L'uomo prova a riscrivere il codice genetico



Anche se il titolo potrebbe essere troppo ambizioso, il risultato raggiunto da Floyd Romesberg e colleghi dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California è sorprendente e segna un importante passo avanti nel mondo della ricerca e dell'ingegneria genetica. Il nostro codice genetico è formato da quattro basi azotate: Adenina, Citosina , Guanina e Timina (A, C, G,T) che appaiandosi formano la doppia elica del DNA. A seconda della loro posizione lungo il DNA esse determinano il patrimonio genetico e quali saranno le proteine prodotte da un determinato organismo. La sfida del gruppo di ricerca di Romesberg è stata quella di aggiungere ai quattro nucleotidi del DNA due nucleotidi creati sinteticamente in laboratorio denominati d5SICS e dNAM. Gli scienziati hanno prima verificato se il nuovo DNA potesse replicarsi correttamente in provetta con l'aggiunta degli enzimi necessari, risultato raggiunto nel 2008.
Floyd Romesberg

"Il grande limite di questo studio è che era condotto in vitro.
 La grande sfida era ottenere un DNA modificato in grado di funzionare nel complesso ambiente di una cellula vivente"

Ed è proprio questo l'obiettivo raggiunto dai ricercatori che hanno inserito il filamento di DNA con i due nucleotidi sintetici in un batterio normalmente utilizzato in laboratorio: E.coli. Un importante problema della ricerca era trovare una molecola in grado di trasportare i nucleotidi sintetici all'interno della cellula, ricerca che non è stata facile. La molecola necessaria è stata trovata in una specie appartenente alle microalghe.
L'esperimento ha dimostrato che il DNA modificato in presenza della molecola trasportatrice riusciva a replicarsi regolarmente e che le cellule di E.coli non perdevano i nucleotidi sintetici per effetto dei meccanismi di riparazione del DNA.


Il passo successivo della ricerca sarà quello di verificare come questi nucleotidi sintetici interagiscono con i meccanismi di trascrizione e traduzione di una cellula vivente. Comunque sia il risultato di questo esperimento apre numerose nuove prospettive, queste le parole di Romesberg:


"In linea di principio, potremmo sintetizzare nuove proteine a partire da questi nuovi amminoacidi non naturali, arrivando in futuro a pianificare la realizzazione di molecole terapeutiche e diagnostiche oltre che reagenti di laboratorio che abbiano le caratteristiche desiderate".

                                                                                                                    Augusto Piazza

Francia: una donna allenerà il Clermont



Helena Costa (Foto da Wikipedia)
Per la prima volta una donna allenerà una squadra di Ligue 2, la Serie B francese: si tratta della portoghese Helena Costa, 36 anni, scelta per la prossima stagione dal Clermont-Foot, squadra della città di Clermont-Ferrand. La scelta della società è stata figlia del nuovo progetto portato avanti con fermezza e innovazione dal presidente Claude Michy, che ha dichiarato: “Questa nomina permetterà alla squadra di entrare in una nuova era, avendo come base i 17 giocatori sotto contratto. A questi, verranno aggiunti giovani cresciuti nel club''. A sorprendere non è solo il sesso della neo “mister”, quanto l’età. 

A ben 36 anni, età in cui molti dei suoi colleghi maschili farebbero non poca fatica a guidare una squadra professionistica, la Costa vanta un curriculum di tutto rispetto: laureata in Scienze sportive con il massimo dei voti per poi lavorare prima come assistente nelle giovanili tra le file del Benfica, poi come allenatrice nei Pulcini, sempre alla corte dei neocampioni di Portogallo. Nel 2005 ha dimostrato di essere una vincente alla guida del Cheleirense, vincendo il campionato regionale. La vittoria è stata determinante per approdare, l’anno successivo, nel calcio femminile, ma non in maniera definitiva: la Costa firma un contratto con i Leixoes prima e i Celtic poi, con il ruolo di talent scout. Quattro anni più tardi arriva la chiamata del Qatar che la vuole assolutamente a rappresentanza della panchina nazionale femminile, opportunità che Helena coglie con grande entusiasmo, tant’è che, terminata l’esperienza di due anni come c.t., è ben felice di proseguire il lavoro sulla panchina dell’Iran. Ora è atterrata in Francia per una nuova avventura calcistica. 

I più informati ricorderanno la prima donna italiana ad approdare nel nostro campionato. L’idea fu di Luciano Gaucci, ai tempi presidente della Viterbese (Serie C1) nel 1999. La prescelta fu Carolina Morace che resistette appena due giornate, una vittoria ed una sconfitta, presentando proprio lei le dimissioni a causa dell’esonero voluto da Gaucci della sua assistente Betty Bavagnoli.
      
Marco Harmina

venerdì 9 maggio 2014

No, non sono in sovrappeso, è che ho diciotto centimetri in meno di altezza


“La società è composta di due grandi categorie di persone: chi ha più cibo che appetito e chi ha più appetito che cibo". Rubiamo la frase da Nicolas Chamfort, scrittore francese del XVIII secolo, che (e in particolar modo la prima parte), per trattare di un grave problema che sta raggiungendo dimensioni enormi a livello mondiale: l’obesità. Per obesità si intende una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, a causa di una malnutrizione per eccesso, in relazione anche ad un’attività fisica insufficiente. Si associano poi diversi altri fattori, tra cui quelli genetici, che però sono ancora sotto studio e di cui si ipotizza una causa poligenetica.


La situazione mondiale risulta essere allarmante: l’11% della popolazione è obesa e circa 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni si trovano già in una situazione di sovrappeso. In Italia, 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale. Gli uomini, più frequentemente presentano un tipo di obesità definito “centrale”, con accumulo di grasso nelle parti alte del corpo (collo, spalle, addome al di sopra dell’ombelico),mentre le donne presentano obesità di tipo “periferico”, nelle parti basse del corpo (addome al di sotto dell’ombelico, fianchi, cosce). Sfatiamo poi il mito che l’obesità è un problema delle persone agiate: un gran numero di obesi sono, anzi, facente parte della media/bassa fascia socioeconomica, con consumazione di cibi meno sani, a favore invece di quelli più ricchi in grassi.

Come ci si può accorgere di star entrando nel gruppo dei “sovrappiù”? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un soggetto viene considerato sovrappeso o obeso in relazione al suo indice di massa corporea (BMI, dall’inglese Body Mass Index). Il BMI viene espresso come rapporto tra peso (espresso in kg) e quadrato dell'altezza di un individuo (espressa in metri). Si potranno quindi avere diversi risultati, confrontabili con la sottostante tabella:

  • Obesità di III classe (gravissima )         BMI ≥ 40,00
  • Obesità di II classe (grave)                  35,00<BMI<39,9
  • Obesità di I classe (moderata)              30,0<BMI< 34,9
  • sovrappeso                                          25,0<BMI<29,9
  • Regolare (peso ideale)                         18,5<BMI<24,9

Ricordiamo, comunque, che il BMI non fornisce alcuna indicazione sulla composizione corporea, perché non tiene conto dell'ossatura e della muscolatura: un soggetto dotato di muscolatura e/o ossatura possente potrebbe apparire sovrappeso pur essendo in effetti normopeso. È necessario, quindi, analizzare in modo più preciso il proprio valore di massa grassa e ciò è reso possibile dall’uso di varie tecniche, come ad esempio la Pesata idrostatica la Plicometria ,le misure bioimpedenziometriche.

Il risvolto più tragico di questo status è rappresentato dalla vasta gamma di malattie di cui l’obesità è un importante fattore di rischio: patologie più note ,come quelle cardiovascolari, ma anche apnee notturne, diabete mellito di tipo II, malattie del fegato e della colecisti; arrivando fino a patologie la cui associazione è meno nota alla maggior parte della popolazione, come il cancro della mammella, la gotta, l’irsutismo. Ricordiamo, poi, che anche se un Musical, diventato pure un film, diceva: “Grasso è bello”, il risvolto psicologico non è da sottovalutare in questi pazienti. Le persone in sovrappeso, e tanto più quelle obese, vengono relegate ai margini delle relazioni sociali. In special modo, l’isolamento risulta evidente nei bambini, che crescono così in una situazione di disagio, con un rapporto squilibrato verso il proprio corpo, raggiungendo, a volte, anche gli estremi opposti: anoressia e bulimia (descritte nell’articolo precedente, riguardante la malnutrizione per difetto ndr). Proprio per migliorare questa situazione in picchiata, la Comunità Europea ha stabilito un piano d’azione a cui tutti i membri dovranno rispondere per cercare di far rientrare l’emergenza: l’Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020. Nonostante i numerosi piani messi a punto dai vari Paesi, però, il traguardo del peso forma per molti è ancora lontano: si deve cominciare dall’educazione alimentare infantile. D’altronde, come diceva Francois de La Rochefoucould:” Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte”.

Per ulteriori approfondimenti riguardanti l’argomento, potete visitare il sito:

K.M.

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Frida Kahlo e la mostra alle Scuderie del Quirinale

La mostra in esposizione alle Scuderie del Quirinale fino a luglio, indaga l'artista messicana nel suo rapporto con i movimenti artistici dell'epoca, dal Modernismo messicano al Surrealismo internazionale, analizzandone le influenze sulle sue opere. Alle Scuderie si presenta l'intera carriera artistica di Frida Kahlo riunendo Oltre 40 straordinari capolavori. 

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón diceva di essere nata nel 1910, anno di inizio della Rivoluzione messicana, mentre in realtà era nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán. Le sue opere, soprattutto i suoi ritratti sono molto spesso carichi degli aspetti drammatici della sua vita, il maggiore dei quali è il grave incidente di cui rimane vittima nel 1925 mentre viaggia su un autobus e a causa del quale riporta la frattura del bacino. Questo evento cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che ebbe solo l'arte come unica finestra nel mondo. A seguito dell'incidente Frida viene costretta a mesi di riposo nel suo letto di casa con il busto ingessato. Il suo primo soggetto è il suo piede che riesce ad intravedere tra le lenzuola. Sono anni di profonda sofferenza fisica e turbe interiori (subirà più di 32 interventi), in cui inizia però sia la sua formazione artistica che come attivista del partito comunista. Nei periodi successivi alla sua degenza, Frida incontra e si innamora dell'uomo che diventerà la sua "guida" professionale e di vita Diego Rivera (anche lui noto pittore). Quando Frida incontra Diego, lui è un uomo pesante, gigantesco, Frida lo prende in giro chiamandolo “elefante”: è già stato sposato due volte e ha quattro figli. Il 21 agosto del 1929 si uniscono in matrimonio. Lei ha 22 anni, lui quasi 43. La loro tempestosa relazione è fatta di infedeltà, screzi dovuti alle reciproche carriere, litigi continui, tanto che la stessa Frida dichiarerà nella sua vita di aver avuto due incidenti, uno causato da un tram e l'altro da Diego: "L'incidente con il tram mi ha lasciato paralizzata fisicamente mentre quello con Rivera mi ha paralizzato emotivamente”. Eppure, nonostante tutto, Diego Rivera rimase per Frida il grande amore della sua vita. Con lui condivise la passione per l’arte, l’orientamento politico e un affetto reciproco capace di persistere anche nei momenti più critici della loro relazione. Al centro delle opere dell'artista messicana però oltre all'amore (ben rappresentato dalle varie opere che la ritraggono con il marito, es " Diego e me ") si indaga il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato e il trauma interiore che due aborti e la mancata maternità (a causa delle sue precarie condizione fisiche a seguito dell'incidente) le hanno procurato. A partire dal 1938 l'attività pittorica s'intensifica: i suoi dipinti non si limitano più alla semplice descrizione degli incidenti della sua vita, parlano del suo stato interiore e del suo modo di percepire la relazione con il mondo.

Frida durante tutta la sua carriera artistica si è avvicinata a molte correnti, più rilevanti fra tutte senz'altro l'arte pittorica folkloristica messicana e il surrealismo di Andrè Breton. Quello che può essere considerato il suo lavoro più surrealista è il quadro "Ciò che l’acqua mi ha dato": immagini di paura, sessualità, memoria e dolore galleggiano nell'acqua di una vasca da bagno, dalla quale affiorano le gambe dell’artista. Nel 1944 dovette indossare un busto d’acciaio e questo episodio la portò a dipingere un altro dei suoi quadri più noti, «La colonna spezzata».  Nel 1953 il Messico – il suo Paese - le dedicò una mostra personale, Frida stava così male che vi si recò in ambulanza e accolse gli ospiti sdraiata nel proprio letto a baldacchino (che per l’occasione era stato portato nella galleria espositiva). Fu un successo enorme. 
Frida morì poco dopo a Coyoacán il 13 luglio 1954, nella stessa casa – la casa azzurra – che le aveva dato i natali e che oggi è divenuta il Museo Frida Kahlo Certo.

Grande donna e pittrice, usò la pittura per raccontare sé stessa, e nel farlo raccontò anche la disabilità. Mostrò il suo corpo sanguinante, ferito, ingabbiato negli apparecchi ortopedici, in frantumi, in lacrime, sorretto dalla sedia a rotelle o con le stampelle. Ma in tutte queste rappresentazioni Frida non abbassò mai lo sguardo, non smise mai di fissare lo spettatore. Il suo volto è sempre rivolto verso di noi, fiero anche quando si ritrae nei momenti più carichi di tragicità. C’è uno sguardo che non cede, che non consente di ridurre la persona al suo dolore, neanche quando è proprio il dolore il messaggio più esplicito dell’opera.

Frida per l’intera vita porterà con se un dolore continuo e lacerante ma nonostante le trentadue operazioni, inneggerà sempre alla vita, con quella allegria che ha sempre ostentato in pubblico.

Elena Guglielmino

Stage of mind

Il viaggio della mente, prende forma.

Creare, dare forma e costruire. L’artista coreana Jee Young Lee riesce pienamente nell’intento: mettere a nudo la sua personalità, distruggere le barriere psicologiche e costruire, nel vero senso del termine, ambienti psichedelici e a tratti surreali. Fotografie quelle della trentenne, naturali, al riparo dalla manipolazione digitale, frutto esclusivamente delle sue mani. Stage of mind è la serie delle sue creazioni in mostra a New York nel prossimo mese di luglio dal 21 al 27, serie a cui l’artista lavora dal 2007. E’ il prodotto di fiabe coreane, ricordi d'infanzia e storie occidentali (fra cui anche alcune opere di Shakespeare). In un piccolissimo studio trasformato in un mondo onirico,  il tempo di creazione delle sue “atmosfere” può variare da qualche giorno a mesi interi. Ultimato il lavoro, la coreana si lascia fotografare nelle sue creazioni, sempre in una posizione centrale, privilegiata,  senza mai guardare l’obiettivo. Ed è oltre l’obiettivo che c’è un mondo spesso inesplorato, che viene fuori pian piano, parallelamente agli ambienti che prendono forma. Un viaggio interiore, volto a scoprire  le origini di un Io influenzato da tutto ciò che lo circonda e gli angoli remoti della mente. La serie Stage Of Mind è un fantasioso microcosmo in cui l’artista proietta se stessa all’interno di stati emozionali, che finiscono  per diventare i protagonisti di ogni scatto. Ogni scena è fatta di particolari realizzati a mano in uno spazio poliedrico, proiettore di moti interiori. Un lavoro, in sostanza, che raccoglie preoccupazioni, errori, sorprese, sogni e processi di maturazione. Narrare e drammatizzare la propria storia personale. Il soggetto del lavoro è la riflessione  sul singolo in relazione alla società in cui vive e come individuo che influenza  e a sua volta è influenzato dall'ambiente circostante. Ricerca di completezza, scenari concreti. Fiori, tubature, lego, una corda per la salvezza. Atmosfere idilliache, ostacoli da saltare, salotti psichedelici, animali che entrano in casa.  In un mondo in cui tutto si può imitare e riprodurre senza troppa fatica, questa giovane sudcoreana non usa trucchi e accorgimenti tecnologici, ma la sua manualità. Jee Young Lee assume il ruolo di set designer, scultrice, performer, artista di installazioni e fotografa, rendendo ogni particolare, magico.
                                                                                                              Giulia Ballini









Curitiba, tra sostenibilità e partecipazione.

Curitiba è una città situata nel sud del  Brasile che ha subito, dagli anni Cinquanta a oggi, una notevole crescita demografica e tutti i problemi di degrado umano e ambientale che ne derivano: la disoccupazione, lo sfruttamento, le malattie, la corruzione, la criminalità, la congestione del traffico, l’inquinamento. Il sindaco in carica, nel 1964, decise allora di istituire un concorso d’idee aperto ad architetti e ingegneri al fine di creare un nuovo piano per la città, un modello urbano in grado di valorizzare al massimo le risorse umane e quelle del territorio. Venne fuori molto di più. Nel 1971 Jaime Lerner, esperto di architettura e urbanistica, divenne sindaco della città, e insieme con altri esperti, creò l’Instituto de Pesquia e Planejamiento Urbano de Curitiba (IPPUC), ovvero l’ente di pianificazione e ricerca urbana. I punti del programma erano semplici e chiari: buon senso e creatività, partecipazione dei cittadini, soluzioni poco costose, semplici ed ingegnose, democrazia e buona amministrazione.

Il primo intervento ha riguardato l’assetto urbanistico e la mobilità. Invece di sventrare il centro storico, Lerner decise di ristrutturare le strade esistenti, limitando al massimo l’abbattimento degli edifici, creando un sistema di cinque assi principali: ampie strade a senso unico che convogliano il traffico e quella di mezzo riservata agli autobus, trasformati in una metropolitana di superficie. Il risultato è una copertura capillare del territorio con il 79% della popolazione coinvolta, quindi una notevole diminuzione delle auto private, minor traffico, maggiore vivibilità urbana. Il secondo intervento ha riguardato l’acqua, il territorio e l’ambiente: una sorta di “agopuntura urbana” con micro interventi realizzati in nodi nevralgici della città, in grado di propagare gli effetti positivi negli altri punti difficili, la realizzazione di piccoli ecosistemi verdi su vecchi terreni lacustri, destinati a parchi, aree boschive e spazi pubblici. Iniziative particolari come quelle destinate agli abitanti delle baraccopoli, cui sono distribuiti piccoli appezzamenti di terreno dove costruire case e realizzare orti per l’autoproduzione. Il progetto “Green Exchange” , che prevede un furgoncino comunale che consegna ticket per l’autobus o per il teatro, in cambio di rifiuti. Ogni famiglia ottiene in cambio di 4 Kg di rifiuti differenziati, 1 Kg di frutta e verdura, acquistata dal comune ai contadini locali, in modo da sostenere le aziende agricole del territorio. Il programma è rivolto anche ai bambini, che in cambio di materiale di riciclo ottengono giocattoli, dolci o attrezzatura per la scuola. Il risultato è la raccolta differenziata del 70% di spazzatura prodotta, il cui ricavato è reinvestito nella città, attraverso programmi di utilità sociale o riciclaggio, come gli autobus dismessi dal trasporto pubblico che vengono riutilizzati nelle favelas come centri culturali, sale lettura o aule. Il terzo intervento, infine, rivolto alla salute e all’istruzione. Furono creati i “fari del sapere”, cioè costruzioni a forma di faro, contenenti biblioteche di 7000 volumi, torri luminose e colorate ad altissimo impatto visivo e simbolico. E ancora 200 centri di accoglienza, che offrono assistenza e pasti gratuiti alle famiglie a basso reddito.

Gli abitanti di Curitiba godono di un sistema di governo caratterizzato da trasparenza e responsabilità. Un governo che, grazie alla collaborazione reale e al sostegno dei cittadini, si sforza di ricercare soluzioni semplici, economiche, rapide e divertenti. Uno, forse l’unico, dei progetti di trasformazione e rinascita della città riusciti al giorno d’oggi. Dopo circa trenta anni di buona amministrazione, la qualità della vita di Curitiba è una delle più alte al mondo, l’efficienza dei trasporti, la disponibilità dei servizi pubblici, l’abbondanza di verde, la diffusione dell’istruzione, la gestione dei rifiuti e il coinvolgimento della popolazione la rendono un vero modello di città sostenibile, forse poco conosciuto al di fuori dei confini brasiliani.

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Federica Salvatore

2 Papi e 2 Santi

Domenica 27 Aprile 2014, tutti gli occhi del mondo saranno puntati su Roma per la canonizzazione dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. “Un evento di portata planetaria” per il quale “Roma è prontissima” assicura il sindaco della Capitale Ignazio Marino. Papa Francesco ha scelto come data per la canonizzazione di Angelo Roncalli e Karol Wojtyla la data in cui la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia. I due Papi, durante un concistoro di cardinali in Vaticano, vengono ricordati ed esaltati da Angelo Amato, prefetto per la Congregazione delle cause dei santi, per esser sempre stati uomini al “servizio alla pace" e per la loro"mite fermezza” in tempi di radicali trasformazioni. Il “Papi day”, come è stato nominato, evento senza precedenti vedrà insieme i due Papi vivi, Benedetto XVI e Papa Francesco, celebrare due santi. 

Intanto a Roma, scatta l’allerta terrorismo. Sono attesi circa 800mila pellegrini, di cui 61 delegazioni straniere, oltre 1000 cocelebranti della liturgia, 19 capi di stato e oltre 1500 uomini in divisa e in borghese impegnati ogni giorno. Sono state istituite inoltre dal Comitato per l’ordine e la sicurezza 2.430 unità di rinforzo. In tutto l’imponente piano di sicurezza, messo appunto dal primo cittadino di Roma, dovrà garantire l’incolumità di 5 milioni di persone tra romani, pellegrini e turisti. L’evento partirà dalle 21 di sabato 26 aprile con una notte di preghiera e culminerà con la canonizzazione di domenica 27 che avverrà tra le 10 e le 12:30. Per evitare un alto afflusso già nella sera prima saranno interdette al traffico molte zone limitrofe a San Pietro con divieti di sosta e aree interamente pedonali. Anche ai fedeli e pellegrini sarà consentito l’accesso alla piazza solo a partire dalle 5.30 della mattinata di domenica, con unico accesso da via della Conciliazione. 

L’evento di portata internazionale, potrà esser seguito da diversi canali di comunicazione: attraverso uno dei 18 maxi-schermi distribuiti in diversi punti della città, uno anche in Piazza Duomo a Milano, in diretta tv, su Sky tg24 e Rai1 e in diretta streaming. La diocesi di Roma ha infatti aperto un sito speciale www.2papisanti.org fruibile in 5 lingue e attivato l’ account social su Twitter @2popesaints.



Francesca Pistolini



Violenza domiciliare. Ennesimo caso ad Anzio.

La scorsa notte ad Anzio, una delle località più in rilievo del litorale romano, un 38enne italiano, sotto l’effetto di pesanti sostanze stupefacenti, ha aggredito la compagna incinta, 37 anni e anche lei di Anzio. A causa di un litigio la situazione è degenerata: sotto l’effetto della cocaina ancora in circolo,l’aggressore ha percosso la vittima, picchiandola anche sulla pancia e lanciandole contro delle suppellettili, ma soprattutto dei coltelli da cucina e dell'acido muriatico, fortunatamente però senza successo. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri, mentre la compagna è stata ricoverata con un trauma cranico e diverse contusioni; per il momento il bambino sembrerebbe fuori pericolo.   

A chiamare i carabinieri sono stati alcuni vicini spaventatosi dalle forti urla, figlie della lite tra i due. I militari una volta arrivati sul posto hanno bloccato a fatica l'uomo, già noto alle forze dell'ordine, che è stato portato nel carcere di Velletri. La donna, in seguito, ha reso noto il motivo dell’ira di qualche ora precedente: tutto sarebbe nato dalla volontà dell’aggressore nel costringere la compagna a dargli 50 euro per acquistare della cocaina che avrebbe poi consumato in casa. La vittima ha avuto 21 giorni di prognosi per trauma cranico e contusioni, tra cui quella all'addome. L'aggressore è accusato di lesioni personali, rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale.

Questo è solo l’ultimo episodio di violenza domiciliare e funge da esempio lampante nel sottolineare l’alto livello di gravità a cui è arrivato tale problema sociale, coinvolgendo anche la tanto discussa violenza sulle donne. La tragedia sfiorata ad Anzio riporta alla mente del lettore l’accaduto dell’11 febbraio in provincia di Taranto, dove un ragazzo di 20 anni ha violentemente percosso la sua compagna incinta al quinto mese, strattonando poi anche la figlia di 11 mesi; con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e minacce aggravate è stato poi arrestato. Quanto detto e riportato richiama anche la preoccupazione sociale delle nascite di famiglie con basso livello di età; sono sempre più giovani ed inesperti i genitori di oggi.

L’uomo è ciò che mangia

"Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento e di esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute"
Questo è ciò che aveva intuito Ippocrate, già nel 470 ca. ed è quello che una buona parte della popolazione mondiale sembra ancora non capire. C’è chi mangia troppo e chi invece troppo poco. Trilussa diceva (e Jovanotti citava): “Se io mangio due polli e tu nessuno statisticamente noi ne abbiamo mangiato uno per uno”. Ma la realtà è ben diversa, ben più grave.
Circa due miliardi di persone nel mondo sono sovrappeso, se non obese (malnutrizione per eccesso), mentre al 2012 erano 870 milioni le persone denutrite (malnutrizione per difetto), di cui 200 milioni di bambini (dati FAO).
Quali sono i rischi correlati ad entrambe queste situazioni? E quali sono i rischi correlati ai rimedi fai-da-te? Proprio di questo ci occuperemo in questa breve rubrica, comprendente tre articoli (quello di oggi,quello del 29 Aprile e l’ultimo a Maggio,ndr).
E proprio oggi apriamo le porte ad uno di questi mondi: il mondo della malnutrizione per difetto.

Con il termine malnutrizione per difetto non si intende la mera scarsità di cibo (denutrizione), bensì un introito squilibrato dei vari nutrienti, ai quali si può associare scarsità di controlli sanitari ed igienici alimentari.
Essere sottopeso significa correre un rischio 9 volte maggiore, rispetto a un coetaneo normalmente nutrito, di morire precocemente.
Per verificare la malnutrizione, un calcolo veloce che può essere effettuato è quello della misura della circonferenza del braccio:
VALORI CLINICAMENTE SIGNIFICATIVI PER MALNUTRIZIONE

MASCHI FEMMINE
≥ 20.1 cm < 22.8 cm malnutrizione lieve ≥ 18.6 cm < 20.9 cm
> 15.2 cm < 20.1 cm malnutrizione media > 13.9 cm < 18.6
≤ 15.2 cm malnutrizione severa ≤ 13.9 cm

Circonferenza media del braccio in adulti sani:
MASCHI: 32 ± 5 cm
FEMMINE: 28 ± 6 cm

La malnutrizione per difetto si ritrova sia nei cosiddetti Paesi del terzo Mondo,sia nei Paesi etichettati come Sviluppati.
Nel primo caso, una patologia importante e dalle gravi conseguenze, che colpisce i bambini tra 1 e 4 anni e di cui tutti abbiamo un immagine nella mente è la Sindrome di Kwashiorkor, legata alla carenza di proteine. Circa 192 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di questa forma di patologia, di cui l’82% in Asia e il 12% in Africa (restante 6% tra America del Sud e Medio Oriente).
La principale manifestazione clinica nei piccoli malati è il rigonfiamento addominale. Infatti, le proteine del sangue, fisiologicamente, riescono a trattenere i liquidi nel compartimento sanguigno. Quando però esse risultano carenti, il liquido non viene più trattenuto e si sposta invece verso lo spazio intercellulare, dando luogo ad edema.
Altre manifestazioni sono: deficit di anticorpi (anch’essi appartenenti a una famiglia particolare di proteine),colore rossiccio dei capelli e depigmentazione cutanea.
Un altro problema nutrizionale importante è rappresentato dal deficit di vitamina A, che in forma grave può provocare cecità e aumentare fortemente il rischio di mortalità infantile, perché diminuisce la resistenza a malattie infettive come morbillo, diarrea e infezioni respiratorie acute.
Ugualmente, la carenza di iodio è una causa importante di patologia fisica e mentale, con danni cerebrali permanenti, problemi di gotta e malfunzionamento della ghiandola tiroidea. Può colpire già il feto
e i bambini nei primissimi anni di vita, aumentando anche il rischio di mortalità prenatale e infantile e di sottopeso alla nascita. Spesso i bambini nati da donne con carenza di iodio andranno incontro a forme anche gravi di cretinismo.

Nei Paesi Sviluppati, invece, la malnutrizione è per lo più legata all’anoressia ,termine che indica la mancanza di appetito, a causa di diversi tipi di patologie. L’anoressia nervosa è la più popolare, assieme alla bulimia, costituendo importanti disturbi del comportamento alimentare.
Solo in Italia sono 3 milioni le persone (non solo donne) affette da tali patologie - dati comunicati in occasione del Congresso dell'Associazione nazionale dietisti -
Le cause sono da ricercarsi in fattori sociali e psicologici. È stato analizzato mediante tecniche di neuroimaging (quali risonanza magnetica funzionale) come queste persone presentino dismorfofobia (incapacità di percepire obiettivamente il proprio schema corporeo). Sono in studio anche cause genetiche, essendo forte l’associazione in gemelli omozigoti. Infine, ma non ultime, le cause psichiatriche, di cui in letteratura sono stati trattati vari casi in cui si denotava un’associazione di comorbilità tra anoressia e alterazioni nella sfera ossessivo-compulsiva.
Le persone con disturbi del comportamento alimentare vanno incontro a varie gravi complicanze: dalla disidratazione, agli squilibri elettrolitici (che possono portare a gravi danni cardiaci ,tra i quali aritmie e scompenso cardiaco),dall’ ipotermia all’ipotiroidismo, dall’infertlità, alle fratture spontanee.

Con questo primo articolo si conclude, quindi, un incontro più ravvicinato con pazienti i cui disturbi potrebbero essere evitati mediante una sana alimentazione.
L’incidenza di tutte queste patologie può diminuire nel corso del tempo, tramite interventi mirati.
Per le patologie da malnutrizione che si riscontrano nei Paesi del Terzo Mondo, varie organizzazioni come Unicef e FAO stanno conducendo a grandi progressi, progressi di cui anche noi, nel nostro piccolo, possiamo renderci partecipi.
K.M.




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