El Chapo: una lezione anche per l'Italia
“Conta più di un ministro e forse persino più di un Governo”.
Roberto Saviano su Repubblica lo scrive di Joaquin Guzman Loera , boss messicano del narcotraffico, conosciuto
anche come “El Chapo”. E la sua non è
solo una storia di droga, criminalità e potere. Quella del re del narcotraffico
degli ultimi 10 anni almeno, è la storia del Messico e della sua economia. La
notizia e l’attenzione con cui è stato seguito il suo arresto nel suo paese lo
scorso lunedì (ndr 24 febbraio 2014) da parte dell’esercito messicano con il
supporto della DEA americana è stata relegata, qui in Italia, tra i tanti fatti
di cronaca estera. Ha fatto più rumore l’acquisizione di Whatsapp da parte di
Zuckerberg, assumendo, questa si, le caratteristiche di una notizia economica
predominante.
Le parole spese riguardo il peso dell’attività criminale sull’economia
italiana sono state tante (secondo dati del 2010, le associazioni mafiose sottraggono
ca il 16% del Pil, fonte Banca d’Italia). Ciò di cui deficitiamo è la presa di
coscienza di questa situazione. È proprio questo dato di fatto che ci riporta
all’arresto de “El Chapo”. Seguito con trepidazione e attesa da tutti i
messicani, la sensazione è che quella consapevolezza nel paese centroamericano
esiste. Avere la coscienza di assistere ad un evento importante anche
economico. Sicuramente non finirà con questo pur fondamentale passo la
quotidiana guerra alla droga, ma quello che qui preme sottolineare è la centralità
di un episodio di criminalità che parallelamente si riconosce come una
variabile economica di non poco conto.
Non siamo il Messico, certo. Ma siamo sicuri di essere così
lontani dal non poter trarre una lezione dagli avvenimenti d’oltreoceano? Ormai
le storie di criminalità organizzata fanno parte della cronaca nazionale (l’agguato
di Arzano e la confisca di beni per 11 milioni di euro ad un boss calabrese
sono sulle home page delle principali fonti di informazioni). Ma non basta.
Quello che manca è una sua rilevanza primaria nel dibattito pubblico e la
consapevolezza del fatto che sia un problema
di carattere economico e quindi urgente, data la particolare situazione del
paese. Più degli sprechi nelle opere pubbliche (se non esse stesse terreno di
avanzamento dell’influenza criminale), più degli sprechi della politica, più
della nomina di un ministro dell’Economia. Tutte buone cause da affrontare in
un paese democratico, ma non si può prescindere da un’ampia e continua
riflessione sul fenomeno mafioso se si vuole continuare ad usare quell'aggettivo
per l’Italia.
Per questo la vicenda de “El Chapo” va considerata un’importante
notizia (economica) anche in Italia. È proprio l’attenzione posta dai suoi
connazionali che può essere una lezione per il sistema italiano; capire che le
associazioni mafiose in Italia e i suo associati sono i nostri Guzman. Contano
come i governi e continuano ad operare mediaticamente e pubblicamente
indisturbati. È un problema socialmente ed economicamente rilevante. Sta alla
nostra capacità di valutazione decidere se prioritario. Partendo dal
riconoscere che questo è un problema reale.
Luca Michele Piscitelli
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“Dareste il vostro cappotto a Johannes?”
Sta letteralmente spopolando sul web il video-iniziativa del gruppo Sos Children’s Villages, associazione umanitaria norvegese volta alla protezione infantile; il filmato è stato ideato per sensibilizzare il mondo alle estreme situazioni e condizioni in cui sono costretti a vivere, anzi, a sopravvivere i bambini siriani . Il titolo dello spot è “Dareste il vostro cappotto a Johannes?” e mostra una via della città di Oslo in pieno inverno con tanto di neve e vento gelido, in cui un bambino, appunto Johannes, sta aspettando, seduto ad una fermata, l autobus. Non possedendo né un cappotto, né dei guanti, né tantomeno una sciarpa, naturalmente il protagonista, che si è presentato ai provini come volontario e che è sempre stato sotto la sicura osservazione e protezione degli addetti alla regia, assai pativa il clima torrido. Altre persone si fermano per aspettare l’autobus. Lo guardano increduli. Non sanno se intervenire.
All’inizio sono tutti quanti titubanti, preda dell’imbarazzo e della timidezza, ma poi, con il passare dei minuti, a differenza della neve che fa da cornice alla scena, il cuore dei passanti si scalda davanti ai tremolii di un bambino indifeso, donandogli così un indumento per scaldarlo: chi i guanti, chi il cappotto, chi lo scialle. La scena è così toccante che gli spettatori dell’ immagine si sentano egoisti ed allo stesso modo in colpa per essere loro stessi al caldo, mentre un creatura “inferiore” fisicamente a loro stava patendo il freddo.
Il portavoce dell’organizzazione, Synne Ronning, dopo aver partecipato e visto di persona i risultati dell’esperimento ha poi confermato di essere sbigottito perché “la gente dovrebbe occuparsi altrettanto dei bambini in Siria”. La Sos Children’s Villages ha distribuito solo negli ultimi due mesi, migliaia di cappotti e abiti caldi alle famiglie dei rifugiati, che aumentano di giorno in giorno: almeno 2 milioni e mezzo sono fuggiti in cerca di un posto in cui rifondare le proprie radici. Ronning afferma che, anche se non si risolveranno mai le cose con un cappotto, almeno questo sarà utile ad un bambino, sicuramente gli darà conforto.
Bisogna fare i complimenti all’associazione che, in un periodo come questo in cui la malvagità, la calunnia e la disonestà sono valori che fanno da padroni al momento stesso, è riuscita a mostrare che al mondo c’è ancora qualcosa di buono, ci sono ancora persone pronte a togliersi il proprio cappotto e rimanere a maniche corte solo per consegnarlo ad un bambino che, di fatto, è un perfetto estraneo. Sono scene che fanno bene al cuore. Vorremmo che i nostri figli vedano solo azioni del genere come pubblicità del nostro mondo, per documentare che infine l’essere umano, non è poi così male.
“Fate l’amore, non la guerra”.
All’inizio sono tutti quanti titubanti, preda dell’imbarazzo e della timidezza, ma poi, con il passare dei minuti, a differenza della neve che fa da cornice alla scena, il cuore dei passanti si scalda davanti ai tremolii di un bambino indifeso, donandogli così un indumento per scaldarlo: chi i guanti, chi il cappotto, chi lo scialle. La scena è così toccante che gli spettatori dell’ immagine si sentano egoisti ed allo stesso modo in colpa per essere loro stessi al caldo, mentre un creatura “inferiore” fisicamente a loro stava patendo il freddo.
Il portavoce dell’organizzazione, Synne Ronning, dopo aver partecipato e visto di persona i risultati dell’esperimento ha poi confermato di essere sbigottito perché “la gente dovrebbe occuparsi altrettanto dei bambini in Siria”. La Sos Children’s Villages ha distribuito solo negli ultimi due mesi, migliaia di cappotti e abiti caldi alle famiglie dei rifugiati, che aumentano di giorno in giorno: almeno 2 milioni e mezzo sono fuggiti in cerca di un posto in cui rifondare le proprie radici. Ronning afferma che, anche se non si risolveranno mai le cose con un cappotto, almeno questo sarà utile ad un bambino, sicuramente gli darà conforto.
Bisogna fare i complimenti all’associazione che, in un periodo come questo in cui la malvagità, la calunnia e la disonestà sono valori che fanno da padroni al momento stesso, è riuscita a mostrare che al mondo c’è ancora qualcosa di buono, ci sono ancora persone pronte a togliersi il proprio cappotto e rimanere a maniche corte solo per consegnarlo ad un bambino che, di fatto, è un perfetto estraneo. Sono scene che fanno bene al cuore. Vorremmo che i nostri figli vedano solo azioni del genere come pubblicità del nostro mondo, per documentare che infine l’essere umano, non è poi così male.
“Fate l’amore, non la guerra”.
Marco Harmina
In piazza anche le imprese. Le ragioni della protesta.
Cambiano i governi (e non per scelta
degli italiani), ma i malumori rimangono. Si sono riunite la scorsa
settimana a Piazza del Popolo in Roma, per la prima volta nella
storia, le 5 associazioni che difendono i diritti dei lavoratori e
degli imprenditori italiani, sindacati aderenti alla Rete Imprese
Italia; si parla di Confcommercio, Confartigianato, Confesercenti,
Cna e Casartigianato. “Senza impresa non c’è Italia.
Riprendiamoci il futuro!”, questo lo slogan delle piccole e medie
imprese, stanche di vivere da molto tempo con l’incubo reale ed
imminente della bancarotta. Tra la rabbia e la disperazione che hanno
fatto da protagoniste in quest’evento, non sono mancate però le
proposte da parte dei rappresentanti: il leader di Confartigianato,
Giorgio Merletti, sfoga la propria frustrazione dal palco
rivolgendosi a tutta la politica generale, ma soprattutto al nuovo
governo. Merletti
urla non solo proposte, ma anche insulti e la minaccia che se non
dovessero essere ascoltati, lui e le persone da lui rappresentate,
scenderanno in piazza di nuovo, con l’intenzione di ricevere
importanza ma soprattutto udienza. Subito dopo è la volta del
presidente di Casartigianato, Giacomo Basso, che ha inneggiato la
folla, senza troppe cerimonie, a farsi sentire, a dar voce alle
proprie preoccupazioni: «Basta, basta. Fatevi
sentire: vale più un urlo di tanti discorsi». Basso, infine, ha poi
voluto ringraziare il lato rosa della manifestazione e del mondo del
lavoro salutando le “donne artigiane”. Carlo Sangalli, presidente
di Confcommercio, con il suo discorso ha voluto portare
all’attenzione di tutti come la politica abbia più volte
“dimenticato” le proprie responsabilità nei confronti delle
imprese: “Il programma parla di noi come il motore e l'architrave
del Paese e poi, passata l'emozione le riforme tornano nel
congelatore. Per questo chiediamo rispetto”. Sangalli ha poi
richiamato alla memoria delle 60mila persone presenti, tutti quegli
imprenditori che purtroppo hanno perso la vita a causa della crisi,
schiacciati dalla crudele realtà di non esser più capaci di sfamare
la propria famiglia, perdendo il lavoro prima, la dignità poi.
Simili a quelli dei suoi predecessori sono stati i discorsi di
Daniele Baccarino, leader della Cna, e di Marco Venturi, presidente
di Rete Imprese Italia, nei quali esortavano il prossimo governo a
contattarli e a prendere in considerazione una grande fetta di Italia
(la piccola impresa rappresenta il 94% del tessuto produttivo),
sepolta dalle spese senza ricevere un guadagnato discreto.
Da brividi sono i
dati pubblicati dall’Ansa in cui si spiega che egli ultimi cinque
anni hanno chiuso circa 1.000 aziende ogni giorno, la ricchezza
prodotta dall'Italia e' diminuita del 9%, la disoccupazione e'
raddoppiata, passando dal 6,4% al 12,7% per un totale di 1,2 milioni
di disoccupati in più.
Si salvi chi
può.
Marco Harmina
UN BEL RISVEGLIO, ISTRUZIONI PER L’USO
- Alzarsi dal letto e andare a pisciare
- Accendere il computer senza lavarsi la faccia
- E scrivere scrivere scrivere…che è un po’ l’unico modo di parlare da soli senza essere presi per pazzi
Buongiorno a chi da un po’ aveva deciso di fare a meno dell’amore e ora all’improvviso si accorge che decisioni così hanno le gambe corte.
Buongiorno a chi dopo una vita d’inferno ha detto: “No, così no, non ci sto”. E ora che è riuscito a dire basta è confuso e stupito.
Buongiorno a chi vorrebbe stare da un’altra parte, ma sa che se ci andasse vorrebbe ritornare al punto di partenza.
Buongiorno a chi non se la sente, non se la sente e basta. E pensa che quando è così: AFFANCULO TUTTI.
Buongiorno a chi non ne può più e ogni mattina che apre gli occhi pensa: “Oggi scoppio. Oggi scoppio”. E poi non scoppia mai.
Buongiorno a chi c’ha messo una vita a costruirsi una corazza e ancora adesso, che è vecchio e solo, non capisce che è arrivato il momento di sfilarsela.
E come tutte le mattine, buongiorno a chi ha il cuore pieno di parole, belle o brutte non importa, ma l’unica cosa che gli esce di bocca è: “IO VADO…”
Arriva Truvada per combattere l'HIV
Già
è in vendita un nuovo farmaco che ,se assunto regolarmente, è una
protezione sicura dall'HIV (Human Immunodeficiency Virus
).L’efficacia
della terapia è stata verificata da diversi studi e nel 2012 la FDA
(Food
and Drugs Administration),
l’ente che si occupa della regolamentazione dei farmaci, ha
diffuso le linee guida per la sua somministrazione negli
Stati Uniti. Il principio attivo del farmaco
è il Tenofovir
disoproxil(TDF)
cioè
dei nucleosidi
e
inibitori della
trascrittasi inversa un enzima necessario al virus per replicarsi. La
dose raccomandata di Truvada è di una compressa, assunta per via
orale, una volta al giorno, quindi un po' come una
pillola
anticoncezionale. In Italia il Truvada è in commercio e viene
comunemente usato per il trattamento dell’HIV, non esistono
tuttavia linee guida ministeriali per il suo uso a scopo preventivo e
non può dunque essere prescritto a persone sieronegative. Il farmaco
però ha avuto scarsa diffusione infatti negli Stati Uniti dove è
stato diffuso già da qualche anno la terapia è stata adottata
soltanto da poche migliaia di persone tra il 2011 e il 2013. In
un intervista al New
Yorker nell’ottobre
2013, Robert Grant, uno dei medici che avevano effettuato i primi
studi sull’uso del Truvada si era detto molto stupito dello scarso
entusiasmo con cui la terapia era stata accolta dal pubblico. Come
aveva raccontato Grant, il giorno della pubblicazione dello studio il
team di ricerca aveva ricevuto una telefonata di congratulazioni dal
presidente Obama. Ci sono diverse ragioni della scarsa
popolarità di Truvada, il farmaco deve essere assunto regolarmente
per periodi molto lunghi per essere efficace, inoltre il farmaco è
stato criticato da molte importanti istituzioni che si occupano della
cura e prevenzione del' AIDS. Il timore maggiore è che le persone a
rischio infezione assumendo il farmaco si sentano sicure e smettano
di utilizzare il preservativo questo è anche il timore di
Kenneth Mayer, professore di medicina all’università di Harvard,
specializzato nella ricerca sull’HIV, che in un’intervista al New
York Times ha
detto:
«Abbiamo
avuto e dato per decenni la raccomandazione di usare il preservativo.
Ora diciamo: “ecco qui una pillola che potrebbe proteggerti se non
usi il preservativo”. È contrario a tutte le norme della
comunità».La
soluzione a tutte le polemiche e al rischio di marginalizzazione del farmaco per la prevenzione all'AIDS è quello di presentare il farmaco non come “la soluzione” ma piuttosto come uno degli strumenti della lotta al virus che si affianca a quelli già presenti. Il preservativo resta comunque una delle soluzioni più sicure al momento per prevenire l'infezione.
Augusto Piazza
Cosa fanno i grillini in parlamento
Ancora trambusti in parlamento. La presidente della Camera Laura Boldrini è rimasta chiusa a chiave nel suo ufficio a Montecitorio. Non era mai successo.
Il M5s ha lasciato l’ufficio di presidenza della Camera convocato a causa dei tafferugli di ieri ed il deputato Luigi Di Maio, all’ANSA, ha dichiarato: "Dopo aver atteso mezz'ora ci siamo allontanati dall'ufficio di presidenza perché la Boldrini era riunita con la maggioranza per decidere il da farsi. Decidono sempre fuori dalle sedi competenti e noi non ci stiamo".
Durante la proclamazione dei risultati della votazione pro-contro il decreto Imu-Bankitalia, si è improvvisata una protesta shockante sorta proprio dai banchi del M5s. Dai video diffusi sui social network prima e dalla televisione poi, è possibile provare e documentare lo scoppio della protesta, lo sviluppo e il modo in cui è stata sedata; subito dopo l’approvazione di tale decreto, tante sono le urla contrarie grilline, che si alzano velocemente dai loro banchi per dirigersi verso quelli della presidenza. Avendoli occupati, lottando anche fisicamente contro i commessi della Camera, stendono un piccolo striscione: “corrotti!”, una parola che rimbomba nell’aula. Mentre dietro di loro viene sventolato provocatoriamente il tricolore dall’onorevole Fabio Rampelli, appartenente al partito di Forza Italia ma per un giorno grillino anch’egli, si è sviluppata una storia nella storia, un’inverosimile nell’inverosimile: nel video si vede chiaramente che la deputata Lupo, mentre affiancava i suoi verso l’occupazione dei banchi della presidenza, è stata schiaffeggiata dal deputato questore Stefano Dambruoso e successivamente spintonata; inutile dire che sono state richieste le dimissioni del deputato, che a sua volta si è scusato.
Terminata la bagarre in aula, la questione si è spostata nella sala stampa della Camera. Alcuni deputati del M5s, tra cui vediamo protagonista Alessandro Di Battista, si sono opposti all’intervista in corso al capogruppo del Pd Roberto Speranza, impedendogli così di parlare. Episodio sfociato in un’accesa discussione e terminato con la “messa in fuga” del non-più intervistato.
Certo è che uno degli obiettivi dei seguaci di Beppe Grillo sicuramente sta avendo i suoi frutti, vale a dire quello di “rompere le scatole” e “dar fastidio” in Parlamento e cercare di dare un taglio alla vecchia politica. Altrettanto certo è che i giornali che si oppongono a loro, non perderanno certo l’occasione per strumentalizzare le immagini registrate in questi giorni per provocare una campagna mediatica contro i stessi grillini.
Marco Harmina
Il M5s ha lasciato l’ufficio di presidenza della Camera convocato a causa dei tafferugli di ieri ed il deputato Luigi Di Maio, all’ANSA, ha dichiarato: "Dopo aver atteso mezz'ora ci siamo allontanati dall'ufficio di presidenza perché la Boldrini era riunita con la maggioranza per decidere il da farsi. Decidono sempre fuori dalle sedi competenti e noi non ci stiamo".
Durante la proclamazione dei risultati della votazione pro-contro il decreto Imu-Bankitalia, si è improvvisata una protesta shockante sorta proprio dai banchi del M5s. Dai video diffusi sui social network prima e dalla televisione poi, è possibile provare e documentare lo scoppio della protesta, lo sviluppo e il modo in cui è stata sedata; subito dopo l’approvazione di tale decreto, tante sono le urla contrarie grilline, che si alzano velocemente dai loro banchi per dirigersi verso quelli della presidenza. Avendoli occupati, lottando anche fisicamente contro i commessi della Camera, stendono un piccolo striscione: “corrotti!”, una parola che rimbomba nell’aula. Mentre dietro di loro viene sventolato provocatoriamente il tricolore dall’onorevole Fabio Rampelli, appartenente al partito di Forza Italia ma per un giorno grillino anch’egli, si è sviluppata una storia nella storia, un’inverosimile nell’inverosimile: nel video si vede chiaramente che la deputata Lupo, mentre affiancava i suoi verso l’occupazione dei banchi della presidenza, è stata schiaffeggiata dal deputato questore Stefano Dambruoso e successivamente spintonata; inutile dire che sono state richieste le dimissioni del deputato, che a sua volta si è scusato.
Terminata la bagarre in aula, la questione si è spostata nella sala stampa della Camera. Alcuni deputati del M5s, tra cui vediamo protagonista Alessandro Di Battista, si sono opposti all’intervista in corso al capogruppo del Pd Roberto Speranza, impedendogli così di parlare. Episodio sfociato in un’accesa discussione e terminato con la “messa in fuga” del non-più intervistato.
Certo è che uno degli obiettivi dei seguaci di Beppe Grillo sicuramente sta avendo i suoi frutti, vale a dire quello di “rompere le scatole” e “dar fastidio” in Parlamento e cercare di dare un taglio alla vecchia politica. Altrettanto certo è che i giornali che si oppongono a loro, non perderanno certo l’occasione per strumentalizzare le immagini registrate in questi giorni per provocare una campagna mediatica contro i stessi grillini.
Marco Harmina
domenica 9 febbraio 2014
Trattativa Stato-Mafia all'americana
A portare la notizia in Italia è stato Roberto Saviano, la
scorsa settimana, attraverso la sua pagina Facebook. Il quotidiano messicano “El
Universal” ha reso pubblici alcuni documenti giudiziari che confermano l’esistenza
di contatti tra la DEA, il Dipartimento di Giustizia americano e il cartello
messicano Sinaloa. Un’inchiesta che porta alla ribalta voci che circolavano già
da tempo, soprattutto a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate da un membro
del cartello arrestato dall’agenzia americana antidroga nel 2009, un certo
Vicente Zamblada Niebla. Le carte confermano costanti incontri (52 tra il 2000
e il 2009) tra agenti americani e membri dell’associazione criminale, all’insaputa
del governo messicano, in violazione di trattati internazionali tra i due stati
volti alla cooperazione nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti.
Ma quali interessi spingerebbero la DEA a trattare con i
trafficanti messicani? Secondo Niebla, ormai al centro delle indagini insieme
alle dichiarazioni di un agente DEA e un funzionario del Dipartimento di
Giustizia, l’obiettivo statunitense sarebbe stato la costruzione di una rete di
informatori in Messico per controllare gli altri cartelli e assicurarsi una
maggiore efficienza nel sequestro di partite di droga in territorio americano.
Come sottolinea il giornale messicano, questo “accordo” non ha fatto altro che
accendere una più forte rivalità tra i cartelli che ha portato ad un’escalation
di violenze nel paese centroamericano
per il controllo del mercato della droga. Eventi drammatici, che hanno
reso il “referente” della DEA, il cartello Sineloa e il suo boss Joaquin “El
Chapo” Guzman, a crescere il proprio potere.
Ne la DEA, ne il Dipartimento di Giustizia hanno commentato
le accuse. Rimane ancora poco chiaro se i contatti sono continuati dopo il
2009. Come sottolinea il blog statunitense “Business Insider”, ciò che emerge è
la forte correlazione tra l’ascesa di Sineloa e il periodo di contatti tra questi (pare che a mediare sia un avvocato del cartello) e le agenzie
americane. Una notizia che si inserisce nel filone d’inchiesta raccolto da
Roberto Saviano nel suo ultimo libro, “Zero Zero Zero”, sempre molto attento a
quanto accade oltreoceano, ma che risulta molto particolare, a suo modo. Non
tanto per la possibilità di contatti tra agenzie governative americane e
soggetti discutibili come i cartelli. Quanto per la modalità di soluzione
scelta per quello che l’amministrazione Obama ha definito come il pericolo
numero uno per la sicurezza nazionale: le organizzazioni criminali, appunto.
Luca Michele Piscitelli
USA, si spara ancora nelle scuole
Ennesima sparatoria quella accaduta nella giornata di martedì 14 gennaio in New Mexico, l’ultima di una lunga serie. Come spesso, purtroppo, accade, sia le vittime che il carnefice sono dei teenagers, i cosiddetti adolescenti americani non diversi da tanti altri, eccezion fatta per la loro vicinanza d’acquisto di un arma da fuoco. L’ episodio si è svolto nella scuola media Berrendo Middle School; 13 e 14 anni, questa l’età dei due ragazzi che hanno subìto i proiettili di un fucile a canne mozze, appartenente ad un loro compagno. Quest’ultimo, l’aggressore, ha affermato di aver compiuto un tale gesto per vendetta, per restituire tutto il male ricevuto da parte del bullo della scuola, passato in pochi secondi da barracuda a bambolina. Il ragazzo ha sparato per ben due volte in faccia al suo ex-persecutore, quindi si è voltato ed ha emesso un altro colpo, ferendo una ragazza ad un braccio. Ottima occasione per valutare il sistema di sicurezza installato nella scuola, sistema che ha funzionato alla perfezione: l’allarme è suonato, le porte sono state sbarrate e la polizia avvisata. Il mancato serial killer è stato così arrestato, mentre tutti gli altri studenti, rimasti inermi di fronte ad una così massiccia dose di vendetta, durante l’intervento delle forze dell’ordine, sono state trasportate con i scuolabus, fino al centro commerciale lì vicino.
Sono stati attimi di terrore per tutti i genitori che lavoravano nelle vicinanze della scuola media che, in pochi minuti hanno visto il quartiere pullulare di uomini in divisa e dirigersi verso l’istituto. Molte mamma, terminato l’incubo, hanno dichiarato di voler comprare al più presto un telefono cellulare al proprio figlio per rimanere sempre in contatto con loro. Nel frattempo, i militari hanno recintato la scuola in quanto “scena del crimine” e pertanto rimarrà chiusa.
Sono stati attimi di terrore per tutti i genitori che lavoravano nelle vicinanze della scuola media che, in pochi minuti hanno visto il quartiere pullulare di uomini in divisa e dirigersi verso l’istituto. Molte mamma, terminato l’incubo, hanno dichiarato di voler comprare al più presto un telefono cellulare al proprio figlio per rimanere sempre in contatto con loro. Nel frattempo, i militari hanno recintato la scuola in quanto “scena del crimine” e pertanto rimarrà chiusa.
Marco Harmina
sabato 18 gennaio 2014
RELAZIONI PERICOLOSE
Se la loro storia d’amore fosse un libro, sarebbe “ le relazioni pericolose”. Simone de Beauvoire e Jean Paul Sartre sono forse la coppia letterata più conosciuta e la relazione fra due menti eccelse del Novecento, il filosofo padre dell’esistenzialismo e la scrittrice femminista, fu destinata, da subito, a dare scandalo.
Si incontrano all’università della Sorbona nel 1929 : lui 24 anni, basso, vestito senza cura ma con un’immensa caratura culturale. Lei, poco più che ventenne, ragazza dell’alta borghesia ne resta subito affascinata e rapita. I due si innamorano ma il loro non sarà mai un amore convenzionale.
Si incontrano all’università della Sorbona nel 1929 : lui 24 anni, basso, vestito senza cura ma con un’immensa caratura culturale. Lei, poco più che ventenne, ragazza dell’alta borghesia ne resta subito affascinata e rapita. I due si innamorano ma il loro non sarà mai un amore convenzionale.
Nell’ottobre del 1929 viene sancito il loro particolare matrimonio, un contratto rinnovabile ogni due anni in cui la clausola principale è l’apertura ai cosiddetti “amori contingenti” vissuti da entrambi. Questi furono gli ingredienti che resero immediatamente scandalosa la loro unione, nonostante il loro fosse un rapporto basato sull’uguaglianza culturale e l’indipendenza. Le relazioni intraprese da entrambi erano sempre rese trasparenti dalla reciproca complicità, confidenza e rispetto: nulla nella loro vita doveva essere dissimulato. Simone e Jean Paul rifiutavano una vita banale, sui binari della normalità e sebbene le relazione (soprattutto di Sartre) furono numerose e misero spesso a repentaglio la coppia, il filosofo più volte dichiarerà : “La mia vita non appartiene a me solo, voi (Simone) siete sempre me, l’essere stesso del mio essere, il cuore del mio cuore”.
Gli stessi valori che caratterizzavano la vita sentimentale di Simone de Beauvoire, caratterizzeranno anche la sua produzione intellettuale: libertà e giustizia sono il comune denominatore della sua attività, il suo impegno civile attraverso libri ed articoli diviene costante e necessario per dare voce agli oppressi: le torture nella guerra in Algeria, la crudeltà della guerra in Vietnam, il maggio ’68 in Francia. Saranno però le battaglie femministe che la consegneranno alla storia come emblema assoluto del femminismo impegnato.
Il “secondo sesso” è sicuramente la sua opera più importante, qui l’autrice fa qualcosa di mai fatto prima: analizza l’essere donna nelle sue mille sfaccettature. Il contenuto di alcuni capitoli, primo fra tutti quello che difendeva la libertà di aborto, irritò profondamente tanto da spingere la Chiesa ad inserirlo fra i libri proibiti con un editto del Vaticano nel 1956. All’interno dell’opera però, nonostante i temi, la De Beauvoire non è mai sfrontata, fa ricorso alla letteratura, al mito, alla filosofia.
Una donna fuori dagli schemi, una donna intraprendente e indipendente tutte caratteristiche che la renderanno insieme a suo marito (padre dell’esistenzialismo) una delle maggiori menti del Novecento. Nonostante però l’esuberanza che caratterizzò tutta la sua vita, una cosa per Simone De Beauvoire fu un caposaldo : il suo amore per Sartre. Malgrado il matrimonio stipulato come un contratto a termine, la loro unione durò più di 50 anni, tutta la loro vita.
Elena Guglielmino
mercoledì 15 gennaio 2014









