Solar Decathlon China, spunti sostenibili dall’oriente
2 Papi e 2 Santi
Violenza domiciliare. Ennesimo caso ad Anzio.
L’uomo è ciò che mangia
La malnutrizione per difetto si ritrova
sia nei cosiddetti Paesi del terzo Mondo,sia nei Paesi etichettati
come Sviluppati.AC/DC: presto lo scioglimento
Dove circola una voce, però, spesso un'altra le va a ridosso. Se la radio ha fatto notizia, la carta stampata non vuol’essere certo da meno: il giornale “The Australian” sostiene che a partire dal primo maggio, il gruppo è pronto a iniziare una sessione di sei settimane in uno studio discografico di Vancouver. La notizia però non è sta confermata ne tantomeno smentita dai press agent degli Ac/Dc.
Sebbene il gruppo sia considerato universalmente come australiano, quasi tutti i suoi membri sono nativi britannici. Gli AC/DC sono tra i gruppi di maggior successo nella storia del rock: i loro album hanno venduto oltre 200 milioni di copie nel mondo,,di cui oltre 71 milioni nei soli Stati Uniti.
Una scuola di terra e bambù
Il progetto ha visto la collaborazione di tecnici e architetti, arrivati dall’Austria e dalla Germania, ed è divenuto subito un’attrazione regionale di intere famiglie che arrivano per ammirarla, a piedi o in risciò, da chilometri di distanza. E’ un grande esempio di rivisitazione di materiali bio e tecniche di costruzione e rappresenta una risposta semplice ad esigenze enormi. La Meti School riempie d’orgoglio i suoi 164 allievi, che l’hanno costruita con le proprie mani, insieme agli insegnanti e ai genitori. L’architetto Anna Heringer li descrive così: <<Per sei mesi, invece di fare sport o pittura, si sono dati da fare nel cantiere come in un laboratorio. E la loro emozione era la nostra. Non riesco ancora a credere che ogni centimetro cubo di questi muri sia stato trasportato sulle nostre teste e modellato dalle nostre mani.>>Studente morto con un coltello nel cuore
Fecondazione eterologa: La Corte Costituzionale boccia la Legge 40
Ciao, tu lo conosci TED?
Nel 2014 TED compie 30 anni. Nasce infatti nel 1984 dall'iniziativa di Richard Saul Wurmann, un designer americano che cercava di creare un luogo di incontro tra tecnologia e nuovi media. Nel 2002 il passaggio di consegne all’imprenditore tecnologico Chris Anderson. Ma come funziona? Spieghiamo prima di tutto l’accostamento al Bilderberg. La quota annuale per partecipare fisicamente alle conferenze che si tengono in gran parte tra gli Stati Uniti e il Canada (solo da pochi anni si tiene un TED-global in UK) è di 6000$. Ma ciò che lo distingue nettamente dalla temuta riunione segreta è l'apertura dei contenuti; ted.com contiene quasi 2000 interventi, tutti disponibili gratuitamente. Economia, tecnologia, ambiente, salute, politica sono solo alcune delle tags rintracciabili.
Tempo di durata dell'intervento improrogabilmente entro i 18 minuti. Argomentazioni quindi mirate, chiare e quanto il più possibile coinvolgenti. Una modalità di presentare che sta influenzando lo stesso concetto di conferenza. Un vero e proprio strumento di globalizzazione della conoscenza. Una diffusione molto efficace grazie soprattutto al sistema di traduzione (le conferenze sono sottotitolate e i contenuti tradotti in 21 lingue, tra cui l'italiano) che permette la comprensione anche ai meno avvezzi all'inglese. Una fonte di informazione non convenzionale e altamente competente che permette a chiunque di tenersi aggiornato sui risultati più innovativi che si stanno raggiungendo nel campo della ricerca. Non la classica lezione accademica, ma uno sguardo reale e creativo al mondo delle idee e di quello che nel futuro potrebbe essere la quotidianità.
Quanti schiavi lavorano per te?
"Considera che costui, che tu chiami tuo schiavo, è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira, vive, muore come te! Tu puoi vederlo libero, come lui può vederti schiavo.È uno schiavo. Ma forse è libero nell'animo. È uno schiavo. E questo lo danneggerà? Mostrami chi non lo è: c'è chi è schiavo della lussuria, chi dell'avidità, chi dell'ambizione, tutti sono schiavi della speranza, tutti della paura.” Seneca, epistola 47 (circa 2014 anni fa)Il sito è stato lanciato nel 2011 dall'organizzazione non-profit omonima di James Dillon insieme al Dipartimento di Stato americano contro la schiavitù, ed è stato usato nel 2013 da quasi due milioni di persone. Attraverso un test composto da 11 step , molto ben strutturato graficamente, il sito aiuta ad effettuare questo calcolo. Si inserisce la città di provenienza, il tipo di casa in cui si abita solitamente e poi tutti gli oggetti che caratterizzano la vita quotidiana. Tutti i dati inseriti vengono sommati per dare il risultato finale. Il sito spiega anche in che modo viene calcolato questo risultato: viene fatta un' analisi dell’utilizzo medio del lavoro forzato in più di 400 prodotti delle marche più famose, un algoritmo stabilisce poi il numero minimo di schiavi costretti a produrli. Il sito poi sottolinea quante persone sono schiavizzate dalla prostituzione e dalla droga, anche le nostre abitudini che teniamo nascoste sono figlie della schiavitù. Nella pagina del risultato finale leggiamo che il sito ci vorrebbe fornire il nome dei marchi sicuri, quelli che sicuramente non utilizzano la schiavitù per produrre i loro prodotti, ma ancora non possono perchè la lotta contro la schiavitù non è una priorità nell'attuale sistema economico. Per approfondire ulteriori aspetti della schiavitù ai giorni nostri si può visitare questa pagina nel blog Made in a free world padre del sondaggio. Leggendo l'etichetta della prossima t-shirt che acquisterai avrai uno spunto in più per riflettere.




















