Stage of mind
Il viaggio della mente, prende forma.
Creare, dare forma e costruire.
L’artista coreana Jee Young Lee riesce pienamente nell’intento: mettere a nudo
la sua personalità, distruggere le barriere psicologiche e costruire, nel vero
senso del termine, ambienti psichedelici
e a tratti surreali. Fotografie
quelle della trentenne, naturali, al riparo dalla manipolazione digitale,
frutto esclusivamente delle sue mani. Stage
of mind è la serie delle sue creazioni in mostra a New York nel prossimo mese di luglio dal 21 al 27, serie a cui l’artista lavora dal 2007. E’ il
prodotto di fiabe coreane, ricordi d'infanzia e storie occidentali (fra cui
anche alcune opere di Shakespeare). In un piccolissimo studio trasformato in un
mondo onirico, il tempo di creazione
delle sue “atmosfere” può variare da qualche giorno a mesi interi. Ultimato il
lavoro, la coreana si lascia fotografare nelle sue creazioni, sempre in una
posizione centrale, privilegiata, senza
mai guardare l’obiettivo. Ed è oltre l’obiettivo che c’è un mondo spesso
inesplorato, che viene fuori pian piano, parallelamente agli ambienti che
prendono forma. Un viaggio interiore, volto a scoprire le origini di un Io influenzato da tutto ciò che lo circonda e gli angoli remoti
della mente. La serie Stage Of Mind
è un fantasioso microcosmo in cui
l’artista proietta se stessa all’interno di stati emozionali, che
finiscono per diventare i protagonisti
di ogni scatto. Ogni scena è fatta di particolari realizzati a mano in uno
spazio poliedrico, proiettore di moti
interiori. Un lavoro, in sostanza, che raccoglie preoccupazioni, errori,
sorprese, sogni e processi di maturazione. Narrare e drammatizzare la propria
storia personale. Il soggetto del lavoro è la riflessione sul singolo in
relazione alla società in cui vive e come individuo che influenza e a sua volta è influenzato dall'ambiente
circostante. Ricerca di completezza, scenari concreti. Fiori, tubature, lego,
una corda per la salvezza. Atmosfere idilliache, ostacoli da saltare, salotti
psichedelici, animali che entrano in casa. In un mondo in cui tutto si può imitare e
riprodurre senza troppa fatica, questa giovane sudcoreana non usa trucchi e
accorgimenti tecnologici, ma la sua manualità. Jee Young Lee assume il ruolo di
set designer, scultrice, performer,
artista di installazioni e fotografa,
rendendo ogni particolare, magico.Giulia Ballini

domenica 4 maggio 2014
Curitiba, tra sostenibilità e partecipazione.
Curitiba è una città situata nel sud del Brasile che ha subito, dagli anni Cinquanta a oggi, una notevole crescita demografica e tutti i problemi di degrado umano e ambientale che ne derivano: la disoccupazione, lo sfruttamento, le malattie, la corruzione, la criminalità, la congestione del traffico, l’inquinamento. Il sindaco in carica, nel 1964, decise allora di istituire un concorso d’idee aperto ad architetti e ingegneri al fine di creare un nuovo piano per la città, un modello urbano in grado di valorizzare al massimo le risorse umane e quelle del territorio. Venne fuori molto di più. Nel 1971 Jaime Lerner, esperto di architettura e urbanistica, divenne sindaco della città, e insieme con altri esperti, creò l’Instituto de Pesquia e Planejamiento Urbano de Curitiba (IPPUC), ovvero l’ente di pianificazione e ricerca urbana. I punti del programma erano semplici e chiari: buon senso e creatività, partecipazione dei cittadini, soluzioni poco costose, semplici ed ingegnose, democrazia e buona amministrazione.
Il primo intervento ha riguardato l’assetto urbanistico e la mobilità. Invece di sventrare il centro storico, Lerner decise di ristrutturare le strade esistenti, limitando al massimo l’abbattimento degli edifici, creando un sistema di cinque assi principali: ampie strade a senso unico che convogliano il traffico e quella di mezzo riservata agli autobus, trasformati in una metropolitana di superficie. Il risultato è una copertura capillare del territorio con il 79% della popolazione coinvolta, quindi una notevole diminuzione delle auto private, minor traffico, maggiore vivibilità urbana. Il secondo intervento ha riguardato l’acqua, il territorio e l’ambiente: una sorta di “agopuntura urbana” con micro interventi realizzati in nodi nevralgici della città, in grado di propagare gli effetti positivi negli altri punti difficili, la realizzazione di piccoli ecosistemi verdi su vecchi terreni lacustri, destinati a parchi, aree boschive e spazi pubblici. Iniziative particolari come quelle destinate agli abitanti delle baraccopoli, cui sono distribuiti piccoli appezzamenti di terreno dove costruire case e realizzare orti per l’autoproduzione. Il progetto “Green Exchange” , che prevede un furgoncino comunale che consegna ticket per l’autobus o per il teatro, in cambio di rifiuti. Ogni famiglia ottiene in cambio di 4 Kg di rifiuti differenziati, 1 Kg di frutta e verdura, acquistata dal comune ai contadini locali, in modo da sostenere le aziende agricole del territorio. Il programma è rivolto anche ai bambini, che in cambio di materiale di riciclo ottengono giocattoli, dolci o attrezzatura per la scuola. Il risultato è la raccolta differenziata del 70% di spazzatura prodotta, il cui ricavato è reinvestito nella città, attraverso programmi di utilità sociale o riciclaggio, come gli autobus dismessi dal trasporto pubblico che vengono riutilizzati nelle favelas come centri culturali, sale lettura o aule. Il terzo intervento, infine, rivolto alla salute e all’istruzione. Furono creati i “fari del sapere”, cioè costruzioni a forma di faro, contenenti biblioteche di 7000 volumi, torri luminose e colorate ad altissimo impatto visivo e simbolico. E ancora 200 centri di accoglienza, che offrono assistenza e pasti gratuiti alle famiglie a basso reddito.
Gli abitanti di Curitiba godono di un sistema di governo caratterizzato da trasparenza e responsabilità. Un governo che, grazie alla collaborazione reale e al sostegno dei cittadini, si sforza di ricercare soluzioni semplici, economiche, rapide e divertenti. Uno, forse l’unico, dei progetti di trasformazione e rinascita della città riusciti al giorno d’oggi. Dopo circa trenta anni di buona amministrazione, la qualità della vita di Curitiba è una delle più alte al mondo, l’efficienza dei trasporti, la disponibilità dei servizi pubblici, l’abbondanza di verde, la diffusione dell’istruzione, la gestione dei rifiuti e il coinvolgimento della popolazione la rendono un vero modello di città sostenibile, forse poco conosciuto al di fuori dei confini brasiliani.
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Il primo intervento ha riguardato l’assetto urbanistico e la mobilità. Invece di sventrare il centro storico, Lerner decise di ristrutturare le strade esistenti, limitando al massimo l’abbattimento degli edifici, creando un sistema di cinque assi principali: ampie strade a senso unico che convogliano il traffico e quella di mezzo riservata agli autobus, trasformati in una metropolitana di superficie. Il risultato è una copertura capillare del territorio con il 79% della popolazione coinvolta, quindi una notevole diminuzione delle auto private, minor traffico, maggiore vivibilità urbana. Il secondo intervento ha riguardato l’acqua, il territorio e l’ambiente: una sorta di “agopuntura urbana” con micro interventi realizzati in nodi nevralgici della città, in grado di propagare gli effetti positivi negli altri punti difficili, la realizzazione di piccoli ecosistemi verdi su vecchi terreni lacustri, destinati a parchi, aree boschive e spazi pubblici. Iniziative particolari come quelle destinate agli abitanti delle baraccopoli, cui sono distribuiti piccoli appezzamenti di terreno dove costruire case e realizzare orti per l’autoproduzione. Il progetto “Green Exchange” , che prevede un furgoncino comunale che consegna ticket per l’autobus o per il teatro, in cambio di rifiuti. Ogni famiglia ottiene in cambio di 4 Kg di rifiuti differenziati, 1 Kg di frutta e verdura, acquistata dal comune ai contadini locali, in modo da sostenere le aziende agricole del territorio. Il programma è rivolto anche ai bambini, che in cambio di materiale di riciclo ottengono giocattoli, dolci o attrezzatura per la scuola. Il risultato è la raccolta differenziata del 70% di spazzatura prodotta, il cui ricavato è reinvestito nella città, attraverso programmi di utilità sociale o riciclaggio, come gli autobus dismessi dal trasporto pubblico che vengono riutilizzati nelle favelas come centri culturali, sale lettura o aule. Il terzo intervento, infine, rivolto alla salute e all’istruzione. Furono creati i “fari del sapere”, cioè costruzioni a forma di faro, contenenti biblioteche di 7000 volumi, torri luminose e colorate ad altissimo impatto visivo e simbolico. E ancora 200 centri di accoglienza, che offrono assistenza e pasti gratuiti alle famiglie a basso reddito.
Gli abitanti di Curitiba godono di un sistema di governo caratterizzato da trasparenza e responsabilità. Un governo che, grazie alla collaborazione reale e al sostegno dei cittadini, si sforza di ricercare soluzioni semplici, economiche, rapide e divertenti. Uno, forse l’unico, dei progetti di trasformazione e rinascita della città riusciti al giorno d’oggi. Dopo circa trenta anni di buona amministrazione, la qualità della vita di Curitiba è una delle più alte al mondo, l’efficienza dei trasporti, la disponibilità dei servizi pubblici, l’abbondanza di verde, la diffusione dell’istruzione, la gestione dei rifiuti e il coinvolgimento della popolazione la rendono un vero modello di città sostenibile, forse poco conosciuto al di fuori dei confini brasiliani.
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Federica Salvatore
martedì 29 aprile 2014
2 Papi e 2 Santi
Domenica 27 Aprile 2014, tutti gli occhi del mondo saranno puntati su Roma per la canonizzazione dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. “Un evento di portata planetaria” per il quale “Roma è prontissima” assicura il sindaco della Capitale Ignazio Marino. Papa Francesco ha scelto come data per la canonizzazione di Angelo Roncalli e Karol Wojtyla la data in cui la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia. I due Papi, durante un concistoro di cardinali in Vaticano, vengono ricordati ed esaltati da Angelo Amato, prefetto per la Congregazione delle cause dei santi, per esser sempre stati uomini al “servizio alla pace" e per la loro"mite fermezza” in tempi di radicali trasformazioni. Il “Papi day”, come è stato nominato, evento senza precedenti vedrà insieme i due Papi vivi, Benedetto XVI e Papa Francesco, celebrare due santi.
Intanto a Roma, scatta l’allerta terrorismo. Sono attesi circa 800mila pellegrini, di cui 61 delegazioni straniere, oltre 1000 cocelebranti della liturgia, 19 capi di stato e oltre 1500 uomini in divisa e in borghese impegnati ogni giorno. Sono state istituite inoltre dal Comitato per l’ordine e la sicurezza 2.430 unità di rinforzo. In tutto l’imponente piano di sicurezza, messo appunto dal primo cittadino di Roma, dovrà garantire l’incolumità di 5 milioni di persone tra romani, pellegrini e turisti. L’evento partirà dalle 21 di sabato 26 aprile con una notte di preghiera e culminerà con la canonizzazione di domenica 27 che avverrà tra le 10 e le 12:30. Per evitare un alto afflusso già nella sera prima saranno interdette al traffico molte zone limitrofe a San Pietro con divieti di sosta e aree interamente pedonali. Anche ai fedeli e pellegrini sarà consentito l’accesso alla piazza solo a partire dalle 5.30 della mattinata di domenica, con unico accesso da via della Conciliazione.
L’evento di portata internazionale, potrà esser seguito da diversi canali di comunicazione: attraverso uno dei 18 maxi-schermi distribuiti in diversi punti della città, uno anche in Piazza Duomo a Milano, in diretta tv, su Sky tg24 e Rai1 e in diretta streaming. La diocesi di Roma ha infatti aperto un sito speciale www.2papisanti.org fruibile in 5 lingue e attivato l’ account social su Twitter @2popesaints.
Francesca Pistolini
Violenza domiciliare. Ennesimo caso ad Anzio.
La scorsa notte ad Anzio, una delle località più in rilievo del litorale romano, un 38enne italiano, sotto l’effetto di pesanti sostanze stupefacenti, ha aggredito la compagna incinta, 37 anni e anche lei di Anzio. A causa di un litigio la situazione è degenerata: sotto l’effetto della cocaina ancora in circolo,l’aggressore ha percosso la vittima, picchiandola anche sulla pancia e lanciandole contro delle suppellettili, ma soprattutto dei coltelli da cucina e dell'acido muriatico, fortunatamente però senza successo. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri, mentre la compagna è stata ricoverata con un trauma cranico e diverse contusioni; per il momento il bambino sembrerebbe fuori pericolo.
A chiamare i carabinieri sono stati alcuni vicini spaventatosi dalle forti urla, figlie della lite tra i due. I militari una volta arrivati sul posto hanno bloccato a fatica l'uomo, già noto alle forze dell'ordine, che è stato portato nel carcere di Velletri. La donna, in seguito, ha reso noto il motivo dell’ira di qualche ora precedente: tutto sarebbe nato dalla volontà dell’aggressore nel costringere la compagna a dargli 50 euro per acquistare della cocaina che avrebbe poi consumato in casa. La vittima ha avuto 21 giorni di prognosi per trauma cranico e contusioni, tra cui quella all'addome. L'aggressore è accusato di lesioni personali, rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale.
Questo è solo l’ultimo episodio di violenza domiciliare e funge da esempio lampante nel sottolineare l’alto livello di gravità a cui è arrivato tale problema sociale, coinvolgendo anche la tanto discussa violenza sulle donne. La tragedia sfiorata ad Anzio riporta alla mente del lettore l’accaduto dell’11 febbraio in provincia di Taranto, dove un ragazzo di 20 anni ha violentemente percosso la sua compagna incinta al quinto mese, strattonando poi anche la figlia di 11 mesi; con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e minacce aggravate è stato poi arrestato. Quanto detto e riportato richiama anche la preoccupazione sociale delle nascite di famiglie con basso livello di età; sono sempre più giovani ed inesperti i genitori di oggi.
L’uomo è ciò che mangia
"Se fossimo in grado di fornire a
ciascuno la giusta dose di nutrimento e di esercizio fisico, né in
difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute"
Questo è ciò che aveva intuito
Ippocrate, già nel 470 ca. ed è quello che una buona parte della
popolazione mondiale sembra ancora non capire. C’è chi mangia
troppo e chi invece troppo poco. Trilussa diceva (e Jovanotti
citava): “Se io mangio due polli e tu nessuno statisticamente noi
ne abbiamo mangiato uno per uno”. Ma la realtà è ben diversa, ben
più grave.
Circa due miliardi di persone nel mondo
sono sovrappeso, se non obese (malnutrizione per eccesso), mentre al
2012 erano 870 milioni le persone denutrite (malnutrizione per
difetto), di cui 200 milioni di bambini (dati FAO).
Quali sono i rischi correlati ad
entrambe queste situazioni? E quali sono i rischi correlati ai rimedi
fai-da-te? Proprio di questo ci occuperemo in questa breve rubrica,
comprendente tre articoli (quello di oggi,quello del 29 Aprile e
l’ultimo a Maggio,ndr).
E proprio oggi apriamo le porte ad uno
di questi mondi: il mondo della malnutrizione per difetto.
Con il termine malnutrizione per
difetto non si intende la mera scarsità di cibo (denutrizione),
bensì un introito squilibrato dei vari nutrienti, ai quali si può
associare scarsità di controlli sanitari ed igienici alimentari.
Essere sottopeso significa correre un
rischio 9 volte maggiore, rispetto a un coetaneo normalmente nutrito,
di morire precocemente.
Per verificare la malnutrizione, un
calcolo veloce che può essere effettuato è quello della misura
della circonferenza del braccio:
VALORI CLINICAMENTE SIGNIFICATIVI PER
MALNUTRIZIONE
MASCHI
FEMMINE
≥ 20.1 cm < 22.8 cm malnutrizione
lieve ≥ 18.6 cm < 20.9 cm
> 15.2 cm < 20.1 cm
malnutrizione media > 13.9 cm < 18.6
≤ 15.2 cm
malnutrizione severa ≤ 13.9 cm
Circonferenza media del braccio in
adulti sani:
MASCHI: 32 ± 5 cm
FEMMINE: 28 ± 6 cm
La malnutrizione per difetto si ritrova
sia nei cosiddetti Paesi del terzo Mondo,sia nei Paesi etichettati
come Sviluppati.
Nel primo caso, una patologia
importante e dalle gravi conseguenze, che colpisce i bambini tra 1 e
4 anni e di cui tutti abbiamo un immagine nella mente è la Sindrome
di Kwashiorkor, legata alla carenza di proteine. Circa 192 milioni di
bambini sotto i cinque anni soffrono di questa forma di patologia, di
cui l’82% in Asia e il 12% in Africa (restante 6% tra America del
Sud e Medio Oriente).
La principale manifestazione clinica
nei piccoli malati è il rigonfiamento addominale. Infatti, le
proteine del sangue, fisiologicamente, riescono a trattenere i
liquidi nel compartimento sanguigno. Quando però esse risultano
carenti, il liquido non viene più trattenuto e si sposta invece
verso lo spazio intercellulare, dando luogo ad edema.
Altre manifestazioni sono: deficit di
anticorpi (anch’essi appartenenti a una famiglia particolare di
proteine),colore rossiccio dei capelli e depigmentazione cutanea.
Un altro problema nutrizionale
importante è rappresentato dal deficit di vitamina A, che in forma
grave può provocare cecità e aumentare fortemente il rischio di
mortalità infantile, perché diminuisce la resistenza a malattie
infettive come morbillo, diarrea e infezioni respiratorie acute.
Ugualmente, la carenza di iodio è una
causa importante di patologia fisica e mentale, con danni cerebrali
permanenti, problemi di gotta e malfunzionamento della ghiandola
tiroidea. Può colpire già il feto
e i bambini nei primissimi anni di
vita, aumentando anche il rischio di mortalità prenatale e infantile
e di sottopeso alla nascita. Spesso i bambini nati da donne con
carenza di iodio andranno incontro a forme anche gravi di cretinismo.
Nei Paesi Sviluppati, invece, la
malnutrizione è per lo più legata all’anoressia ,termine che
indica la mancanza di appetito, a causa di diversi tipi di patologie.
L’anoressia nervosa è la più popolare, assieme alla bulimia,
costituendo importanti disturbi del comportamento alimentare.
Solo in Italia sono 3 milioni le
persone (non solo donne) affette da tali patologie - dati comunicati
in occasione del Congresso dell'Associazione nazionale dietisti -
Le cause sono da ricercarsi in fattori
sociali e psicologici. È stato analizzato mediante tecniche di
neuroimaging (quali risonanza magnetica funzionale) come queste
persone presentino dismorfofobia (incapacità di percepire
obiettivamente il proprio schema corporeo). Sono in studio anche
cause genetiche, essendo forte l’associazione in gemelli omozigoti.
Infine, ma non ultime, le cause psichiatriche, di cui in letteratura
sono stati trattati vari casi in cui si denotava un’associazione di
comorbilità tra anoressia e alterazioni nella sfera
ossessivo-compulsiva.
Le persone con disturbi del
comportamento alimentare vanno incontro a varie gravi complicanze:
dalla disidratazione, agli squilibri elettrolitici (che possono
portare a gravi danni cardiaci ,tra i quali aritmie e scompenso
cardiaco),dall’ ipotermia all’ipotiroidismo, dall’infertlità,
alle fratture spontanee.
Con questo primo articolo si conclude,
quindi, un incontro più ravvicinato con pazienti i cui disturbi
potrebbero essere evitati mediante una sana alimentazione.
L’incidenza di tutte queste patologie
può diminuire nel corso del tempo, tramite interventi mirati.
Per le patologie da malnutrizione che
si riscontrano nei Paesi del Terzo Mondo, varie organizzazioni come
Unicef e FAO stanno conducendo a grandi progressi, progressi di cui
anche noi, nel nostro piccolo, possiamo renderci partecipi.
K.M.
AC/DC: presto lo scioglimento
Dove circola una voce, però, spesso un'altra le va a ridosso. Se la radio ha fatto notizia, la carta stampata non vuol’essere certo da meno: il giornale “The Australian” sostiene che a partire dal primo maggio, il gruppo è pronto a iniziare una sessione di sei settimane in uno studio discografico di Vancouver. La notizia però non è sta confermata ne tantomeno smentita dai press agent degli Ac/Dc.
Sebbene il gruppo sia considerato universalmente come australiano, quasi tutti i suoi membri sono nativi britannici. Gli AC/DC sono tra i gruppi di maggior successo nella storia del rock: i loro album hanno venduto oltre 200 milioni di copie nel mondo,,di cui oltre 71 milioni nei soli Stati Uniti.
Marco Harmina
Una scuola di terra e bambù
Il progetto Meti School nasce da un giovane architetto tedesco, Anna Heringer, la quale dopo un servizio volontario di otto mesi in Bangladesh, si innamora del posto e delle sue poverissime case di fango. Spinta dalla sua grande passione per l’architettura ecosostenibile, decide di studiare le tecniche di costruzione in terra, mettendo insieme borse di studio e volontariato. Insieme alle idee e al contributo delle famiglie di Rudrapur, cittadina rurale nel nord del Bangladesh, ha realizzato questo edificio per i bambini, uno spazio tutto loro dove poter meditare, studiare ma anche divertirsi.
Il progetto ha visto la collaborazione di tecnici e architetti, arrivati dall’Austria e dalla Germania, ed è divenuto subito un’attrazione regionale di intere famiglie che arrivano per ammirarla, a piedi o in risciò, da chilometri di distanza. E’ un grande esempio di rivisitazione di materiali bio e tecniche di costruzione e rappresenta una risposta semplice ad esigenze enormi. La Meti School riempie d’orgoglio i suoi 164 allievi, che l’hanno costruita con le proprie mani, insieme agli insegnanti e ai genitori. L’architetto Anna Heringer li descrive così: <<Per sei mesi, invece di fare sport o pittura, si sono dati da fare nel cantiere come in un laboratorio. E la loro emozione era la nostra. Non riesco ancora a credere che ogni centimetro cubo di questi muri sia stato trasportato sulle nostre teste e modellato dalle nostre mani.>>
La scuola è realizzata interamente in terra, paglia e bambù che formano una struttura resistente alle forti piogge del Bangladesh. Gli unici “mezzi” di cantiere ad essere impiegati sono stati i bufali, utilizzati per impastare l’argilla, una vanga e tanta manodopera. L’edifico si articola su due livelli, al piano terra si trovano tutte le aule e delle mini-grotte per il rifugio e il riposo, ricavate tra una parete e l’altra. Al primo piano invece troviamo spazi per le attività di gruppo, come la danza e il teatro e una torre nascosta tra gli alberi, dove i bambini possono arrampicarsi e godere dell’infinito panorama di risaie. L’idea base del progetto è quella di utilizzare materiali locali per sostenere l’economia e dare una formazione agli artigiani del posto, i quali hanno lavorato ben sei mesi a fianco degli esperti europei per imparare nuove tecniche di costruzione. Il materiale utilizzato, la terra, è economico ed ecologico, oltre ad essere un ottimo regolatore di umidità. Perfetta quindi per i climi umidi, calda d’inverno e fresca d’estate, è un elemento essenziale che in più non perde la sua bellezza con il tempo.
Il progetto ha visto la collaborazione di tecnici e architetti, arrivati dall’Austria e dalla Germania, ed è divenuto subito un’attrazione regionale di intere famiglie che arrivano per ammirarla, a piedi o in risciò, da chilometri di distanza. E’ un grande esempio di rivisitazione di materiali bio e tecniche di costruzione e rappresenta una risposta semplice ad esigenze enormi. La Meti School riempie d’orgoglio i suoi 164 allievi, che l’hanno costruita con le proprie mani, insieme agli insegnanti e ai genitori. L’architetto Anna Heringer li descrive così: <<Per sei mesi, invece di fare sport o pittura, si sono dati da fare nel cantiere come in un laboratorio. E la loro emozione era la nostra. Non riesco ancora a credere che ogni centimetro cubo di questi muri sia stato trasportato sulle nostre teste e modellato dalle nostre mani.>>
Federica Salvatore
domenica 13 aprile 2014
Studente morto con un coltello nel cuore
Tragedia a Roma. Nella giornata di martedì è stato trovato morto un ragazzo svizzero, Jonathan Lucas, presso la sua stanza d’albergo sito in zona Torre Rossa vicino l’Aurelia; la causa del decesso è stato un coltello conficcatosi nel petto della vittima, forse lanciato proprio da uno dei suoi coinquilini temporanei, mentre erano intenti a giocare al lancio dei coltelli. Jon, lo chiamavano così gli amici,quegli stessi compagni ora in stato di fermo con l’accusa di omicidio colposo, aveva 16 anni ed era in gita a Roma con la propria scuola, l’ Elysèe di Lisanna, considerata “d’alto livello”; era visto come una piccola “star”, di fatti, godeva di una lieve popolarità nel mondo del web, in particolare quello di Youtube e Instagram. Proprio quella fama, forse, l ha portato ad un gesto così estremo, l’ultimo: sembra sia stato iniziato tutto per gioco, un nuovo video da postare su internet, uno dei tanti in cui il protagonista era sempre lui, Jon, figlio di genitori oramai disperati, accorsi subito in Italia, e fidanzato di una ragazza della sua stessa età, cui aveva mandato un messaggio prima dell’accaduto: “mi manchi tanto”. Un ragazzo come tanti, come i suoi amici, ora sotto shock ed interrogati dalla forze dell’ordine per meglio comprendere l’avvenimento; pare che dalla scena del crimine manchi proprio l’arma del delitto: un coltello con una lama a “farfalla”, molto probabilmente comprato proprio nella Capitale. Un coltello di origini filippine che si apre in tre parti: la lama e le due parti del manico. Un’arma pericolosissima se non la si sa usare ed è per questo che gli investigatori non escludono che lo studente svizzero possa aver fatto tutto da solo maneggiando incautamente il coltello. Un gioco finito male, un incidente dopo una lite: Jonathan è morto dissanguato martedì sera alle 23. Quando è arrivata l’ambulanza del 118 chiamata dalle suore, il cuore del giovane aveva già smesso di battere: pur facendo il possibile per rianimare il sedicenne, il personale medico non ha potuto far altro che constatare il decesso. La classe e gli insegnanti al seguito sono tornati a casa, mentre i genitori degli indagati e della vittima sono saliti sul primo aereo disponibile per raggiungere i propri figli.
Marco Harmina
Fecondazione eterologa: La Corte Costituzionale boccia la Legge 40
Ieri 9 aprile 2014, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. La norma scardinata in ogni suo punto, risulta illegittima negli articoli 4, comma 3, 9, commi 1 e 3 e 12, comma 1, relativi al divieto, in caso di infertilità assoluta, di ricorrere a un donatore di gameti o spermatozoi, esterno alla coppia. Sarà quindi lecita l’ovodonazione volontaria, mentre qualsiasi uomo fertile potrà donare il proprio seme. Grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, oggi, l’Italia della civiltà è un po’ più vicina all’Europa. Viene meno, in questo modo, uno degli ultimi tabù imposto dalla normativa italiana e si riacquista un uguale diritto ad essere genitori. Si abbatte quel limite illegittimo, sociale ed economico che per 10 anni ha escluso molte persone dall’accesso alle tecniche di fecondazione assistita: chi aveva disponibilità economica, andava in un paese con diversa legislazione. Solo nel 2012, sostiene l’Osservatorio sul Turismo Procreativo, sono stati fatti circa 4.000 “viaggi della speranza” di coppie italiane all’estero per ricevere la fecondazione medica assistita.
La legge, promulgata nel febbraio 2004, si proponeva di risolvere problemi di fecondazione assistita delle coppie italiane, ma ha avuto un percorso incongruente e travagliato. Sottoposta a circa 29 interventi dei Tribunali, ha dovuto più volte ristabilire i diritti quali la legittimità della indagine genetica pre-impianto, per portatori di malattie genetiche trasmissibili, obbligo di impianto di tre embrioni prodotti contemporaneamente e tutela della salute della donna. La questione sull’indubbia legittimità della legge è stata sollevata da tre coppie di Firenze, Milano, Catania che non potendo permettersi di andare all’estero per seguire il sogno di avere un figlio, si sono rivolti ai tribunali delle rispettive città nel 2010. In realtà, già nel 2005, la questione venne sollevata con un referendum abrogativo che però non raggiunse il quorum.
Dissonanti sono le reazioni alla notizia dei politici. La ministra della salute Beatrice Lorenzin afferma «quello che possiamo fare sul piano parlamentare lo facciamo, quello che richiede una riflessione più profonda, perché la legge 40 è stata del tutto svuotata, necessita di un intervento parlamentare». «Aspettiamo di poter leggere le motivazioni» della sentenza - ha aggiunto - «anche se dobbiamo capire tutte le implicazioni che ne derivano». La ministra ha inoltre osservato che in Italia non si è ancora attrezzati riguardo «l’anonimato di coloro che cedono i gameti», «il diritto dei bimbi che nasceranno ad essere informati di chi sono i loro genitori», «il tipo di analisi da fare per chi cede i gameti». Queste, per il ministro, «sono materie complesse che non possiamo risolvere con una cosa amministrativa». Pertanto, «è giusto che il parlamento faccia la sua parte e dia delle scelte di fondo su questi temi». Di contro per il legale vicino al Pd «è grave che il ministro dica che serve intervento parlamentare. È, al contrario, doveroso che il governo dia immediata attuazione alla pronuncia della Corte».
Le senatrici di Sel Loredana De Petris e Alessia Petraglia, responsabile welfare del partito l’hanno definita “un’ottima notizia”, e «finalmente è stato restituito il sacrosanto diritto per tutti alla maternità e alla paternità». Non mancano, naturalmente critiche che arrivano dal mondo cattolico: Famiglia Cristiana parla di “fecondazione selvaggia per tutti” e di “ultima follia italiana”. Gli esponenti di area cattolica esprimono i loro sconcerti e dispiaceri che si riflettono sulla vita del nascituro che non potrà crescere con i genitori naturali.
Della legge 40 restano quindi in vigore norme relative al divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per i single e le coppie dello stesso sesso e il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e revoca del consenso.Grazie alla avvenuta dichiarazione di illegittimità di questa norma, si riesce cosi a superare il pregiudizio sin’ora posto dalla discriminatoria legge 40, di ridurre la genitorialità alla condivisione di patrimoni genetici e si restituisce a tutti la possibilità, il diritto di esser eguali genitori.
Francesca Pistolini
giovedì 10 aprile 2014












