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Frida Kahlo e la mostra alle Scuderie del Quirinale

La mostra in esposizione alle Scuderie del Quirinale fino a luglio, indaga l'artista messicana nel suo rapporto con i movimenti artistici dell'epoca, dal Modernismo messicano al Surrealismo internazionale, analizzandone le influenze sulle sue opere. Alle Scuderie si presenta l'intera carriera artistica di Frida Kahlo riunendo Oltre 40 straordinari capolavori. 

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón diceva di essere nata nel 1910, anno di inizio della Rivoluzione messicana, mentre in realtà era nata il 6 luglio 1907 a Coyoacán. Le sue opere, soprattutto i suoi ritratti sono molto spesso carichi degli aspetti drammatici della sua vita, il maggiore dei quali è il grave incidente di cui rimane vittima nel 1925 mentre viaggia su un autobus e a causa del quale riporta la frattura del bacino. Questo evento cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine che ebbe solo l'arte come unica finestra nel mondo. A seguito dell'incidente Frida viene costretta a mesi di riposo nel suo letto di casa con il busto ingessato. Il suo primo soggetto è il suo piede che riesce ad intravedere tra le lenzuola. Sono anni di profonda sofferenza fisica e turbe interiori (subirà più di 32 interventi), in cui inizia però sia la sua formazione artistica che come attivista del partito comunista. Nei periodi successivi alla sua degenza, Frida incontra e si innamora dell'uomo che diventerà la sua "guida" professionale e di vita Diego Rivera (anche lui noto pittore). Quando Frida incontra Diego, lui è un uomo pesante, gigantesco, Frida lo prende in giro chiamandolo “elefante”: è già stato sposato due volte e ha quattro figli. Il 21 agosto del 1929 si uniscono in matrimonio. Lei ha 22 anni, lui quasi 43. La loro tempestosa relazione è fatta di infedeltà, screzi dovuti alle reciproche carriere, litigi continui, tanto che la stessa Frida dichiarerà nella sua vita di aver avuto due incidenti, uno causato da un tram e l'altro da Diego: "L'incidente con il tram mi ha lasciato paralizzata fisicamente mentre quello con Rivera mi ha paralizzato emotivamente”. Eppure, nonostante tutto, Diego Rivera rimase per Frida il grande amore della sua vita. Con lui condivise la passione per l’arte, l’orientamento politico e un affetto reciproco capace di persistere anche nei momenti più critici della loro relazione. Al centro delle opere dell'artista messicana però oltre all'amore (ben rappresentato dalle varie opere che la ritraggono con il marito, es " Diego e me ") si indaga il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato e il trauma interiore che due aborti e la mancata maternità (a causa delle sue precarie condizione fisiche a seguito dell'incidente) le hanno procurato. A partire dal 1938 l'attività pittorica s'intensifica: i suoi dipinti non si limitano più alla semplice descrizione degli incidenti della sua vita, parlano del suo stato interiore e del suo modo di percepire la relazione con il mondo.

Frida durante tutta la sua carriera artistica si è avvicinata a molte correnti, più rilevanti fra tutte senz'altro l'arte pittorica folkloristica messicana e il surrealismo di Andrè Breton. Quello che può essere considerato il suo lavoro più surrealista è il quadro "Ciò che l’acqua mi ha dato": immagini di paura, sessualità, memoria e dolore galleggiano nell'acqua di una vasca da bagno, dalla quale affiorano le gambe dell’artista. Nel 1944 dovette indossare un busto d’acciaio e questo episodio la portò a dipingere un altro dei suoi quadri più noti, «La colonna spezzata».  Nel 1953 il Messico – il suo Paese - le dedicò una mostra personale, Frida stava così male che vi si recò in ambulanza e accolse gli ospiti sdraiata nel proprio letto a baldacchino (che per l’occasione era stato portato nella galleria espositiva). Fu un successo enorme. 
Frida morì poco dopo a Coyoacán il 13 luglio 1954, nella stessa casa – la casa azzurra – che le aveva dato i natali e che oggi è divenuta il Museo Frida Kahlo Certo.

Grande donna e pittrice, usò la pittura per raccontare sé stessa, e nel farlo raccontò anche la disabilità. Mostrò il suo corpo sanguinante, ferito, ingabbiato negli apparecchi ortopedici, in frantumi, in lacrime, sorretto dalla sedia a rotelle o con le stampelle. Ma in tutte queste rappresentazioni Frida non abbassò mai lo sguardo, non smise mai di fissare lo spettatore. Il suo volto è sempre rivolto verso di noi, fiero anche quando si ritrae nei momenti più carichi di tragicità. C’è uno sguardo che non cede, che non consente di ridurre la persona al suo dolore, neanche quando è proprio il dolore il messaggio più esplicito dell’opera.

Frida per l’intera vita porterà con se un dolore continuo e lacerante ma nonostante le trentadue operazioni, inneggerà sempre alla vita, con quella allegria che ha sempre ostentato in pubblico.

Elena Guglielmino

2 Papi e 2 Santi

Domenica 27 Aprile 2014, tutti gli occhi del mondo saranno puntati su Roma per la canonizzazione dei papi Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. “Un evento di portata planetaria” per il quale “Roma è prontissima” assicura il sindaco della Capitale Ignazio Marino. Papa Francesco ha scelto come data per la canonizzazione di Angelo Roncalli e Karol Wojtyla la data in cui la Chiesa celebra la festa della Divina Misericordia. I due Papi, durante un concistoro di cardinali in Vaticano, vengono ricordati ed esaltati da Angelo Amato, prefetto per la Congregazione delle cause dei santi, per esser sempre stati uomini al “servizio alla pace" e per la loro"mite fermezza” in tempi di radicali trasformazioni. Il “Papi day”, come è stato nominato, evento senza precedenti vedrà insieme i due Papi vivi, Benedetto XVI e Papa Francesco, celebrare due santi. 

Intanto a Roma, scatta l’allerta terrorismo. Sono attesi circa 800mila pellegrini, di cui 61 delegazioni straniere, oltre 1000 cocelebranti della liturgia, 19 capi di stato e oltre 1500 uomini in divisa e in borghese impegnati ogni giorno. Sono state istituite inoltre dal Comitato per l’ordine e la sicurezza 2.430 unità di rinforzo. In tutto l’imponente piano di sicurezza, messo appunto dal primo cittadino di Roma, dovrà garantire l’incolumità di 5 milioni di persone tra romani, pellegrini e turisti. L’evento partirà dalle 21 di sabato 26 aprile con una notte di preghiera e culminerà con la canonizzazione di domenica 27 che avverrà tra le 10 e le 12:30. Per evitare un alto afflusso già nella sera prima saranno interdette al traffico molte zone limitrofe a San Pietro con divieti di sosta e aree interamente pedonali. Anche ai fedeli e pellegrini sarà consentito l’accesso alla piazza solo a partire dalle 5.30 della mattinata di domenica, con unico accesso da via della Conciliazione. 

L’evento di portata internazionale, potrà esser seguito da diversi canali di comunicazione: attraverso uno dei 18 maxi-schermi distribuiti in diversi punti della città, uno anche in Piazza Duomo a Milano, in diretta tv, su Sky tg24 e Rai1 e in diretta streaming. La diocesi di Roma ha infatti aperto un sito speciale www.2papisanti.org fruibile in 5 lingue e attivato l’ account social su Twitter @2popesaints.



Francesca Pistolini



Studente morto con un coltello nel cuore

Tragedia a Roma. Nella giornata di martedì è stato trovato morto un ragazzo svizzero, Jonathan Lucas, presso la sua stanza d’albergo sito in zona Torre Rossa vicino l’Aurelia; la causa del decesso è stato un coltello conficcatosi nel petto della vittima, forse lanciato proprio da uno dei suoi coinquilini temporanei, mentre erano intenti a giocare al lancio dei coltelli. Jon, lo chiamavano così gli amici,quegli stessi compagni ora in stato di fermo con l’accusa di omicidio colposo, aveva 16 anni ed era in gita a Roma con la propria scuola, l’ Elysèe di Lisanna, considerata “d’alto livello”; era visto come una piccola “star”, di fatti, godeva di una lieve popolarità nel mondo del web, in particolare quello di Youtube e Instagram. Proprio quella fama, forse, l ha portato ad un gesto così estremo, l’ultimo: sembra sia stato iniziato tutto per gioco, un nuovo video da postare su internet, uno dei tanti in cui il protagonista era sempre lui, Jon, figlio di genitori oramai disperati, accorsi subito in Italia, e fidanzato di una ragazza della sua stessa età, cui aveva mandato un messaggio prima dell’accaduto: “mi manchi tanto”. Un ragazzo come tanti, come i suoi amici, ora sotto shock ed interrogati dalla forze dell’ordine per meglio comprendere l’avvenimento; pare che dalla scena del crimine manchi proprio l’arma del delitto: un coltello con una lama a “farfalla”, molto probabilmente comprato proprio nella Capitale. Un coltello di origini filippine che si apre in tre parti: la lama e le due parti del manico. Un’arma pericolosissima se non la si sa usare ed è per questo che gli investigatori non escludono che lo studente svizzero possa aver fatto tutto da solo maneggiando incautamente il coltello. Un gioco finito male, un incidente dopo una lite: Jonathan è morto dissanguato martedì sera alle 23. Quando è arrivata l’ambulanza del 118 chiamata dalle suore, il cuore del giovane aveva già smesso di battere: pur facendo il possibile per rianimare il sedicenne, il personale medico non ha potuto far altro che constatare il decesso. La classe e gli insegnanti al seguito sono tornati a casa, mentre i genitori degli indagati e della vittima sono saliti sul primo aereo disponibile per raggiungere i propri figli.

Marco Harmina

"IL CUORE PULSANTE DI ROMA NON E' CERTO IL MARMO DEL SENATO, MA LA SABBIA DEL COLOSSEO"

“I tifosi della Roma penso che meritano di avere uno stadio personale, uno stadio unico, uno stadio che faccia veramente venire la pelle d’oca”.



È stato presentato stamane in Campidoglio l’ultima follia romana targata Usa: lo stadio della Roma. Bellissimo. L’ultima volta che una tale costruzione venne affiancata al nome della squadra capitolina, fu precisamente 4 anni fa; ai posti del presidente Pallotta e del sindaco Marino, sedevano Gianni Alemanno e Rosella Sensi, protagonisti di mandati molto simili tra loro: marginali. “Forse non si è capito, ma abbiamo voltato pagina”, Ignazio Marino. Il nuovo stadio della Roma avrà una capienza di 52.500 posti, ma, nel caso di un’occasione speciale, come può essere quella di una finale di Champions League, possiederà la capacità di arrivare a quota 60mila; sarà ultramoderno, con una tecnologia stupefacente, attento alla sostenibilità e al rispetto dell'ambiente, con la tecnologia wi-fi in tutta la struttura, che consenta a tutti gli spettatori anche di poter ordinare da mangiare dal proprio posto o avere una guida virtuale per arrivarci.



Il nome dell’architetto che ha ricevuto l’onore di poter donare un nuovo Colosseo ai romani è Dan Meis, che ha più volte espresso la sua totale devozione al progetto e come abbia voluto porre la gloriosa voce di Roma al centro del nuovo stadio: "La potenza della Curva Sud non la potevamo trascurare. Sarà parte rilevante dell'impianto, un'area di 14mila posti a ridosso del campo, uno spicchio particolare dello stadio”; le tribune saranno vicine al campo al modo dei migliori stadi europei, come l’Inghilterra, prima di tutte, ha insegnato. Meis ha poi spiegato come lui ed il suo staff abbiano voluto cercare di prendere la maestosità dell’Anfiteatro Flavio e stravolgerlo, portarlo al futuro, facendogli compiere un balzo di circa 2000 anni: “abbiamo preso il concetto del muro del Colosseo: un muro scorrevole, un modo per creare un nuovo Colosseo". L’impianto sorgerà vicino al fiume Tevere, nella zona di Tor di Valle, a sud-ovest di Roma, non lontano dall'aeroporto di Fiumicino e dal centro città. Proprio in questa zona saranno molte le modifiche e le migliorie da apportare in termini soprattutto di viabilità. "Non si aprirà il nuovo stadio della Roma se prima non saranno completate tutte le opere infrastrutturali. , ha però sentenziato Marino. "Vogliamo verificare gli aspetti che riguardano l'equilibrio economico e soprattutto quello che riguarda non solo i tifosi della Roma, che per noi sono molto importanti, ma anche i vantaggi che da questa opera potranno provenire in termini di mobilità urbana'', ha evidenziato il primo cittadino della Capitale. 



Sembra tutto un sogno, ma i sogni, si sa, sono costretti prima o poi a confrontarsi con la realtà, la fredda realtà dei numeri e delle cifre: questo ambizioso progetto costerà alla cordata americana circa 300 milioni di euro, somma che potrebbe toccare il tetto massimo di un miliardo. Aperta allora la caccia a nuovi investitori: ''il progetto sarà finanziato da investitori privati, non ci saranno fondi pubblici e del municipio. È importante avere uno stadio per far sì che la Roma diventi una squadra leader, la più grande a livello mondiale. Ci serve lo stadio per arrivare a questo obiettivo", queste le parole di James Pallotta. Già sono note alcune partnership straniere come la Disney, interessata ad aprire dei punti vendita all’interno della struttura, e la Nike, che vuole creare un mega store allo stadio, con uno schermo gigante sulla facciata dove sorgerà una sorta di anfiteatro all'aperto per poter seguire le gare in trasferta della Roma o anche dei film.



Dan Meis, assieme al costruttore incaricato, Luca Parnasi, avranno due anni di tempo a disposizione, tempo stabilito dal presidente della Roma ed il sindaco della città, qui le sue parole: "A Pallotta lancio una sfida, vogliamo che Totti e gli altri possano giocare in questo stadio che fa orgoglio alla nostra città già nella stagione 2016-2017". Ed è qui che si torna, di nuovo, alla realtà: la burocrazia italiana. Tutti sanno quanto un’opera di questo calibro possa occupare tempo e denaro nel nostro belpaese, ma Parnasi sembra ottimista: "Quando il progetto verrà autorizzato speriamo che i tempi saranno quelli che la legge sugli stadi prevede: nove mesi al massimo come termine ultimo per avere l'ultimo progetto, dopodiché il permesso finale equivale al permesso di costruire quindi si dovranno portare le ruspe e le gru per iniziare i lavori. Idealmente entro la fine dell'anno si potrebbe partire".



In Campidoglio questa mattina erano presenti anche alcuni esponenti dello spogliatoio giallorosso: ''Più che un obiettivo è una speranza, non per me ma per i tifosi della Roma. Avere uno stadio proprio è una cosa che coinvolge tutti, speriamo di onorare questo grandissimo impegno che abbiamo preso. Io capitano nel nuovo stadio? Può darsi, vediamo come staremo tutti quanti'', ha risposto Capitan Totti. "Questa sarà la nostra nuova casa, quello che mi piace è il prato al centro dell'impianto su cui dobbiamo continuare a scrivere la storia della Roma", ha aggiunto l'allenatore della Roma Rudi Garcia, che poi ha continuato: "il progetto del nuovo stadio è fantastico, quello che mi piace è che potremo vederci anche una finale di Champions League. Sarà sul campo dove dovremo poi scrivere ancora la storia della Roma, con questo stadio sarà più facile raggiungere certi traguardi". Entusiasta anche Daniele De Rossi. ''La speranza è che questi lavori siano molti veloci e nel frattempo continuare a dare gioia ai nostri tifosi nel vecchio stadio, per arrivare a questo con dei trofei importanti".

È un tifoso quello romanista in preda alle emozioni. Il suo cuore sta ancora correndo con Florenzi sotto la curva, i suoi occhi sono passati dalla maglia baciata nel momento dell’esultanza, al nuovo circo dei giochi, il nuovo Colosseo. Finalmente potrà vedere la propria squadra sedere al posto che gli spetta, lì, tra le più belle donne del panorama europeo; potrà ammirare tutta la sua avvenenza da bordo campo, circondata dalle voci di “tanta e tanta gente che ha fatto innammora'”. Il nuovo stadio non è ancora in costruzione, ma in cuor suo, il tifoso giallorosso che dei tifosi è sempre il più, già si vede, si immagina di dire addio, di abbracciare, come si fa con un vecchio amico , uno stadio che è stato teatro di dolori e di altrettante gioie ed andare incontro al futuro, vedendo magari l’Eterno Capitano, passare il testimone -lo scettro di Roma- al suo vice, Capitan Futuro.

Marco Harmina

‘Ndrangheta: un calabrese a Roma

È stato sequestrato questa mattina dalla Dia un capitale di 7 milioni di euro investiti in beni immobili e società operanti nell’edilizia alla cosca Flarè-Razionale, originaria di Vibo Valentia. Nel vasto impero finanziario, oltre ad una porsche sequestrata al boss Saverio Razionale, prende visibilità l’illustre Caffè Fiume, storico locale sito vicino all’omonima piazza romana. Razionale, calabrese di 53 anni, è al vertice dell’organizzazione mafiosa fin dagli anni ’80, succedendo a Giuseppe Gasparro detto “Pino u gatto”; ha perso la vita in un attentato in cui lo stesso Razionale era presente e ne rimase anche ferito: questo è stato l’accaduto che di fatto ha segnato il passaggio del testimone. Il nuovo boss ha subito conquistato il consenso dei suoi uomini sporcandosi le mani anch’egli con estorsioni, atti usurai, riciclaggi e perfino fatti di sangue, successivamente però è stato arrestato nel 2005 ma subito rilasciato per mancanza di prove. Nello stesso anno decide di trasferirsi a Roma ed è qui che ha cercato di espandere i confini della propria autorità, con successo: Razionale è riuscito a creare una rete criminale specializzata nel reinvestimento di proventi illeciti in beni immobili ed attività commerciali, nonché nel condizionamento e nell'infiltrazione degli appalti, tramite società di comodo.

Nel 2011 arriva la seconda condanna dalla Corte d’appello di Catanzaro: quattro anni e sei mesi di detenzione per associazione di tipo mafioso; divenuta la sentenza definitiva nel 2012, il boss è fuggito, dandosi alla latitanza sino allo scorso febbraio, la Suprema Corte, pur confermando la condanna per l'associazione di tipo mafioso, aveva annullato il provvedimento per una questione tecnico-giuridica connessa ad una errata determinazione della pena da parte della Corte d'Appello, che lo aveva condannato e che non aveva tenuto conto delle attenuanti generiche a suo favore.

 La giustizia italiana a volte sembra paradossale: diviene estremamente facile arrestare e carcerare le cosiddette “piccole formiche”, oppure persone che si sono macchiate la coscienza con qualche crimine ma che di criminale hanno ben poco, ma diventate terribilmente arduo imprigionare un pericoloso boss mafioso, nonostante le prove schiaccianti.
Ai posteri l’ardua sentenza.

Marco Harmina
 
 
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giovedì 13 marzo 2014

DENARO PUBBLICO: il caso Metro C

Burocrazia e lentezza d'azione, due elementi che contraddistinguono la linea esecutiva che dovrebbe portare, ormai nel 2018, alla conclusione della tanto attesa METRO C. L'idea di munire Roma di una rete di infrastrutture in grado di aumentare l'efficienza e la qualità del trasporto pubblico ha avuto inizio negli anni '90. Successivamente, nel corso del 2005 fu emanato il bando di gara per l'assegnazione dei lavori, vinto dall'associazione temporanea d'impresa (ATI) Metro C spa. A quasi sette anni dall'apertura dei primi cantieri, la Corte de Conti, con il procuratore regionale Raffaele De Dominicis, apre tre inchieste che dovrebbero indagare sulla veridicità di specifiche accuse mosse nei confronti della società costruttrice (METRO C Spa), della Roma Metropolitane (società' che dipende dal campidoglio e ha ruolo di Supervisor) e delle singole figure amministrative regionali, come i sindaci Marino e Alemanno. Lo scopo è individuare i responsabili della costruzione di un opera che viene definita "fatta male" dallo stesso De Dominicis e che con molta probabilità vedrà la sua ultima stazione a San Giovanni e non oltre, come stabilito nel progetto iniziale. Inquadrare i responsabili del rallentamento della costruzione della nuova metro, che porterebbe flussi finanziari maggiori nelle casse delle imprese costruttrici, è il filone principale dell'inchiesta, nonché quella più qualificante sotto il punto di vista dello sperpero di denaro pubblico, che segue con la questione archeologica e dei finanziamenti che stringono intorno al progetto un cappio sempre più stretto.

LA POLITICA NON C'ENTRA: MANO AI COSTI. La Corte dei Conti salva l'operato dell'amministrazione pubblica e dei sindaci di Roma Alemanno e Marino definendo il loro comportamento "corretto", parola che nel mondo della politica è difficile pronunciare a cuor leggero. La colpa risiederebbe allora nell'operato dei tecnici che, volutamente o non, hanno aumentato notevolmente il tempo previsto per la conclusione dell'opera, facendo così registrare un rincaro del progetto e, in ogni caso, evidenziando una sostanziale insufficienza dei fondi sinora stanziati e la necessità di trovare un nuovo finanziatore privato disposto a investire nella conclusione del progetto. La Metro C, figlia della nuova tecnologia e ispirata ai canoni delle pubbliche strutture delle capitali europee, è costata 3,7 miliardi di euro, spesa sostenuta per il 70% dalla Stato (noi) e per la restante parte dal Comune di Roma e Regione Lazio (sempre noi). Da qui il dubbio, fortificato dall'esperienza romana, che la commistione di interessi pubblici e privati può non rappresentare la giusta via per la pianificazioni di opere di così grande importanza e impatto. Fino a dove il perseguimento di lucro su attività volte al miglioramento o alla costruzione di beni pubblici può essere permesso?

E' chiaro, almeno in ottica economica, che l'attività d'investimento è necessaria per apportare migliorie e creare nuove opportunità di lavoro, meno chiaro è lo strumento mediante il quale tale investimento dovrebbe essere profuso nella società. Avere maggior controllo sui mezzi che attuano tale politica economica, e nel nostro caso si tradurrebbe nell'avere un forte potere di direzione, attuato mediante una solida presenza nel consiglio di amministrazione delle società costruttrici, potrebbe comportare una riduzione di quelli che sono atteggiamenti unicamente volti alla possibilità di trarre profitto personale, di certo non in linea con l'obiettivo di apportare un miglioramento usufruibile dall'intera comunità. Si riapre nuovamente il tema del ruolo dello Stato e delle Imprese private, del profitto incondizionato, e del poco rispetto che viene dimostrato nei confronti di chi le cose le vorrebbe "fatte bene".

Simone Di Marco

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