‘Ndrangheta: un calabrese a Roma
È stato sequestrato questa mattina dalla Dia un capitale di 7 milioni di euro investiti in beni immobili e società operanti nell’edilizia alla cosca Flarè-Razionale, originaria di Vibo Valentia. Nel vasto impero finanziario, oltre ad una porsche sequestrata al boss Saverio Razionale, prende visibilità l’illustre Caffè Fiume, storico locale sito vicino all’omonima piazza romana. Razionale, calabrese di 53 anni, è al vertice dell’organizzazione mafiosa fin dagli anni ’80, succedendo a Giuseppe Gasparro detto “Pino u gatto”; ha perso la vita in un attentato in cui lo stesso Razionale era presente e ne rimase anche ferito: questo è stato l’accaduto che di fatto ha segnato il passaggio del testimone. Il nuovo boss ha subito conquistato il consenso dei suoi uomini sporcandosi le mani anch’egli con estorsioni, atti usurai, riciclaggi e perfino fatti di sangue, successivamente però è stato arrestato nel 2005 ma subito rilasciato per mancanza di prove. Nello stesso anno decide di trasferirsi a Roma ed è qui che ha cercato di espandere i confini della propria autorità, con successo: Razionale è riuscito a creare una rete criminale specializzata nel reinvestimento di proventi illeciti in beni immobili ed attività commerciali, nonché nel condizionamento e nell'infiltrazione degli appalti, tramite società di comodo.
Nel 2011 arriva la seconda condanna dalla Corte d’appello di Catanzaro: quattro anni e sei mesi di detenzione per associazione di tipo mafioso; divenuta la sentenza definitiva nel 2012, il boss è fuggito, dandosi alla latitanza sino allo scorso febbraio, la Suprema Corte, pur confermando la condanna per l'associazione di tipo mafioso, aveva annullato il provvedimento per una questione tecnico-giuridica connessa ad una errata determinazione della pena da parte della Corte d'Appello, che lo aveva condannato e che non aveva tenuto conto delle attenuanti generiche a suo favore.
La giustizia italiana a volte sembra paradossale: diviene estremamente facile arrestare e carcerare le cosiddette “piccole formiche”, oppure persone che si sono macchiate la coscienza con qualche crimine ma che di criminale hanno ben poco, ma diventate terribilmente arduo imprigionare un pericoloso boss mafioso, nonostante le prove schiaccianti.
Ai posteri l’ardua sentenza.
Nel 2011 arriva la seconda condanna dalla Corte d’appello di Catanzaro: quattro anni e sei mesi di detenzione per associazione di tipo mafioso; divenuta la sentenza definitiva nel 2012, il boss è fuggito, dandosi alla latitanza sino allo scorso febbraio, la Suprema Corte, pur confermando la condanna per l'associazione di tipo mafioso, aveva annullato il provvedimento per una questione tecnico-giuridica connessa ad una errata determinazione della pena da parte della Corte d'Appello, che lo aveva condannato e che non aveva tenuto conto delle attenuanti generiche a suo favore.
La giustizia italiana a volte sembra paradossale: diviene estremamente facile arrestare e carcerare le cosiddette “piccole formiche”, oppure persone che si sono macchiate la coscienza con qualche crimine ma che di criminale hanno ben poco, ma diventate terribilmente arduo imprigionare un pericoloso boss mafioso, nonostante le prove schiaccianti.
Ai posteri l’ardua sentenza.
Marco Harmina
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Dalla Spagna arrivano i biopannelli fotovoltaici
L'energia solare è l'energia economica
e a impatto zero questo è risaputo, diventa ancora più conveniente
se per costruire i pannelli fotovoltaici vengono utilizzate materie
prime reperibili da tutti o ancora meglio dei materiali di scarto.
Questo è il progetto dell'Institute for Advanced Architecture of
Catalonia (IAAC) nel campus Valldaura dell'Istituto per architettura
avanzata della Catalogna.I pannelli progettati da questo istituto
sono fatti di materiale di scarto come pezzi di ferro o ceramica
ideati per sorreggere quella che è l'unità funzionale del pannello:
piante ed il terriccio necessario alla vita di quest'ultime. Questo
pannello sfrutta infatti gli elettroni prodotti dalle piante stesse
ma anche quelli prodotti dai batteri presenti nel terriccio che sono
raccolti da un anodo ed un catodo presenti nel terriccio dell'impianto, creando
cosi una vera e propria batteria naturale. I progetti in scala pilota
sono stati creati utilizzando del muschio, che necessita di
pochissima acqua, ma si potrebbero utilizzare anche vari tipi di
cactus o altre piante che non necessitano di tanta acqua per sopravvivere. I pannelli possono anche essere dotati di sensori che
monitorano l'umidità del terriccio e rendono l'impianto
autosufficiente.Inoltre questo impianto introduce un aspetto innovativo: può produrre energia anche senza la luce solare dato che gli elettroni sono prodotti oltre che dall'attività fotosintetica delle piante,anche dai batteri presenti nella terra utilizzata che
non necessitano del sole.L'unico difetto dei pannelli è che ancora non producono sufficiente energia e sono necessari miglioramenti per perseguire questo obiettivo.L'utilizzo di questi sistemi potrebbe essere particolarmente indicato nei paesi in via di sviluppo dove a bassi costi potrebbero produrre energia. Soprattutto risolverebbe tutti i problemi di inquinamento legati alla produzione degli attuali pannelli fotovoltaici che generano fanghi tossici, prodotto di scarto dovuto all'utilizzo di arseniuro di gallio necessario per la loro fabbricazione. In questo momento di crisi economica la Spagna ci insegna che si può sempre trovare spazio e fondi per l'innovazione e la ricerca.![]() |
| Il numero dei pannelli stimato per il funzionamento dei vari elettrodomestici |
Augusto Piazza
Fonte e Foto: Designboom
Maestra spoglia e perquisisce i suoi alunni. Caos per 30 euro. Il crollo della scuola italiana
È accaduto ieri a VillaVallelonga, in provincia de L’Aquila; una maestra di una scuola elementare è
diventata, suo malgrado, protagonista di una vicenda alquanto shockante. Le mancavano circa 30 euro
dalla tasca della sua giacca ed ha deciso di iniziare le ricerche proprio dai suoi allievi, vale a dire bambini
di età compresa tra i 6 e gli 8 anni. Le classi indagate, ma soprattutto perquisite sono state 3: prima, terza
e quarta elementare. Inutile raccontare la rabbia dei genitori che hanno immediatamente denunciato
l’accaduto quando hanno visto i propri figli in lacrime all’uscita di scuola, affermando che la maestra li
aveva addirittura messi in fila, spogliati per poi perquisirli: «Ad alcuni di noi ha fatto togliere persino le
mutandine», ha raccontato uno dei bambini.
Il commento delle autorità non si è fatto attendere, come quello del sindaco Leonardo Lippa: “Se è vero, è
un fatto molto grave”; poi è stata la volta del direttore dell’Ufficio scolastico regionale abruzzese Ernesto
Pellecchia: «Siamo pronti a prendere i provvedimenti del caso, qualora la notizia riportata anche sui giornali
venisse accertata». Lo stesso direttore poi ha fatto sapere come le forze dell’ordine stiano lavorando
per portare la verità alla luce e conseguentemente a quali eventuali sanzioni andrà incontro, non solo la
maestra, ma anche tutto il personale ausiliario presente al momento dell’accaduto.
Altro fatto analogo è successo a Capo di Ponte, in provincia di Brescia, quando Antonella Capozzo,
maestra di scuola elementare, fu arrestata nel 2012 per aver maltrattato i suoi allievi, tirandogli i capelli,
strattonandoli e prendendoli a schiaffi; è stata condannata in questi giorni ad un anno con la condizionale.
La maestra non potrà più tornare ad insegnare poiché sospesa dall’incarico.
Questi sono i risultati delle scuole italiane che cadono a pezzi, e non corrisponde solamente ad una
metafora per quanto riguarda i bambini colpiti due settimane fa da pezzi di intonaco caduto dal soffitto
dell’aula di una scuola elementare a Palermo.
Purtroppo o per fortuna, dipende dai punti di vista, queste cose succedono non soltanto nel nostro
Bel Paese, ma anche oltreoceano, più precisamente negli Usa; anche se questo caso presenta qualche
sfumatura di un esagerato paradosso: Jennifer King Forshey, anch’essa maestra di scuola elementare. È
stata arrestata il 22 febbraio per aver fatto raccogliere ad un suo allievo, della carta igienica imbevuta di
urina, all’interno del wc, a mani nude.
Marco Harmina
Grande Fratello 13, il ritorno
Da domani, Lunedì 3 Marzo, in prima serata su Canale 5, il ritorno della Casa più spiata d’Italia, dopo due anni di stop dai vertici di Mediaset. La 13esima edizione del Grande Fratello, condotta sempre da Alessia Marcuzzi, si preannuncia un’edizione breve e concentrata, di appena tre mesi, ma esplosiva. Considerato un grande esperimento sociologico, il Grande Fratello, si mostra quest’anno con una politically correct, come mai prima. I quindici concorrenti in gara, alcuni dei quali ancora in corso di definizione, hanno storie e personalità molto forti e non mancheranno di accendere lunghi dibattiti. Il campionario è molto intrigante e l’obiettivo della conduttrice e proprio far emergere le tante storie da raccontare, a volte anche importanti e difficili, che rispecchiano l'Italia di oggi. Dare quindi la possibilità alle famiglie da casa, di confrontarsi con le loro stesse difficoltà e far si che genitori e figli ne parlino e ne affrontino i problemi insieme. Tra i coinquilini, la prima a fare l’ingresso nella casa, sarà Valentina Acciardi. Una trentatreenne torinese, ex modella, che dieci anni fa, perse un braccio a causa di un incidente stradale. Tra i concorrenti c’è anche il senegalese Sambà, un ex "vù cumprà", un giovane contadino di Lariano e una ragazza che ha fatto i conti con una grave obesità.
Nel girone degli incerti rientrano invece, Paolo, il fuciliere di Marina e una coppia gay. Il primo rappresenta una realtà che se verrà scelto dagli autori, potrebbe portare un esempio di abnegazione e serietà che il GF raramente ha messo in luce. Nel caso della coppia gay che in questi giorni è, in attesa di una risposta positiva, si ragiona su una questione etica. I due vivono la loro omosessualità come tante coppie etero, e il dubbio del capo-progetto del GF13 Andrea Palazzo resta sul fatto che vivere questa realtà 24 ore su 24 agli occhi di tutti potrebbe, per dirla con sue parole «aprire una finestra sui diritti omosessuali. Ci stiamo ragionando». Nel girone degli esclusi, può esser invece collocata Giulia, figlia del Marò ancora trattenuto in India, Massimiliano Latorre. Inizialmente sembrava fosse candidata come concorrente tra i quindici prescelti poi gli autori hanno chiarito che "Non era il caso di prendere la figlia di un marò in attesa di essere giudicato in India. E' una vicenda troppo delicata, noi non speculiamo su certe cose» spiega Andrea Palazzo, che aggiunge - «Ricordo che Giulia Latorre si è autoiscritta come migliaia di altri giovani alla tredicesima edizione del reality. Ha fatto un casting online. Ci ha detto che era figlia del marò prigioniero in India, ci ha raccontato la sua storia con onestà».
La casa, ricostruita dopo l’incendio del 14 dicembre scorso, è frutto del lavoro della scenografa Trixie Zitkowsky, la quale propone uno stile molto più sobrio rispetto le precedenti edizioni, con l’arena, il tugurio e l’orto. Un ritorno alle origini, commenta Paolo Bassetti, amministratore delegato di Endemol Italia, che «ricorda un po' l'essenzialità delle prime edizioni». Tra le novità di quest’anno ai ragazzi verranno forniti dei libri e di una sala-studio nella casa dalla quale faranno un programma trasmesso da un network nazionale. Al passo con i tempi, il GF13 si mostra moderno, social e interattivo, e grazie ad un App, il pubblico potrà seguire il reality su qualunque piattaforma, 24 ore su 24, free, ed interagire con la Marcuzzi, tramite i maggiori social network (Fb, Twitter, …) e tramite i siti www.grandefratello.mediaset.it e www.mediasetconnect.it. Tuttavia alcuni voci indiscrete parlano di un grande fratello vip; qualora la prima serata registrasse ascolti deludenti, si vocifera che ad animare la casa, arriverà Cecilia Rodriguez, sorella di Belen. In studio a sostituire Alfonso Signorini ci saranno due nuovi opinionisti: l'attrice Manuela Arcuri e il giornalista Cesare Cunaccia. Per il vincitore ci sarà un premio di 250 mila euro, quindi non ci spetta che vedere chi sarà il fortunato!
Nel girone degli incerti rientrano invece, Paolo, il fuciliere di Marina e una coppia gay. Il primo rappresenta una realtà che se verrà scelto dagli autori, potrebbe portare un esempio di abnegazione e serietà che il GF raramente ha messo in luce. Nel caso della coppia gay che in questi giorni è, in attesa di una risposta positiva, si ragiona su una questione etica. I due vivono la loro omosessualità come tante coppie etero, e il dubbio del capo-progetto del GF13 Andrea Palazzo resta sul fatto che vivere questa realtà 24 ore su 24 agli occhi di tutti potrebbe, per dirla con sue parole «aprire una finestra sui diritti omosessuali. Ci stiamo ragionando». Nel girone degli esclusi, può esser invece collocata Giulia, figlia del Marò ancora trattenuto in India, Massimiliano Latorre. Inizialmente sembrava fosse candidata come concorrente tra i quindici prescelti poi gli autori hanno chiarito che "Non era il caso di prendere la figlia di un marò in attesa di essere giudicato in India. E' una vicenda troppo delicata, noi non speculiamo su certe cose» spiega Andrea Palazzo, che aggiunge - «Ricordo che Giulia Latorre si è autoiscritta come migliaia di altri giovani alla tredicesima edizione del reality. Ha fatto un casting online. Ci ha detto che era figlia del marò prigioniero in India, ci ha raccontato la sua storia con onestà».
La casa, ricostruita dopo l’incendio del 14 dicembre scorso, è frutto del lavoro della scenografa Trixie Zitkowsky, la quale propone uno stile molto più sobrio rispetto le precedenti edizioni, con l’arena, il tugurio e l’orto. Un ritorno alle origini, commenta Paolo Bassetti, amministratore delegato di Endemol Italia, che «ricorda un po' l'essenzialità delle prime edizioni». Tra le novità di quest’anno ai ragazzi verranno forniti dei libri e di una sala-studio nella casa dalla quale faranno un programma trasmesso da un network nazionale. Al passo con i tempi, il GF13 si mostra moderno, social e interattivo, e grazie ad un App, il pubblico potrà seguire il reality su qualunque piattaforma, 24 ore su 24, free, ed interagire con la Marcuzzi, tramite i maggiori social network (Fb, Twitter, …) e tramite i siti www.grandefratello.mediaset.it e www.mediasetconnect.it. Tuttavia alcuni voci indiscrete parlano di un grande fratello vip; qualora la prima serata registrasse ascolti deludenti, si vocifera che ad animare la casa, arriverà Cecilia Rodriguez, sorella di Belen. In studio a sostituire Alfonso Signorini ci saranno due nuovi opinionisti: l'attrice Manuela Arcuri e il giornalista Cesare Cunaccia. Per il vincitore ci sarà un premio di 250 mila euro, quindi non ci spetta che vedere chi sarà il fortunato!
Francesca Pistolini
La Principessa del Gas
Chi è davvero Yulia Tymoshenko? Come al solito a trapelare sono le c.d. notizie tendenziose. Dalla figura di pasionaria che fu durante la Rivoluzione Arancione, è divenuta il simbolo cardine della ribellione all’autoritarismo attuale di Yanukovich. In realtà è la solita creazione di un falso mito. Possiamo aspettarci che fra qualche anno un qualunque politico di uno stato europeo ammonisca il governo italiano per aver lasciato condannare Silvio Berlusconi, il quale, proprio nel 2013, dichiarò dinanzi gli eurodeputati “Il mio futuro è infausto. Marcirò in galera come la Tymochenko”.
Il reato per cui la Tymoshenko fu giustamente processata e altrettanto condannata era quello di malversazione, un reato comune nei paesi ex-sovietici e altrettanto lo è in Italia anche se difficilmente denunciato). Infatti, la Tymoshenko, muovendosi sotto l’icona della liberalizzazione e senza tener conto della volontà del resto del governo, accettò un contratto di fornitura di gas per l’Ucraina che avrebbe comportato un grave colpo alla già delicata situazione economica del paese e beneficiando lei stessa di una vasta percentuale dei proventi ottenuti dalla vendita dell’idrocarburo. Quello che agli occhi degli ucraini avviene sotto il termine di corruzione, in Unione Europea avviene sotto il termine di deregolamentazione, quindi è lecito domandarsi quanto possa giovare all’Ucraina l’ingresso in UE.
Oramai è assodato che la principale fonte per giustificare le ingerenze negli affari esteri, soprattutto da parte degli USA, sia la retorica dei “diritti umani”. Purtroppo però, i diritti umani e gli interessi economici sono questioni incompatibili. Sprigionata la Tymoshenko, ci ritroviamo in circolazione l’ennesimo criminale travestito da paladino della libertà.
Il reato per cui la Tymoshenko fu giustamente processata e altrettanto condannata era quello di malversazione, un reato comune nei paesi ex-sovietici e altrettanto lo è in Italia anche se difficilmente denunciato). Infatti, la Tymoshenko, muovendosi sotto l’icona della liberalizzazione e senza tener conto della volontà del resto del governo, accettò un contratto di fornitura di gas per l’Ucraina che avrebbe comportato un grave colpo alla già delicata situazione economica del paese e beneficiando lei stessa di una vasta percentuale dei proventi ottenuti dalla vendita dell’idrocarburo. Quello che agli occhi degli ucraini avviene sotto il termine di corruzione, in Unione Europea avviene sotto il termine di deregolamentazione, quindi è lecito domandarsi quanto possa giovare all’Ucraina l’ingresso in UE.
Oramai è assodato che la principale fonte per giustificare le ingerenze negli affari esteri, soprattutto da parte degli USA, sia la retorica dei “diritti umani”. Purtroppo però, i diritti umani e gli interessi economici sono questioni incompatibili. Sprigionata la Tymoshenko, ci ritroviamo in circolazione l’ennesimo criminale travestito da paladino della libertà.
Marianna Rapino
El Chapo: una lezione anche per l'Italia
“Conta più di un ministro e forse persino più di un Governo”.
Roberto Saviano su Repubblica lo scrive di Joaquin Guzman Loera , boss messicano del narcotraffico, conosciuto
anche come “El Chapo”. E la sua non è
solo una storia di droga, criminalità e potere. Quella del re del narcotraffico
degli ultimi 10 anni almeno, è la storia del Messico e della sua economia. La
notizia e l’attenzione con cui è stato seguito il suo arresto nel suo paese lo
scorso lunedì (ndr 24 febbraio 2014) da parte dell’esercito messicano con il
supporto della DEA americana è stata relegata, qui in Italia, tra i tanti fatti
di cronaca estera. Ha fatto più rumore l’acquisizione di Whatsapp da parte di
Zuckerberg, assumendo, questa si, le caratteristiche di una notizia economica
predominante.
Le parole spese riguardo il peso dell’attività criminale sull’economia
italiana sono state tante (secondo dati del 2010, le associazioni mafiose sottraggono
ca il 16% del Pil, fonte Banca d’Italia). Ciò di cui deficitiamo è la presa di
coscienza di questa situazione. È proprio questo dato di fatto che ci riporta
all’arresto de “El Chapo”. Seguito con trepidazione e attesa da tutti i
messicani, la sensazione è che quella consapevolezza nel paese centroamericano
esiste. Avere la coscienza di assistere ad un evento importante anche
economico. Sicuramente non finirà con questo pur fondamentale passo la
quotidiana guerra alla droga, ma quello che qui preme sottolineare è la centralità
di un episodio di criminalità che parallelamente si riconosce come una
variabile economica di non poco conto.
Non siamo il Messico, certo. Ma siamo sicuri di essere così
lontani dal non poter trarre una lezione dagli avvenimenti d’oltreoceano? Ormai
le storie di criminalità organizzata fanno parte della cronaca nazionale (l’agguato
di Arzano e la confisca di beni per 11 milioni di euro ad un boss calabrese
sono sulle home page delle principali fonti di informazioni). Ma non basta.
Quello che manca è una sua rilevanza primaria nel dibattito pubblico e la
consapevolezza del fatto che sia un problema
di carattere economico e quindi urgente, data la particolare situazione del
paese. Più degli sprechi nelle opere pubbliche (se non esse stesse terreno di
avanzamento dell’influenza criminale), più degli sprechi della politica, più
della nomina di un ministro dell’Economia. Tutte buone cause da affrontare in
un paese democratico, ma non si può prescindere da un’ampia e continua
riflessione sul fenomeno mafioso se si vuole continuare ad usare quell'aggettivo
per l’Italia.
Per questo la vicenda de “El Chapo” va considerata un’importante
notizia (economica) anche in Italia. È proprio l’attenzione posta dai suoi
connazionali che può essere una lezione per il sistema italiano; capire che le
associazioni mafiose in Italia e i suo associati sono i nostri Guzman. Contano
come i governi e continuano ad operare mediaticamente e pubblicamente
indisturbati. È un problema socialmente ed economicamente rilevante. Sta alla
nostra capacità di valutazione decidere se prioritario. Partendo dal
riconoscere che questo è un problema reale.
Luca Michele Piscitelli
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“Dareste il vostro cappotto a Johannes?”
Sta letteralmente spopolando sul web il video-iniziativa del gruppo Sos Children’s Villages, associazione umanitaria norvegese volta alla protezione infantile; il filmato è stato ideato per sensibilizzare il mondo alle estreme situazioni e condizioni in cui sono costretti a vivere, anzi, a sopravvivere i bambini siriani . Il titolo dello spot è “Dareste il vostro cappotto a Johannes?” e mostra una via della città di Oslo in pieno inverno con tanto di neve e vento gelido, in cui un bambino, appunto Johannes, sta aspettando, seduto ad una fermata, l autobus. Non possedendo né un cappotto, né dei guanti, né tantomeno una sciarpa, naturalmente il protagonista, che si è presentato ai provini come volontario e che è sempre stato sotto la sicura osservazione e protezione degli addetti alla regia, assai pativa il clima torrido. Altre persone si fermano per aspettare l’autobus. Lo guardano increduli. Non sanno se intervenire.
All’inizio sono tutti quanti titubanti, preda dell’imbarazzo e della timidezza, ma poi, con il passare dei minuti, a differenza della neve che fa da cornice alla scena, il cuore dei passanti si scalda davanti ai tremolii di un bambino indifeso, donandogli così un indumento per scaldarlo: chi i guanti, chi il cappotto, chi lo scialle. La scena è così toccante che gli spettatori dell’ immagine si sentano egoisti ed allo stesso modo in colpa per essere loro stessi al caldo, mentre un creatura “inferiore” fisicamente a loro stava patendo il freddo.
Il portavoce dell’organizzazione, Synne Ronning, dopo aver partecipato e visto di persona i risultati dell’esperimento ha poi confermato di essere sbigottito perché “la gente dovrebbe occuparsi altrettanto dei bambini in Siria”. La Sos Children’s Villages ha distribuito solo negli ultimi due mesi, migliaia di cappotti e abiti caldi alle famiglie dei rifugiati, che aumentano di giorno in giorno: almeno 2 milioni e mezzo sono fuggiti in cerca di un posto in cui rifondare le proprie radici. Ronning afferma che, anche se non si risolveranno mai le cose con un cappotto, almeno questo sarà utile ad un bambino, sicuramente gli darà conforto.
Bisogna fare i complimenti all’associazione che, in un periodo come questo in cui la malvagità, la calunnia e la disonestà sono valori che fanno da padroni al momento stesso, è riuscita a mostrare che al mondo c’è ancora qualcosa di buono, ci sono ancora persone pronte a togliersi il proprio cappotto e rimanere a maniche corte solo per consegnarlo ad un bambino che, di fatto, è un perfetto estraneo. Sono scene che fanno bene al cuore. Vorremmo che i nostri figli vedano solo azioni del genere come pubblicità del nostro mondo, per documentare che infine l’essere umano, non è poi così male.
“Fate l’amore, non la guerra”.
All’inizio sono tutti quanti titubanti, preda dell’imbarazzo e della timidezza, ma poi, con il passare dei minuti, a differenza della neve che fa da cornice alla scena, il cuore dei passanti si scalda davanti ai tremolii di un bambino indifeso, donandogli così un indumento per scaldarlo: chi i guanti, chi il cappotto, chi lo scialle. La scena è così toccante che gli spettatori dell’ immagine si sentano egoisti ed allo stesso modo in colpa per essere loro stessi al caldo, mentre un creatura “inferiore” fisicamente a loro stava patendo il freddo.
Il portavoce dell’organizzazione, Synne Ronning, dopo aver partecipato e visto di persona i risultati dell’esperimento ha poi confermato di essere sbigottito perché “la gente dovrebbe occuparsi altrettanto dei bambini in Siria”. La Sos Children’s Villages ha distribuito solo negli ultimi due mesi, migliaia di cappotti e abiti caldi alle famiglie dei rifugiati, che aumentano di giorno in giorno: almeno 2 milioni e mezzo sono fuggiti in cerca di un posto in cui rifondare le proprie radici. Ronning afferma che, anche se non si risolveranno mai le cose con un cappotto, almeno questo sarà utile ad un bambino, sicuramente gli darà conforto.
Bisogna fare i complimenti all’associazione che, in un periodo come questo in cui la malvagità, la calunnia e la disonestà sono valori che fanno da padroni al momento stesso, è riuscita a mostrare che al mondo c’è ancora qualcosa di buono, ci sono ancora persone pronte a togliersi il proprio cappotto e rimanere a maniche corte solo per consegnarlo ad un bambino che, di fatto, è un perfetto estraneo. Sono scene che fanno bene al cuore. Vorremmo che i nostri figli vedano solo azioni del genere come pubblicità del nostro mondo, per documentare che infine l’essere umano, non è poi così male.
“Fate l’amore, non la guerra”.
Marco Harmina
In piazza anche le imprese. Le ragioni della protesta.
Cambiano i governi (e non per scelta
degli italiani), ma i malumori rimangono. Si sono riunite la scorsa
settimana a Piazza del Popolo in Roma, per la prima volta nella
storia, le 5 associazioni che difendono i diritti dei lavoratori e
degli imprenditori italiani, sindacati aderenti alla Rete Imprese
Italia; si parla di Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti,
Cna e Casartigianato. “Senza impresa non c’è Italia.
Riprendiamoci il futuro!”, questo lo slogan delle piccole e medie
imprese, stanche di vivere da molto tempo con l’incubo reale ed
imminente della bancarotta. Tra la rabbia e la disperazione che hanno
fatto da protagoniste in quest’evento, non sono mancate però le
proposte da parte dei rappresentanti: il leader di Confartigianato,
Giorgio Merletti, sfoga la propria frustrazione dal palco
rivolgendosi a tutta la politica generale, ma soprattutto al nuovo
governo. Merletti
urla non solo proposte, ma anche insulti e la minaccia che se non
dovessero essere ascoltati, lui e le persone da lui rappresentate,
scenderanno in piazza di nuovo, con l’intenzione di ricevere
importanza ma soprattutto udienza. Subito dopo è la volta del
presidente di Casartigianato, Giacomo Basso, che ha inneggiato la
folla, senza troppe cerimonie, a farsi sentire, a dar voce alle
proprie preoccupazioni: «Basta, basta. Fatevi
sentire: vale più un urlo di tanti discorsi». Basso, infine, ha poi
voluto ringraziare il lato rosa della manifestazione e del mondo del
lavoro salutando le “donne artigiane”. Carlo Sangalli, presidente
di Confcommercio, con il suo discorso ha voluto portare
all’attenzione di tutti come la politica abbia più volte
“dimenticato” le proprie responsabilità nei confronti delle
imprese: “Il programma parla di noi come il motore e l'architrave
del Paese e poi, passata l'emozione le riforme tornano nel
congelatore. Per questo chiediamo rispetto”. Sangalli ha poi
richiamato alla memoria delle 60mila persone presenti, tutti quegli
imprenditori che purtroppo hanno perso la vita a causa della crisi,
schiacciati dalla crudele realtà di non esser più capaci di sfamare
la propria famiglia, perdendo il lavoro prima, la dignità poi.
Simili a quelli dei suoi predecessori sono stati i discorsi di
Daniele Baccarino, leader della Cna, e di Marco Venturi, presidente
di Rete Imprese Italia, nei quali esortavano il prossimo governo a
contattarli e a prendere in considerazione una grande fetta di Italia
(la piccola impresa rappresenta il 94% del tessuto produttivo),
sepolta dalle spese senza ricevere un guadagnato discreto.
Da brividi sono i
dati pubblicati dall’Ansa in cui si spiega che egli ultimi cinque
anni hanno chiuso circa 1.000 aziende ogni giorno, la ricchezza
prodotta dall'Italia e' diminuita del 9%, la disoccupazione e'
raddoppiata, passando dal 6,4% al 12,7% per un totale di 1,2 milioni
di disoccupati in più.
Si salvi chi
può.
Marco Harmina
UN BEL RISVEGLIO, ISTRUZIONI PER L’USO
- Alzarsi dal letto e andare a pisciare
- Accendere il computer senza lavarsi la faccia
- E scrivere scrivere scrivere…che è un po’ l’unico modo di parlare da soli senza essere presi per pazzi
Buongiorno a chi da un po’ aveva deciso di fare a meno dell’amore e ora all’improvviso si accorge che decisioni così hanno le gambe corte.
Buongiorno a chi dopo una vita d’inferno ha detto: “No, così no, non ci sto”. E ora che è riuscito a dire basta è confuso e stupito.
Buongiorno a chi vorrebbe stare da un’altra parte, ma sa che se ci andasse vorrebbe ritornare al punto di partenza.
Buongiorno a chi non se la sente, non se la sente e basta. E pensa che quando è così: AFFANCULO TUTTI.
Buongiorno a chi non ne può più e ogni mattina che apre gli occhi pensa: “Oggi scoppio. Oggi scoppio”. E poi non scoppia mai.
Buongiorno a chi c’ha messo una vita a costruirsi una corazza e ancora adesso, che è vecchio e solo, non capisce che è arrivato il momento di sfilarsela.
E come tutte le mattine, buongiorno a chi ha il cuore pieno di parole, belle o brutte non importa, ma l’unica cosa che gli esce di bocca è: “IO VADO…”

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