2 Papi e 2 Santi

Domenica 27 Aprile 2014, tutti gli occhi del mondo saranno puntati su Roma per la canonizzazione dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. “Un evento di portata planetaria” per il quale “Roma è prontissima” assicura il sindaco della Capitale Ignazio Marino. Papa Francesco ha scelto come data per la canonizzazione di Angelo Roncalli e Karol Wojtyla la data in cui la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia. I due Papi, durante un concistoro di cardinali in Vaticano, vengono ricordati ed esaltati da Angelo Amato, prefetto per la Congregazione delle cause dei santi, per esser sempre stati uomini al “servizio alla pace" e per la loro"mite fermezza” in tempi di radicali trasformazioni. Il “Papi day”, come è stato nominato, evento senza precedenti vedrà insieme i due Papi vivi, Benedetto XVI e Papa Francesco, celebrare due santi. 

Intanto a Roma, scatta l’allerta terrorismo. Sono attesi circa 800mila pellegrini, di cui 61 delegazioni straniere, oltre 1000 cocelebranti della liturgia, 19 capi di stato e oltre 1500 uomini in divisa e in borghese impegnati ogni giorno. Sono state istituite inoltre dal Comitato per l’ordine e la sicurezza 2.430 unità di rinforzo. In tutto l’imponente piano di sicurezza, messo appunto dal primo cittadino di Roma, dovrà garantire l’incolumità di 5 milioni di persone tra romani, pellegrini e turisti. L’evento partirà dalle 21 di sabato 26 aprile con una notte di preghiera e culminerà con la canonizzazione di domenica 27 che avverrà tra le 10 e le 12:30. Per evitare un alto afflusso già nella sera prima saranno interdette al traffico molte zone limitrofe a San Pietro con divieti di sosta e aree interamente pedonali. Anche ai fedeli e pellegrini sarà consentito l’accesso alla piazza solo a partire dalle 5.30 della mattinata di domenica, con unico accesso da via della Conciliazione. 

L’evento di portata internazionale, potrà esser seguito da diversi canali di comunicazione: attraverso uno dei 18 maxi-schermi distribuiti in diversi punti della città, uno anche in Piazza Duomo a Milano, in diretta tv, su Sky tg24 e Rai1 e in diretta streaming. La diocesi di Roma ha infatti aperto un sito speciale www.2papisanti.org fruibile in 5 lingue e attivato l’ account social su Twitter @2popesaints.



Francesca Pistolini



Violenza domiciliare. Ennesimo caso ad Anzio.

La scorsa notte ad Anzio, una delle località più in rilievo del litorale romano, un 38enne italiano, sotto l’effetto di pesanti sostanze stupefacenti, ha aggredito la compagna incinta, 37 anni e anche lei di Anzio. A causa di un litigio la situazione è degenerata: sotto l’effetto della cocaina ancora in circolo,l’aggressore ha percosso la vittima, picchiandola anche sulla pancia e lanciandole contro delle suppellettili, ma soprattutto dei coltelli da cucina e dell'acido muriatico, fortunatamente però senza successo. L'uomo è stato arrestato dai carabinieri, mentre la compagna è stata ricoverata con un trauma cranico e diverse contusioni; per il momento il bambino sembrerebbe fuori pericolo.   

A chiamare i carabinieri sono stati alcuni vicini spaventatosi dalle forti urla, figlie della lite tra i due. I militari una volta arrivati sul posto hanno bloccato a fatica l'uomo, già noto alle forze dell'ordine, che è stato portato nel carcere di Velletri. La donna, in seguito, ha reso noto il motivo dell’ira di qualche ora precedente: tutto sarebbe nato dalla volontà dell’aggressore nel costringere la compagna a dargli 50 euro per acquistare della cocaina che avrebbe poi consumato in casa. La vittima ha avuto 21 giorni di prognosi per trauma cranico e contusioni, tra cui quella all'addome. L'aggressore è accusato di lesioni personali, rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale.

Questo è solo l’ultimo episodio di violenza domiciliare e funge da esempio lampante nel sottolineare l’alto livello di gravità a cui è arrivato tale problema sociale, coinvolgendo anche la tanto discussa violenza sulle donne. La tragedia sfiorata ad Anzio riporta alla mente del lettore l’accaduto dell’11 febbraio in provincia di Taranto, dove un ragazzo di 20 anni ha violentemente percosso la sua compagna incinta al quinto mese, strattonando poi anche la figlia di 11 mesi; con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e minacce aggravate è stato poi arrestato. Quanto detto e riportato richiama anche la preoccupazione sociale delle nascite di famiglie con basso livello di età; sono sempre più giovani ed inesperti i genitori di oggi.

L’uomo è ciò che mangia

"Se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento e di esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute"
Questo è ciò che aveva intuito Ippocrate, già nel 470 ca. ed è quello che una buona parte della popolazione mondiale sembra ancora non capire. C’è chi mangia troppo e chi invece troppo poco. Trilussa diceva (e Jovanotti citava): “Se io mangio due polli e tu nessuno statisticamente noi ne abbiamo mangiato uno per uno”. Ma la realtà è ben diversa, ben più grave.
Circa due miliardi di persone nel mondo sono sovrappeso, se non obese (malnutrizione per eccesso), mentre al 2012 erano 870 milioni le persone denutrite (malnutrizione per difetto), di cui 200 milioni di bambini (dati FAO).
Quali sono i rischi correlati ad entrambe queste situazioni? E quali sono i rischi correlati ai rimedi fai-da-te? Proprio di questo ci occuperemo in questa breve rubrica, comprendente tre articoli (quello di oggi,quello del 29 Aprile e l’ultimo a Maggio,ndr).
E proprio oggi apriamo le porte ad uno di questi mondi: il mondo della malnutrizione per difetto.

Con il termine malnutrizione per difetto non si intende la mera scarsità di cibo (denutrizione), bensì un introito squilibrato dei vari nutrienti, ai quali si può associare scarsità di controlli sanitari ed igienici alimentari.
Essere sottopeso significa correre un rischio 9 volte maggiore, rispetto a un coetaneo normalmente nutrito, di morire precocemente.
Per verificare la malnutrizione, un calcolo veloce che può essere effettuato è quello della misura della circonferenza del braccio:
VALORI CLINICAMENTE SIGNIFICATIVI PER MALNUTRIZIONE

MASCHI FEMMINE
≥ 20.1 cm < 22.8 cm malnutrizione lieve ≥ 18.6 cm < 20.9 cm
> 15.2 cm < 20.1 cm malnutrizione media > 13.9 cm < 18.6
≤ 15.2 cm malnutrizione severa ≤ 13.9 cm

Circonferenza media del braccio in adulti sani:
MASCHI: 32 ± 5 cm
FEMMINE: 28 ± 6 cm

La malnutrizione per difetto si ritrova sia nei cosiddetti Paesi del terzo Mondo,sia nei Paesi etichettati come Sviluppati.
Nel primo caso, una patologia importante e dalle gravi conseguenze, che colpisce i bambini tra 1 e 4 anni e di cui tutti abbiamo un immagine nella mente è la Sindrome di Kwashiorkor, legata alla carenza di proteine. Circa 192 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di questa forma di patologia, di cui l’82% in Asia e il 12% in Africa (restante 6% tra America del Sud e Medio Oriente).
La principale manifestazione clinica nei piccoli malati è il rigonfiamento addominale. Infatti, le proteine del sangue, fisiologicamente, riescono a trattenere i liquidi nel compartimento sanguigno. Quando però esse risultano carenti, il liquido non viene più trattenuto e si sposta invece verso lo spazio intercellulare, dando luogo ad edema.
Altre manifestazioni sono: deficit di anticorpi (anch’essi appartenenti a una famiglia particolare di proteine),colore rossiccio dei capelli e depigmentazione cutanea.
Un altro problema nutrizionale importante è rappresentato dal deficit di vitamina A, che in forma grave può provocare cecità e aumentare fortemente il rischio di mortalità infantile, perché diminuisce la resistenza a malattie infettive come morbillo, diarrea e infezioni respiratorie acute.
Ugualmente, la carenza di iodio è una causa importante di patologia fisica e mentale, con danni cerebrali permanenti, problemi di gotta e malfunzionamento della ghiandola tiroidea. Può colpire già il feto
e i bambini nei primissimi anni di vita, aumentando anche il rischio di mortalità prenatale e infantile e di sottopeso alla nascita. Spesso i bambini nati da donne con carenza di iodio andranno incontro a forme anche gravi di cretinismo.

Nei Paesi Sviluppati, invece, la malnutrizione è per lo più legata all’anoressia ,termine che indica la mancanza di appetito, a causa di diversi tipi di patologie. L’anoressia nervosa è la più popolare, assieme alla bulimia, costituendo importanti disturbi del comportamento alimentare.
Solo in Italia sono 3 milioni le persone (non solo donne) affette da tali patologie - dati comunicati in occasione del Congresso dell'Associazione nazionale dietisti -
Le cause sono da ricercarsi in fattori sociali e psicologici. È stato analizzato mediante tecniche di neuroimaging (quali risonanza magnetica funzionale) come queste persone presentino dismorfofobia (incapacità di percepire obiettivamente il proprio schema corporeo). Sono in studio anche cause genetiche, essendo forte l’associazione in gemelli omozigoti. Infine, ma non ultime, le cause psichiatriche, di cui in letteratura sono stati trattati vari casi in cui si denotava un’associazione di comorbilità tra anoressia e alterazioni nella sfera ossessivo-compulsiva.
Le persone con disturbi del comportamento alimentare vanno incontro a varie gravi complicanze: dalla disidratazione, agli squilibri elettrolitici (che possono portare a gravi danni cardiaci ,tra i quali aritmie e scompenso cardiaco),dall’ ipotermia all’ipotiroidismo, dall’infertlità, alle fratture spontanee.

Con questo primo articolo si conclude, quindi, un incontro più ravvicinato con pazienti i cui disturbi potrebbero essere evitati mediante una sana alimentazione.
L’incidenza di tutte queste patologie può diminuire nel corso del tempo, tramite interventi mirati.
Per le patologie da malnutrizione che si riscontrano nei Paesi del Terzo Mondo, varie organizzazioni come Unicef e FAO stanno conducendo a grandi progressi, progressi di cui anche noi, nel nostro piccolo, possiamo renderci partecipi.
K.M.




AC/DC: presto lo scioglimento












Trema il mondo della musica. Una radio australiana 6PR, ha diffuso nel proprio Paese alcune indiscrezioni riguardanti lo storico gruppo connazionale, gli Ac/Dc. La causa sarebbe la condizione fisica di Malcolm Young, 61 anni, chitarrista e fratello dell’altra chitarra, quella solista, Angus; un ictus avrebbe colpito il fondatore della rock band. Sposata l’idea di fare musica targata Ac/Dc solamente con tutti i membri al loro posto, l’accaduto potrebbe portare ad un improvviso scioglimento dei cinque. La notizia troverebbe conferma nelle parole del cantante Brian Johnson, che aveva ammesso recentemente la malattia di un collega della band, pur non potendo precisare meglio la questione, data la "natura privata" dell'informazione.

Dove circola una voce, però, spesso un'altra le va a ridosso. Se la radio ha fatto notizia, la carta stampata non vuol’essere certo da meno: il giornale “The Australian” sostiene che a partire dal primo maggio, il gruppo è pronto a iniziare una sessione di sei settimane in uno studio discografico di Vancouver. La notizia però non è sta confermata ne tantomeno smentita dai press agent degli Ac/Dc.

Sebbene il gruppo sia considerato universalmente come australiano, quasi tutti i suoi membri sono nativi britannici. Gli AC/DC sono tra i gruppi di maggior successo nella storia del rock: i loro album hanno venduto oltre 200 milioni di copie nel mondo,,di cui oltre 71 milioni nei soli Stati Uniti.

Marco Harmina
mercoledì 16 aprile 2014

Una scuola di terra e bambù

Il progetto Meti School nasce da un giovane architetto tedesco, Anna Heringer, la quale dopo un servizio volontario di otto mesi in Bangladesh, si innamora del posto e delle sue poverissime case di fango. Spinta dalla sua grande passione per l’architettura ecosostenibile, decide di studiare le tecniche di costruzione in terra, mettendo insieme borse di studio e volontariato. Insieme alle idee e al contributo delle famiglie di Rudrapur, cittadina rurale nel nord del Bangladesh, ha realizzato questo edificio per i bambini, uno spazio tutto loro dove poter meditare, studiare ma anche divertirsi.

La scuola è realizzata interamente in terra, paglia e bambù che formano una struttura resistente alle forti piogge del Bangladesh. Gli unici “mezzi” di cantiere ad essere impiegati sono stati i bufali, utilizzati per impastare l’argilla, una vanga e tanta manodopera. L’edifico si articola su due livelli, al piano terra si trovano tutte le aule e delle mini-grotte per il rifugio e il riposo, ricavate tra una parete e l’altra. Al primo piano invece troviamo spazi per le attività di gruppo, come la danza e il teatro e una torre nascosta tra gli alberi, dove i bambini possono arrampicarsi e godere dell’infinito panorama di risaie. L’idea base del progetto è quella di utilizzare materiali locali per sostenere l’economia e dare una formazione agli artigiani del posto, i quali hanno lavorato ben sei mesi a fianco degli esperti europei per imparare nuove tecniche di costruzione. Il materiale utilizzato, la terra, è economico ed ecologico, oltre ad essere un ottimo regolatore di umidità. Perfetta quindi per i climi umidi, calda d’inverno e fresca d’estate, è un elemento essenziale che in più non perde la sua bellezza con il tempo. 

Il progetto ha visto la collaborazione di tecnici e architetti, arrivati dall’Austria e dalla Germania, ed è divenuto subito un’attrazione regionale di intere famiglie che arrivano per ammirarla, a piedi o in risciò, da chilometri di distanza. E’ un grande esempio di rivisitazione di materiali bio e tecniche di costruzione e rappresenta una risposta semplice ad esigenze enormi. La Meti School riempie d’orgoglio i suoi 164 allievi, che l’hanno costruita con le proprie mani, insieme agli insegnanti e ai genitori. L’architetto Anna Heringer li descrive così: <<Per sei mesi, invece di fare sport o pittura, si sono dati da fare nel cantiere come in un laboratorio. E la loro emozione era la nostra. Non riesco ancora a credere che ogni centimetro cubo di questi muri sia stato trasportato sulle nostre teste e modellato dalle nostre mani.>>

Federica Salvatore

Studente morto con un coltello nel cuore

Tragedia a Roma. Nella giornata di martedì è stato trovato morto un ragazzo svizzero, Jonathan Lucas, presso la sua stanza d’albergo sito in zona Torre Rossa vicino l’Aurelia; la causa del decesso è stato un coltello conficcatosi nel petto della vittima, forse lanciato proprio da uno dei suoi coinquilini temporanei, mentre erano intenti a giocare al lancio dei coltelli. Jon, lo chiamavano così gli amici,quegli stessi compagni ora in stato di fermo con l’accusa di omicidio colposo, aveva 16 anni ed era in gita a Roma con la propria scuola, l’ Elysèe di Lisanna, considerata “d’alto livello”; era visto come una piccola “star”, di fatti, godeva di una lieve popolarità nel mondo del web, in particolare quello di Youtube e Instagram. Proprio quella fama, forse, l ha portato ad un gesto così estremo, l’ultimo: sembra sia stato iniziato tutto per gioco, un nuovo video da postare su internet, uno dei tanti in cui il protagonista era sempre lui, Jon, figlio di genitori oramai disperati, accorsi subito in Italia, e fidanzato di una ragazza della sua stessa età, cui aveva mandato un messaggio prima dell’accaduto: “mi manchi tanto”. Un ragazzo come tanti, come i suoi amici, ora sotto shock ed interrogati dalla forze dell’ordine per meglio comprendere l’avvenimento; pare che dalla scena del crimine manchi proprio l’arma del delitto: un coltello con una lama a “farfalla”, molto probabilmente comprato proprio nella Capitale. Un coltello di origini filippine che si apre in tre parti: la lama e le due parti del manico. Un’arma pericolosissima se non la si sa usare ed è per questo che gli investigatori non escludono che lo studente svizzero possa aver fatto tutto da solo maneggiando incautamente il coltello. Un gioco finito male, un incidente dopo una lite: Jonathan è morto dissanguato martedì sera alle 23. Quando è arrivata l’ambulanza del 118 chiamata dalle suore, il cuore del giovane aveva già smesso di battere: pur facendo il possibile per rianimare il sedicenne, il personale medico non ha potuto far altro che constatare il decesso. La classe e gli insegnanti al seguito sono tornati a casa, mentre i genitori degli indagati e della vittima sono saliti sul primo aereo disponibile per raggiungere i propri figli.

Marco Harmina

Fecondazione eterologa: La Corte Costituzionale boccia la Legge 40

Ieri 9 aprile 2014, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma della legge 40 che vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta. La norma scardinata in ogni suo punto, risulta illegittima negli articoli 4, comma 3, 9, commi 1 e 3 e 12, comma 1, relativi al divieto, in caso di infertilità assoluta, di ricorrere a un donatore di gameti o spermatozoi, esterno alla coppia. Sarà quindi lecita l’ovodonazione volontaria, mentre qualsiasi uomo fertile potrà donare il proprio seme. Grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, oggi, l’Italia della civiltà è un po’ più vicina all’Europa. Viene meno, in questo modo, uno degli ultimi tabù imposto dalla normativa italiana e si riacquista un uguale diritto ad essere genitori. Si abbatte quel limite illegittimo, sociale ed economico che per 10 anni ha escluso molte persone dall’accesso alle tecniche di fecondazione assistita: chi aveva disponibilità economica, andava in un paese con diversa legislazione. Solo nel 2012, sostiene l’Osservatorio sul Turismo Procreativo, sono stati fatti circa 4.000 “viaggi della speranza” di coppie italiane all’estero per ricevere la fecondazione medica assistita. 

La legge, promulgata nel febbraio 2004, si proponeva di risolvere problemi di fecondazione assistita delle coppie italiane, ma ha avuto un percorso incongruente e travagliato. Sottoposta a circa 29 interventi dei Tribunali, ha dovuto più volte ristabilire i diritti quali la legittimità della indagine genetica pre-impianto, per portatori di malattie genetiche trasmissibili, obbligo di impianto di tre embrioni prodotti contemporaneamente e tutela della salute della donna. La questione sull’indubbia legittimità della legge è stata sollevata da tre coppie di Firenze, Milano, Catania che non potendo permettersi di andare all’estero per seguire il sogno di avere un figlio, si sono rivolti ai tribunali delle rispettive città nel 2010. In realtà, già nel 2005, la questione venne sollevata con un referendum abrogativo che però non raggiunse il quorum.

Dissonanti sono le reazioni alla notizia dei politici. La ministra della salute Beatrice Lorenzin afferma «quello che possiamo fare sul piano parlamentare lo facciamo, quello che richiede una riflessione più profonda, perché la legge 40 è stata del tutto svuotata, necessita di un intervento parlamentare». «Aspettiamo di poter leggere le motivazioni» della sentenza - ha aggiunto - «anche se dobbiamo capire tutte le implicazioni che ne derivano». La ministra ha inoltre osservato che in Italia non si è ancora attrezzati riguardo «l’anonimato di coloro che cedono i gameti», «il diritto dei bimbi che nasceranno ad essere informati di chi sono i loro genitori», «il tipo di analisi da fare per chi cede i gameti». Queste, per il ministro, «sono materie complesse che non possiamo risolvere con una cosa amministrativa». Pertanto, «è giusto che il parlamento faccia la sua parte e dia delle scelte di fondo su questi temi». Di contro per il legale vicino al Pd «è grave che il ministro dica che serve intervento parlamentare. È, al contrario, doveroso che il governo dia immediata attuazione alla pronuncia della Corte». 

Le senatrici di Sel Loredana De Petris e Alessia Petraglia, responsabile welfare del partito l’hanno definita “un’ottima notizia”, e «finalmente è stato restituito il sacrosanto diritto per tutti alla maternità e alla paternità». Non mancano, naturalmente critiche che arrivano dal mondo cattolico: Famiglia Cristiana parla di “fecondazione selvaggia per tutti” e di “ultima follia italiana”. Gli esponenti di area cattolica esprimono i loro sconcerti e dispiaceri che si riflettono sulla vita del nascituro che non potrà crescere con i genitori naturali.
Della legge 40 restano quindi in vigore norme relative al divieto di accesso alle tecniche di fecondazione assistita per i single e le coppie dello stesso sesso e il divieto di utilizzo degli embrioni per la ricerca scientifica e revoca del consenso.Grazie alla avvenuta dichiarazione di illegittimità di questa norma, si riesce cosi a superare il pregiudizio sin’ora posto dalla discriminatoria legge 40, di ridurre la genitorialità alla condivisione di patrimoni genetici e si restituisce a tutti la possibilità, il diritto di esser eguali genitori.




Francesca Pistolini

Ciao, tu lo conosci TED?

Il riferimento ad una celebre battuta della nota sitcom americana How i met your mother nasce spontaneo. TED (acronimo di Technology Entertainment Design) è il network di conferenze più influente del mondo. Valerio Bazzan su pagina99 l’ha definito il “Bilderberg delle idee”, della cultura mondiale. E non a torto. Le menti più brillanti degli ultimi 30 anni sono passate di qui. Da Bill Gates a Steve Jobs, giusto per richiamare due nomi noti all’immaginario collettivo. Quello che accomuna tutte i relatori da tutto il mondo sono appunto le idee. Da condividere e su cui collaborare. E sono proprio la condivisione e la collaborazione, oltre naturalmente l’innovazione, i principi cardine dell’iniziativa. Ideas worth spreading.

Nel 2014 TED compie 30 anni. Nasce infatti nel 1984 dall'iniziativa di Richard Saul Wurmann, un designer americano che cercava di creare un luogo di incontro tra tecnologia e nuovi media. Nel 2002 il passaggio di consegne all’imprenditore tecnologico Chris Anderson. Ma come funziona? Spieghiamo prima di tutto l’accostamento al Bilderberg. La quota annuale per partecipare fisicamente alle conferenze che si tengono in gran parte tra gli Stati Uniti e il Canada (solo da pochi anni si tiene un TED-global in UK) è di 6000$. Ma ciò che lo distingue nettamente dalla temuta riunione segreta è l'apertura dei contenuti; ted.com contiene quasi 2000 interventi, tutti disponibili gratuitamente. Economia, tecnologia, ambiente, salute, politica sono solo alcune delle tags rintracciabili.

Tempo di durata dell'intervento improrogabilmente entro i 18 minuti. Argomentazioni quindi mirate, chiare e quanto il più possibile coinvolgenti. Una modalità di presentare che sta influenzando lo stesso concetto di conferenza. Un vero e proprio strumento di globalizzazione della conoscenza. Una diffusione molto efficace grazie soprattutto al sistema di traduzione (le conferenze sono sottotitolate e i contenuti tradotti in 21 lingue, tra cui l'italiano) che permette la comprensione anche ai meno avvezzi all'inglese. Una fonte di informazione non convenzionale e altamente competente che permette a chiunque di tenersi aggiornato sui risultati più innovativi che si stanno raggiungendo nel campo della ricerca. Non la classica lezione accademica, ma uno sguardo reale e creativo al mondo delle idee e di quello che nel futuro potrebbe essere la quotidianità.

domenica 6 aprile 2014

Quanti schiavi lavorano per te?

"Considera che costui, che tu chiami tuo schiavo, è nato dallo stesso seme, gode dello stesso cielo, respira, vive, muore come te! Tu puoi vederlo libero, come lui può vederti schiavo.È uno schiavo. Ma forse è libero nell'animo. È uno schiavo. E questo lo danneggerà? Mostrami chi non lo è: c'è chi è schiavo della lussuria, chi dell'avidità, chi dell'ambizione, tutti sono schiavi della speranza, tutti della paura.” Seneca, epistola 47 (circa 2014 anni fa)

Ti sei mai posto questa domanda? Quanti schiavi lavorano per te? Nel mondo ci sono 30 milioni di persone che lavorano in condizioni di schiavitù, non bisogna nemmeno andare lontano, pensare al paese più povero dell'Africa basta infatti pensare ai campi di pomodori o altri prodotti agricoli del sud/ nord Italia presenti nella filiera delle multinazionali alimentari. Ai vari tipi di schiavitù elencati da Seneca si può aggiungere un nuovo tipo di schiavitù : la schiavitù del consumismo, consumata nei sempre più numerosi mega centri commerciali. Se ancora non sai rispondere alla domanda iniziale o pensi che sia una domanda ridicola nel 2014, puoi trovare una risposta su questo sito: Slaveryfootprint.org .

Il sito è stato lanciato nel 2011 dall'organizzazione non-profit omonima di James Dillon insieme al Dipartimento di Stato americano contro la schiavitù, ed è stato usato nel 2013 da quasi due milioni di persone. Attraverso un test composto da 11 step , molto ben strutturato graficamente, il sito aiuta ad effettuare questo calcolo. Si inserisce la città di provenienza, il tipo di casa in cui si abita solitamente e poi tutti gli oggetti che caratterizzano la vita quotidiana. Tutti i dati inseriti vengono sommati per dare il risultato finale. Il sito spiega anche in che modo viene calcolato questo risultato: viene fatta un' analisi dell’utilizzo medio del lavoro forzato in più di 400 prodotti delle marche più famose, un algoritmo stabilisce poi il numero minimo di schiavi costretti a produrli. Il sito poi sottolinea quante persone sono schiavizzate dalla prostituzione e dalla droga, anche le nostre abitudini che teniamo nascoste sono figlie della schiavitù. Nella pagina del risultato finale leggiamo che il sito ci vorrebbe fornire il nome dei marchi sicuri, quelli che sicuramente non utilizzano la schiavitù per produrre i loro prodotti, ma ancora non possono perchè la lotta contro la schiavitù non è una priorità nell'attuale sistema economico. Per approfondire ulteriori aspetti della schiavitù ai giorni nostri si può visitare questa pagina nel blog Made in a free world padre del sondaggio. Leggendo l'etichetta della prossima t-shirt che acquisterai avrai uno spunto in più per riflettere.


                                                                                                               
                                                                                                             Augusto Piazza

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