Ciao, tu lo conosci TED?

Il riferimento ad una celebre battuta della nota sitcom americana How i met your mother nasce spontaneo. TED (acronimo di Technology Entertainment Design) è il network di conferenze più influente del mondo. Valerio Bazzan su pagina99 l’ha definito il “Bilderberg delle idee”, della cultura mondiale. E non a torto. Le menti più brillanti degli ultimi 30 anni sono passate di qui. Da Bill Gates a Steve Jobs, giusto per richiamare due nomi noti all’immaginario collettivo. Quello che accomuna tutte i relatori da tutto il mondo sono appunto le idee. Da condividere e su cui collaborare. E sono proprio la condivisione e la collaborazione, oltre naturalmente l’innovazione, i principi cardine dell’iniziativa. Ideas worth spreading.

Nel 2014 TED compie 30 anni. Nasce infatti nel 1984 dall'iniziativa di Richard Saul Wurmann, un designer americano che cercava di creare un luogo di incontro tra tecnologia e nuovi media. Nel 2002 il passaggio di consegne all’imprenditore tecnologico Chris Anderson. Ma come funziona? Spieghiamo prima di tutto l’accostamento al Bilderberg. La quota annuale per partecipare fisicamente alle conferenze che si tengono in gran parte tra gli Stati Uniti e il Canada (solo da pochi anni si tiene un TED-global in UK) è di 6000$. Ma ciò che lo distingue nettamente dalla temuta riunione segreta è l'apertura dei contenutited.com contiene quasi 2000 interventi, tutti disponibili gratuitamente. Economia, tecnologia, ambiente, salute, politica sono solo alcune delle tags rintracciabili.

Tempo di durata dell'intervento improrogabilmente entro i 18 minuti. Argomentazioni quindi mirate, chiare e quanto il più possibile coinvolgenti. Una modalità di presentare che sta influenzando lo stesso concetto di conferenza. Un vero e proprio strumento di globalizzazione della conoscenza. Una diffusione molto efficace grazie soprattutto al sistema di traduzione (le conferenze sono sottotitolate e i contenuti tradotti in 21 lingue, tra cui l'italiano) che permette la comprensione anche ai meno avvezzi all'inglese. Una fonte di informazione non convenzionale e altamente competente che permette a chiunque di tenersi aggiornato sui risultati più innovativi che si stanno raggiungendo nel campo della ricerca. Non la classica lezione accademica, ma uno sguardo reale e creativo al mondo delle idee e di quello che nel futuro potrebbe essere la quotidianità.

domenica 6 aprile 2014

Quanti schiavi lavorano per te?

"Considera che costui, che tu chiami tuo schiavo, è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira, vive, muore come te! Tu puoi vederlo libero, come lui può vederti schiavo.È uno schiavo. Ma forse è libero nell'animo. È uno schiavo. E questo lo danneggerà? Mostrami chi non lo è: c'è chi è schiavo della lussuria, chi dell'avidità, chi dell'ambizione, tutti sono schiavi della speranza, tutti della paura.” Seneca, epistola 47 (circa 2014 anni fa)

Ti sei mai posto questa domanda? Quanti schiavi lavorano per te? Nel mondo ci sono 30 milioni di persone che lavorano in condizioni di schiavitù, non bisogna nemmeno andare lontano, pensare al paese più povero dell'Africa basta infatti pensare ai campi di pomodori o altri prodotti agricoli del sud/ nord Italia presenti nella filiera delle multinazionali alimentari. Ai vari tipi di schiavitù elencati da Seneca si può aggiungere un nuovo tipo di schiavitù : la schiavitù del consumismo, consumata nei sempre più numerosi mega centri commerciali. Se ancora non sai rispondere alla domanda iniziale o pensi che sia una domanda ridicola nel 2014, puoi trovare una risposta su questo sito: Slaveryfootprint.org .

Il sito è stato lanciato nel 2011 dall'organizzazione non-profit omonima di James Dillon insieme al Dipartimento di Stato americano contro la schiavitù, ed è stato usato nel 2013 da quasi due milioni di persone. Attraverso un test composto da 11 step , molto ben strutturato graficamente, il sito aiuta ad effettuare questo calcolo. Si inserisce la città di provenienza, il tipo di casa in cui si abita solitamente e poi tutti gli oggetti che caratterizzano la vita quotidiana. Tutti i dati inseriti vengono sommati per dare il risultato finale. Il sito spiega anche in che modo viene calcolato questo risultato: viene fatta un' analisi dell’utilizzo medio del lavoro forzato in più di 400 prodotti delle marche più famose, un algoritmo stabilisce poi il numero minimo di schiavi costretti a produrli. Il sito poi sottolinea quante persone sono schiavizzate dalla prostituzione e dalla droga, anche le nostre abitudini che teniamo nascoste sono figlie della schiavitù. Nella pagina del risultato finale leggiamo che il sito ci vorrebbe fornire il nome dei marchi sicuri, quelli che sicuramente non utilizzano la schiavitù per produrre i loro prodotti, ma ancora non possono perchè la lotta contro la schiavitù non è una priorità nell'attuale sistema economico. Per approfondire ulteriori aspetti della schiavitù ai giorni nostri si può visitare questa pagina nel blog Made in a free world padre del sondaggio. Leggendo l'etichetta della prossima t-shirt che acquisterai avrai uno spunto in più per riflettere.


                                                                                                               
                                                                                                             Augusto Piazza

Il Cile trema: notte tra panico e terrore

Notte dominata dal panico quella vissuta dal Cile e dalle nazioni a lui confinanti. Durante i quindici minuti antecedenti alle 21 (ora locale), la parte settentrionale del Paese è iniziata a tremare a causa di un terremoto di magnitudo 8.2 della scala Richter. Come il protocollo per la sicurezza prevede, è stato diffuso immediatamente anche l’allarme tsunami (rimasto in vigore per sei ore), in conseguenza della vicinanza del punto di origine del sisma con il mare, tant’è che le onde sono arrivate a misurare un’altezza di circa due metri in quella zona; l’epicentro della scossa è stato localizzato circa 90 km a nordovest della zona di Iquique, dove ci sono stati danni all'aeroporto e alcune delle abitazioni più fragili sono crollate; questa è stata la città più colpita insieme ad Arica, vicino alla frontiera con il Perù, dove il sisma ha provocato anche incendi e l'interruzione della fornitura di energia elettrica.
Nonostante i vari interventi effettuati dalle autorità, come quello di evacuare il 100% della popolazione abitante sulla costa, precauzione adottata anche dall’Ecuador e dal Perù, oppure quello di chiudere tutte le scuole del Paese, non sono mancate purtroppo le vittime: cinque le persone che hanno perso la vita, quattro uomini e una donna. La televisione cilena ha trasmesso immagini di ingorghi nelle strade dove la gente si è riversata in preda al panico e ha cercato subito di allontanarsi dalla zona colpita e a rischio tsunami. Almeno otto forti scosse di assestamento - una delle quali di 6,2 gradi - hanno seguito quella principale.
Come spesso, purtroppo, accade, le tragedie portano con loro altre cattive notizie: sempre ad Inquique, negli attimi successivi al terremoto, 300 detenute di un carcere femminile sono riuscite ad evadere: 39 sono state prontamente prese sotto custodia dalla polizia locale, mentre le restanti sono latitanti. 

                                                                                                   Marco Harmina
mercoledì 2 aprile 2014

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Provate ad immaginare se piano piano cominciaste a non riuscire a dare un nome a ciò che vedete,o confondeste gli oggetti tra loro.
Provate ad immaginare se,di questo vostro deficit,ne fossero tutti consapevoli tranne voi. Questo è quello che è successo al sig. P.
Il sig. P. era un uomo normale,un musicista brillante e possedeva anche un certo senso dell’humor. Proprio per questa sua caratteristica,forse,all’inizio chi lo conosceva non si è preoccupato quando ha cominciato a trattare i parchimetri della strada come se fossero bambini,dando loro degli affettuosi colpetti in “testa”. Solo in seguito si è chiarito come il sig. P.  vedesse effettivamente dei bambini al posto dei parchimetri.
Decise,quindi, di rivolgersi a Oliver Sacks,neurologo britannico,il quale pensò in seguito di raccogliere tutte le esperienze cliniche più strane capitate nella sua vita,tra cui quella del sig.P, in un saggio neurologico: 
“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”.

Il titolo del saggio riprende proprio da un episodio accaduto al sig. P.
Alla fine di una visita,infatti,il sig.P,congedandosi dal neurologo,scambiò la testa di sua moglie per un cappello e cercò di indossarlo. Un altro giorno,invece,il dottor Sacks gli chiese di dare un nome a un oggetto propostogli. Il sig.P,non riuscendo a definirlo,cominciò a descriverlo così: “ « Una superficie continua, avvolta su se stessa. Dotata... » esitò « di cinque estremità cave, se così si può dire. [...] Un qualche contenitore? “. Solo in seguito, indossandolo per sbaglio,capì: “Dio mio,è un guanto!”
Il sig. P,però,non aveva nessun disturbo di tipo visivo e il suo livello di intelligenza non era affatto calato. In lui era, “semplicemente”,scomparsa la capacità di assegnare un significato agli oggetti che vedeva,se non utilizzando altri sensi.
Il sig. P era,in definitiva, affetto da Agnosia.
L’Agnosia è un difetto percettivo,congenito o acquisito del Sistema Nervoso Centrale,a causa del quale si denota mancanza di riconoscimento di oggetti,persone,forme,colori,odori,suoni,con possibilità di coinvolgimento di ognuno dei cinque sensi (il sig.P, ad esempio, presentava Agnosia visiva).
Già nel 1890 il neurologo H.Lissauer aveva ipotizzato un modello di riconoscimento degli oggetti basato su due livelli (modello ancora valido,seppur varie teorie hanno approfondito le modalità di elaborazione degli stimoli). Di base, comunque, il riconoscimento degli oggetti avviene in primo luogo mediante l’integrazione delle informazioni sensoriali provenienti da recettori periferici,integrazione che si fa complessa a livello encefalico. In seguito, si denota il fenomeno associativo,ossia il confronto tra ciò che percepiamo e ciò che già conosciamo. A seconda che il deficit sia nel primo o nel secondo livello,si parlerà di agnosia appercettiva o associativa. Nel primo caso il paziente non sarà in grado neppure di descrivere l’oggetto,o di distinguerlo da oggetti simili; nel secondo caso,invece,il paziente darà un’ottima descrizione dell’oggetto in questione,ma non ne capirà l’utilizzo.
Un tipo particolare di agnosia è la Prosopagnosia, ossia l’incapacità di riconoscere i volti delle persone,anche quelli familiari, associata a un danneggiamento dei circuiti occipito-temporali. Proprio per questo tipo specifico di deficit,però,sono stati effettuati degli studi che mostrano come il paziente presenti,seppur senza riconoscimento esplicito,una risposta di tipo affettivo/emotivo. Ciò apre la strada alle ipotesi sul ruolo delle emozioni nel riconoscimento dei volti. Insomma, lo studio di questi tipi di deficit è tutta da percorrere,nella speranza di poter salvare altre persone dalla perdita di una capacità fondamentale: il riconoscimento del mondo che ci circonda.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 K.M.

"IL CUORE PULSANTE DI ROMA NON E' CERTO IL MARMO DEL SENATO, MA LA SABBIA DEL COLOSSEO"

“I tifosi della Roma penso che meritano di avere uno stadio personale, uno stadio unico, uno stadio che faccia veramente venire la pelle d’oca”.



È stato presentato stamane in Campidoglio l’ultima follia romana targata Usa: lo stadio della Roma. Bellissimo. L’ultima volta che una tale costruzione venne affiancata al nome della squadra capitolina, fu precisamente 4 anni fa; ai posti del presidente Pallotta e del sindaco Marino, sedevano Gianni Alemanno e Rosella Sensi, protagonisti di mandati molto simili tra loro: marginali. “Forse non si è capito, ma abbiamo voltato pagina”, Ignazio Marino. Il nuovo stadio della Roma avrà una capienza di 52.500 posti, ma, nel caso di un’occasione speciale, come può essere quella di una finale di Champions League, possiederà la capacità di arrivare a quota 60mila; sarà ultramoderno, con una tecnologia stupefacente, attento alla sostenibilità e al rispetto dell'ambiente, con la tecnologia wi-fi in tutta la struttura, che consenta a tutti gli spettatori anche di poter ordinare da mangiare dal proprio posto o avere una guida virtuale per arrivarci.



Il nome dell’architetto che ha ricevuto l’onore di poter donare un nuovo Colosseo ai romani è Dan Meis, che ha più volte espresso la sua totale devozione al progetto e come abbia voluto porre la gloriosa voce di Roma al centro del nuovo stadio: "La potenza della Curva Sud non la potevamo trascurare. Sarà parte rilevante dell'impianto, un'area di 14mila posti a ridosso del campo, uno spicchio particolare dello stadio”; le tribune saranno vicine al campo al modo dei migliori stadi europei, come l’Inghilterra, prima di tutte, ha insegnato. Meis ha poi spiegato come lui ed il suo staff abbiano voluto cercare di prendere la maestosità dell’Anfiteatro Flavio e stravolgerlo, portarlo al futuro, facendogli compiere un balzo di circa 2000 anni: “abbiamo preso il concetto del muro del Colosseo: un muro scorrevole, un modo per creare un nuovo Colosseo". L’impianto sorgerà vicino al fiume Tevere, nella zona di Tor di Valle, a sud-ovest di Roma, non lontano dall'aeroporto di Fiumicino e dal centro città. Proprio in questa zona saranno molte le modifiche e le migliorie da apportare in termini soprattutto di viabilità. "Non si aprirà il nuovo stadio della Roma se prima non saranno completate tutte le opere infrastrutturali. , ha però sentenziato Marino. "Vogliamo verificare gli aspetti che riguardano l'equilibrio economico e soprattutto quello che riguarda non solo i tifosi della Roma, che per noi sono molto importanti, ma anche i vantaggi che da questa opera potranno provenire in termini di mobilità urbana'', ha evidenziato il primo cittadino della Capitale. 



Sembra tutto un sogno, ma i sogni, si sa, sono costretti prima o poi a confrontarsi con la realtà, la fredda realtà dei numeri e delle cifre: questo ambizioso progetto costerà alla cordata americana circa 300 milioni di euro, somma che potrebbe toccare il tetto massimo di un miliardo. Aperta allora la caccia a nuovi investitori: ''il progetto sarà finanziato da investitori privati, non ci saranno fondi pubblici e del municipio. È importante avere uno stadio per far sì che la Roma diventi una squadra leader, la più grande a livello mondiale. Ci serve lo stadio per arrivare a questo obiettivo", queste le parole di James Pallotta. Già sono note alcune partnership straniere come la Disney, interessata ad aprire dei punti vendita all’interno della struttura, e la Nike, che vuole creare un mega store allo stadio, con uno schermo gigante sulla facciata dove sorgerà una sorta di anfiteatro all'aperto per poter seguire le gare in trasferta della Roma o anche dei film.



Dan Meis, assieme al costruttore incaricato, Luca Parnasi, avranno due anni di tempo a disposizione, tempo stabilito dal presidente della Roma ed il sindaco della città, qui le sue parole: "A Pallotta lancio una sfida, vogliamo che Totti e gli altri possano giocare in questo stadio che fa orgoglio alla nostra città già nella stagione 2016-2017". Ed è qui che si torna, di nuovo, alla realtà: la burocrazia italiana. Tutti sanno quanto un’opera di questo calibro possa occupare tempo e denaro nel nostro belpaese, ma Parnasi sembra ottimista: "Quando il progetto verrà autorizzato speriamo che i tempi saranno quelli che la legge sugli stadi prevede: nove mesi al massimo come termine ultimo per avere l'ultimo progetto, dopodiché il permesso finale equivale al permesso di costruire quindi si dovranno portare le ruspe e le gru per iniziare i lavori. Idealmente entro la fine dell'anno si potrebbe partire".



In Campidoglio questa mattina erano presenti anche alcuni esponenti dello spogliatoio giallorosso: ''Più che un obiettivo è una speranza, non per me ma per i tifosi della Roma. Avere uno stadio proprio è una cosa che coinvolge tutti, speriamo di onorare questo grandissimo impegno che abbiamo preso. Io capitano nel nuovo stadio? Può darsi, vediamo come staremo tutti quanti'', ha risposto Capitan Totti. "Questa sarà la nostra nuova casa, quello che mi piace è il prato al centro dell'impianto su cui dobbiamo continuare a scrivere la storia della Roma", ha aggiunto l'allenatore della Roma Rudi Garcia, che poi ha continuato: "il progetto del nuovo stadio è fantastico, quello che mi piace è che potremo vederci anche una finale di Champions League. Sarà sul campo dove dovremo poi scrivere ancora la storia della Roma, con questo stadio sarà più facile raggiungere certi traguardi". Entusiasta anche Daniele De Rossi. ''La speranza è che questi lavori siano molti veloci e nel frattempo continuare a dare gioia ai nostri tifosi nel vecchio stadio, per arrivare a questo con dei trofei importanti".

È un tifoso quello romanista in preda alle emozioni. Il suo cuore sta ancora correndo con Florenzi sotto la curva, i suoi occhi sono passati dalla maglia baciata nel momento dell’esultanza, al nuovo circo dei giochi, il nuovo Colosseo. Finalmente potrà vedere la propria squadra sedere al posto che gli spetta, lì, tra le più belle donne del panorama europeo; potrà ammirare tutta la sua avvenenza da bordo campo, circondata dalle voci di “tanta e tanta gente che ha fatto innammora'”. Il nuovo stadio non è ancora in costruzione, ma in cuor suo, il tifoso giallorosso che dei tifosi è sempre il più, già si vede, si immagina di dire addio, di abbracciare, come si fa con un vecchio amico , uno stadio che è stato teatro di dolori e di altrettante gioie ed andare incontro al futuro, vedendo magari l’Eterno Capitano, passare il testimone -lo scettro di Roma- al suo vice, Capitan Futuro.

Marco Harmina

Un americano a Roma: Capitale prigioniera di Obama

Ebbene non si tratta di una rivisitazione dell’omonimo film interpretato dal celebre Alberto Sordi, ma del soggiorno di Barack Obama a Roma. Il presidente a bordo del Boeing 747 Air Force One , arrivato da Bruxelles, è atterrato ieri, 26 marzo 2014, intorno alle 21.20 all’aeroporto di Fiumicino. Ad accoglierlo l’ambasciatore statunitense John Philips e l’omologo presso la Santa Sede, Kenneth F. Hackett. Intanto Roma si è trasformata, e ha messo in campo imponenti misure di sicurezza per accogliere il Presidente degli Stati Uniti, con zone rosse intorno ai luoghi che verranno da esso visitati. Nei giorni precedenti all’aeroporto di Ciampino sono atterrati circa una decina di aerei C-130, dai quali sono usciti oltre 20  auto corazzate con a bordo gli uomini della sicurezza della Casa Bianca.  A scortare costantemente il presidente,  in tutto ci sono almeno duecento agenti delle forze speciali statunitensi e dei corpi militari, tra cui anche una rappresentanza dei marine.
La polizia di frontiera di Fiumicino ha scortato Obama fino all’uscita dall’aeroporto. Poi il compito è stato affidato alle forze speciali italiane, come i Nocs (Nucleo Operativo Centrale di Sicurezza) e il Gis (Gruppo di Intervento Speciale).  La  limousine superblindata di Obama, conosciuta come «The Beast», con bandierina Usa da un lato e italiana dall'altra, è stata e sarà scortata, oggi e domani, da elicotteri, oltre 30 vetture, tra gli agenti del Secret Service Usa e quelli delle forze dell'ordine italiane, 6 furgoni e 12 moto. Tiratori scelti sorveglieranno per le prossime ore Campidoglio, Palazzo Chigi, Vaticano, Quirinale, Villa Madama. Ad accogliere il presidente fuori Villa Taverna, vi sono stati una folla di curiosi ed un imponente schieramento della sicurezza. In attesa dell’arrivo del presidente nella residenza, la stanza che accoglie Obama è stata controllata, sigillata ed isolata dagli addetti alla sicurezza della Casa Bianca. Nei pressi di Villa Taverna è vietata per le prossime ore la circolazione delle auto: transita solo chi ha il pass speciale dell’ambasciata Usa. Al passaggio del serpentone di metallo, nella giornata di oggi e di domani,  saranno create 10 minuti prima del transito delle zone rosse vietatissime alle auto. Inoltre l’imponente piano di sicurezza prevede la rimozione di auto in sosta e di cassonetti lungo i percorsi, il controllo dei tombini e posti di blocco. Ma i romani si accorgeranno della presenza di Obama anche grazie ai telefoni cellulari, ancor prima dell’incombente numero di Tweet e stati su Facebook, perché verranno isolati i segnali della rete.
Per Obama un’agenda ricca di incontri. Alle 10.30 Obama incontrerà papa Francesco, poi alle 12.30  il pranzo al Quirinale con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano definito «una roccia per l’Italia», e in seguito, alle 14.30, l’incontro a Villa Madama con il premier Matteo Renzi e il suo governo. All’ordine del giorno ci sono temi delicati, dalla questione Ucraina a quella dei Marò. Nel pomeriggio, invece, Obama si concederà anche un momento di svago e cultura con una visita al Colosseo accompagnato da un archeologo della Sovrintendenza di Roma. In occasione della sua visita, il Foro romano e il Palatino chiuderanno anticipatamente alle 13. Poi ci saranno le bonifiche degli artificieri all’interno e fuori dal monumento. La sua partenza è fissata per la mattina di  venerdì 28 marzo.
Per l’occasione è stato attuato inoltre un Piano di Soccorso per Emergenza presso il Policlinico Gemelli che prevede una massima allerta per tutti i servizi. È stata disposta un’area di servizio per eventuali attacchi di natura chimica, con tenda di decontaminazione e aree di isolamento in casi di contaminazioni biologiche.
L’ Agenzia per la mobilità  ha comunicato che le limitazioni al traffico sono previste nella zona tra Villa Borghese, via Veneto e Porta Pinciana, in piazza Bocca della Verità e largo di Torre Argentina e su alcune strade all’interno del rione Trastevere. Per giovedì 27 marzo sono previste limitazioni al traffico anche nell’area tra via Giulia, largo Fiorentini, vicolo della Moretta, via di Sant’Aurea, piazza dè Ricci, piazza Vincenzo Pallotti, via dei Cartari, via Larga e via del Pellegrino. Chiusa la fermata Colosseo della linea B e deviate le linee 52, 53, 168, 217, 233 e 910.
Nella giornata di ieri non sono mancate proteste da parte di movimenti di estrema destra, tra cui quello del Movimento Sociale Europeo che ha affisso alcuni manifesti che recitano : «Roma sta con Putin. Obama ospite indesiderato». Inoltre nella giornata di oggi, alle 16, i Cobas e movimenti antagonisti, hanno annunciato un movimento “anti-Nato” a via Venuto, circa 100 metri della sede dell’Ambasciata Statunitense.
Francesca Pistolini



giovedì 27 marzo 2014

Ecobiocap: la rivoluzione non nel contenuto ma nell'imballaggio

Quasi tutti i prodotti che consumiamo nella nostra quotidianità sono confezionati e sovra-confezionati per assicurarne la qualità e la sicurezza. Spesso però non pensiamo alla vita media di una confezione che dura il tempo di scartare un prodotto e diventa immediatamente spazzatura. La mole di spazzatura prodotta da gli imballaggi è diventata così la fonte più grande di rifiuti legati al consumismo, e se non realizzata con materiali riciclabili o biodegradabili diventa anche la più importante fonte di inquinamento che permane nell'ambiente per un lasso di tempo che, se paragonato a quello della durata media della nostra vita, diventa eterno. Lo sviluppo di un materiale adatto al confezionamento dei cibi, completamente biodegradabile e soprattutto competitivo sul mercato è lo scopo per cui è nato il progetto Ecobiocap (Ecoefficient Biodegradable Composite Advanced Packaging), che vede coinvolti numerosi enti privati e università europee tra cui figura anche l’università degli studi di Roma la Sapienza. Il progetto si è focalizzato sul confezionamento di quei cibi che hanno vita più breve sul mercato tra cui i cibi freschi a breve scadenza. Lo scopo principale è stato quello di creare un materiale in grado di competere con le attuali bio-plastiche già presenti sul mercato che, anche se sono biodegradabili, hanno un alto costo di produzione dovuto all'elevato utilizzo di acqua, energia e soprattutto biomassa vegetale; necessario per la loro realizzazione. Si è pensato cosi di utilizzare i prodotti di scarto della filiera della produzione alimentare, industrie casearie, della birra, della produzione dell'olio e di tutti i prodotti legati ai cereali, scarti largamente disponibili e a costo zero. Da questi materiali di scarto è possibile creare biopolimeri, fibre e bio-poliesteri per realizzare confezioni che oltre ad essere ad impatto zero, riducono lo spreco e sono state ideate per mantenere il contenuto in sicurezza in maniera atossica. E' stata data anche priorità al design del prodotto per renderlo accattivante sul mercato. Attraverso questa collaborazione tutta europea è stato ideato un prodotto environment-friendly che presto sarà sul mercato. Finalmente l'uomo ha capito e sta facendo dei lenti passi verso quello che la natura ha sempre saputo: nulla si crea, nulla si distrugge tutto si riutilizza. L'innovazione diventa sempre più green.


Per approfondire: http://www.ecobiocap.eu/index.php


                                   
                                                                                                                     Augusto Piazza

CROSTATA RICOTTA & CIOCCOLATA

Quest’anno purtroppo la primavera ci ha dato solo un timido assaggio, quindi per oggi vi propongo una ricettina che ci tiri un po' su il morale. 
La crostata di cioccolata e ricotta è sicuramente un super classico. Anche perché quando si tratta di cioccolata...non esistono stagioni!



COSA OCCORRE
Teglia (meglio se 24 cm) 
Mattarello

INGREDIENTI:
Per la frolla 
- 300 gr di farina 00
- 100 gr di zucchero
- 100 gr di burro
- 2 uova
- 1 cucchiaino di lievito per dolci
- 1 bustina di vanillina
Per il ripieno 
- 500 gr di ricotta
- 100 gr di zucchero
- 150 gr di gocce di cioccolata
- Fialetta al rum (qualche goccia)
- 1 uovo

TEMPO DI COTTURA:
40 minuti in forno gia caldo, 180 gradi

Per prima cosa prepariamo la frolla della nostra crostata, non spaventatevi è più semplice di quanto sembri. In una ciotola disponiamo la farina con al centro le uova, lo zucchero, il lievito, vanillina e il burro a tocchetti ammorbidito.
Lavoriamo gli ingredienti fino ad amalgamarli bene, dopodiché passiamo il tutto su un piano in modo che si possa lavorare con le mani. Impastiamo (con l’aiuto di un po di farina per non farla attaccare) fino ad ottenere un composto liscio e ne facciamo una palla che avvolgeremo poi con la pellicola. La disponiamo in frigo e lasciamo riposare per almeno 30 min. 

Nel frattempo, prepariamo la farcitura. Lavoriamo la ricotta in modo che diventi quasi una crema, uniamo lo zucchero e le uova, sempre mescolando aggiungiamo il rum ed in ultimo le gocce di cioccolata Trascorso il tempo di riposo della frolla, la togliamo dal frigo e con l'aiuto del mattarello la stendiamo. Imburriamo per bene una teglia e stendiamo la nostra frolla, mi raccomando ricordatevi di tenerne un po da parte per fare le striscioline da applicare sopra la crostata. Una volta foderata la teglia, inseriamo il nostro ripieno. Con l'aiuto di un coltello (o una rotellina per tagliare i ravioli se vogliamo farle zigrinate), tagliamo le nostre strisce. Inforniamo il tutto per 40 min circa a 180 gradi. Una volta tolta dal forno la torta va lasciata raffreddare in modo che la ricotta si solidifichi. Et voilà, una dolce crostata facile e veloce.

CONSIGLI :
- Se non avete tempo per fare la frolla, potete comprare quella già pronta. La trovate al supermercato nel banco frigo.
Io però se riesco cerco sempre di farla in casa, in modo da essere sempre sicura degli ingredienti siano freschi.
- Se non avete le gocce di cioccolata, potete usare una tavoletta di cioccolata sminuzzata. Cercate di fare i pezzettini il più piccoli possibile, altrimenti rischiate che a causa del peso, durante la cottura finiscano tutti sul fondo. 
Ora non vi resta che mettervi i guanti da forno... E via!

Elena Guglielmino

Château La Coste, una passeggiata tra vino ed architettura

Nel cuore della Provenza, a metà strada tra Marsiglia e Aix-en Provence, troviamo questo meraviglioso “villaggio” di arte, vino e architettura. L’idea viene ad un facoltoso immobiliarista, proprietario di lussuosi alberghi a Londra e a Dublino, il quale decide di comprare a Le Puy-Ste-Réparade, in Provenza, circa 200 ettari di campagna, di cui 130 coltivati a vigna, e di trasformarli in un immenso museo a cielo aperto. Nasce così Château La Coste: una cantina vinicola e un suggestivo percorso tra architetture e sculture immerse nella natura. Famosi artisti ed architetti vengono invitati a visitare la proprietà e a scoprire la bellezza del paesaggio, in seguito essi dovranno scegliere il contesto più adeguato per l’opera e dare sfogo alla propria creatività. Appena entrati troviamo la meravigliosa opera di cemento e vetro dell’architetto giapponese Tadao Ando, affiancata da un grande specchio d’acqua nel quale troviamo le prime sculture: il grande ragno, opera di Luise Bourgeois, e sul versante opposto le sculture di Calder e Hiroshi Sugimoto che creano suggestivi riflessi nell’acqua. Tra i vigneti, nella parte più bassa della tenuta, troviamo invece l’opera di Jean Nouvel, al quale è stata affidato il progetto della cantina vinicola. Il risultato è un semicilindro diviso in due sezioni, direttamente poggiato sul terreno, lucido ed interamente metallico, che accoglie macchine per la spremitura delle uve e impianti per l’imbottigliamento.

La passeggiata che ci accompagna tra le colline di Château La Coste comincia con una imponente muratura di pietre composite, opera dell’artista Sean Cully, passando tra le lame in acciaio infisse nel terreno di Richard Serra e le inquietanti installazioni di Tunga, costituite da archi spezzati a cui sono sospesi dei corpi di notevole peso e dimensione, fino ad arrivare all’opera di Andy Goldworthy, che ha inserito in una grotta leggermente illuminata, un nido formato dall’intreccio di tronchi, trasformandola in una cupola ipogea dalla quale è possibile vedere in lontananza il paesaggio circostante. Si giunge così al punto più alto del percorso, dove abbiamo un altro intervento di Tadao Ando, una piccola cappella in pietra circondata da un involucro vetrato. Proseguendo poi tra le varie sculture, tra le quali quella di Guggi e la forma perfetta, lucida e mono-materica di Tom Shannon, si arriva all’altro padiglione, sempre di Tadao Ando, un cubo in legno a cui si accede tramite un percorso protetto, in cui regna la semioscurità e nel quale sono posizionati quattro cubi traslucidi che denunciano il degrado ambientale al giorno d’oggi. Alla fine del nostro percorso, su una vasta distesa erbosa, troviamo il Music Pavillon di Frank Gehry , un auditorium all’aperto, creato nel 2008 per la Serpentine Gallery di Londra e traferito poi a in Provenza , che con la sua struttura in acciaio, vetro, legno e pietra e i suoi toni ben diversi da quelli iniziali, rappresenta l’ultimo scenario di questo suggestivo “villaggio”. 

Château La Coste è un viaggio tra le vaste distese di vigneti, degustando del buon vino, incuriositi da insoliti oggetti che spuntano improvvisamente dal terreno durante il cammino, godendo del silenzioso e piacevole paesaggio. Scoprire l’architettura, immedesimarsi negli artisti e nelle loro suggestioni.

Federica Salvatore

Lettori fissi

Popular Post

Punto&Virgola - The blog. Powered by Blogger.

- Copyright © Punto&Virgola - The blog -Metrominimalist- Powered by Blogger - Designed by Johanes Djogan -