Trattativa Stato-Mafia all'americana

A portare la notizia in Italia è stato Roberto Saviano, la scorsa settimana, attraverso la sua pagina Facebook. Il quotidiano messicano “El Universal” ha reso pubblici alcuni documenti giudiziari che confermano l’esistenza di contatti tra la DEA, il Dipartimento di Giustizia americano e il cartello messicano Sinaloa. Un’inchiesta che porta alla ribalta voci che circolavano già da tempo, soprattutto a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate da un membro del cartello arrestato dall’agenzia americana antidroga nel 2009, un certo Vicente Zamblada Niebla. Le carte confermano costanti incontri (52 tra il 2000 e il 2009) tra agenti americani e membri dell’associazione criminale, all’insaputa del governo messicano, in violazione di trattati internazionali tra i due stati volti alla cooperazione nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti.

Ma quali interessi spingerebbero la DEA a trattare con i trafficanti messicani? Secondo Niebla, ormai al centro delle indagini insieme alle dichiarazioni di un agente DEA e un funzionario del Dipartimento di Giustizia, l’obiettivo statunitense sarebbe stato la costruzione di una rete di informatori in Messico per controllare gli altri cartelli e assicurarsi una maggiore efficienza nel sequestro di partite di droga in territorio americano. Come sottolinea il giornale messicano, questo “accordo” non ha fatto altro che accendere una più forte rivalità tra i cartelli che ha portato ad un’escalation di violenze nel paese centroamericano  per il controllo del mercato della droga. Eventi drammatici, che hanno reso il “referente” della DEA, il cartello Sineloa e il suo boss Joaquin “El Chapo” Guzman, a crescere il proprio potere.


Ne la DEA, ne il Dipartimento di Giustizia hanno commentato le accuse. Rimane ancora poco chiaro se i contatti sono continuati dopo il 2009. Come sottolinea il blog statunitense “Business Insider”, ciò che emerge è la forte correlazione tra l’ascesa di Sineloa e il periodo di contatti tra questi (pare che a mediare sia un avvocato del cartello) e le agenzie americane. Una notizia che si inserisce nel filone d’inchiesta raccolto da Roberto Saviano nel suo ultimo libro, “Zero Zero Zero”, sempre molto attento a quanto accade oltreoceano, ma che risulta molto particolare, a suo modo. Non tanto per la possibilità di contatti tra agenzie governative americane e soggetti discutibili come i cartelli. Quanto per la modalità di soluzione scelta per quello che l’amministrazione Obama ha definito come il pericolo numero uno per la sicurezza nazionale: le organizzazioni criminali, appunto.

Luca Michele Piscitelli

USA, si spara ancora nelle scuole

Ennesima sparatoria quella accaduta nella giornata di martedì 14 gennaio in New Mexico, l’ultima di una lunga serie. Come spesso, purtroppo, accade, sia le vittime che il carnefice sono dei teenagers, i cosiddetti adolescenti americani non diversi da tanti altri, eccezion fatta per la loro vicinanza d’acquisto di un arma da fuoco. L’ episodio si è svolto nella scuola media Berrendo Middle School; 13 e 14 anni, questa l’età dei due ragazzi che hanno subìto i proiettili di un fucile a canne mozze, appartenente ad un loro compagno. Quest’ultimo, l’aggressore, ha affermato di aver compiuto un tale gesto per vendetta, per restituire tutto il male ricevuto da parte del bullo della scuola, passato in pochi secondi da barracuda a bambolina. Il ragazzo ha sparato per ben due volte in faccia al suo ex-persecutore, quindi si è voltato ed ha emesso un altro colpo, ferendo una ragazza ad un braccio. Ottima occasione per valutare il sistema di sicurezza installato nella scuola, sistema che ha funzionato alla perfezione: l’allarme è suonato, le porte sono state sbarrate e la polizia avvisata. Il mancato serial killer è stato così arrestato, mentre tutti gli altri studenti, rimasti inermi di fronte ad una così massiccia dose di vendetta, durante l’intervento delle forze dell’ordine, sono state trasportate con i scuolabus, fino al centro commerciale lì vicino.

Sono stati attimi di terrore per tutti i genitori che lavoravano nelle vicinanze della scuola media che, in pochi minuti hanno visto il quartiere pullulare di uomini in divisa e dirigersi verso l’istituto. Molte mamma, terminato l’incubo, hanno dichiarato di voler comprare al più presto un telefono cellulare al proprio figlio per rimanere sempre in contatto con loro. Nel frattempo, i militari hanno recintato la scuola in quanto “scena del crimine” e pertanto rimarrà chiusa.

Marco Harmina

RELAZIONI PERICOLOSE

Se la loro storia d’amore fosse un libro, sarebbe “ le relazioni pericolose”. Simone de Beauvoire e Jean Paul Sartre sono forse la coppia letterata più conosciuta e la relazione fra due menti eccelse del Novecento, il filosofo padre dell’esistenzialismo e la scrittrice femminista, fu destinata, da subito, a dare scandalo.

Si incontrano all’università della Sorbona nel 1929 : lui 24 anni, basso, vestito senza cura ma con un’immensa caratura culturale. Lei, poco più che ventenne, ragazza dell’alta borghesia ne resta subito affascinata e rapita. I due si innamorano ma il loro non sarà mai un amore convenzionale.

Nell’ottobre del 1929 viene sancito il loro particolare matrimonio, un contratto rinnovabile ogni due anni in cui la clausola principale è l’apertura ai cosiddetti “amori contingenti” vissuti da entrambi. Questi furono gli ingredienti che resero immediatamente scandalosa la loro unione, nonostante il loro fosse un rapporto basato sull’uguaglianza culturale e l’indipendenza. Le relazioni intraprese da entrambi erano sempre rese trasparenti dalla reciproca complicità, confidenza e rispetto: nulla nella loro vita doveva essere dissimulato. Simone e Jean Paul rifiutavano una vita banale, sui binari della normalità e sebbene le relazione (soprattutto di Sartre) furono numerose e misero spesso a repentaglio la coppia, il filosofo più volte dichiarerà : “La mia vita non appartiene a me solo, voi (Simone) siete sempre me, l’essere stesso del mio essere, il cuore del mio cuore”.

Gli stessi valori che caratterizzavano la vita sentimentale di Simone de Beauvoire, caratterizzeranno anche la sua produzione intellettuale: libertà e giustizia sono il comune denominatore della sua attività, il suo impegno civile attraverso libri ed articoli diviene costante e necessario per dare voce agli oppressi: le torture nella guerra in Algeria, la crudeltà della guerra in Vietnam, il maggio ’68 in Francia. Saranno però le battaglie femministe che la consegneranno alla storia come emblema assoluto del femminismo impegnato.

Il “secondo sesso” è sicuramente la sua opera più importante, qui l’autrice fa qualcosa di mai fatto prima: analizza l’essere donna nelle sue mille sfaccettature. Il contenuto di alcuni capitoli, primo fra tutti quello che difendeva la libertà di aborto, irritò profondamente tanto da spingere la Chiesa ad inserirlo fra i libri proibiti con un editto del Vaticano nel 1956. All’interno dell’opera però, nonostante i temi, la De Beauvoire non è mai sfrontata, fa ricorso alla letteratura, al mito, alla filosofia.

Una donna fuori dagli schemi, una donna intraprendente e indipendente tutte caratteristiche che la renderanno insieme a suo marito (padre dell’esistenzialismo) una delle maggiori menti del Novecento. Nonostante però l’esuberanza che caratterizzò tutta la sua vita, una cosa per Simone De Beauvoire fu un caposaldo : il suo amore per Sartre. Malgrado il matrimonio stipulato come un contratto a termine, la loro unione durò più di 50 anni, tutta la loro vita.
Elena Guglielmino

Ciao! Scusa, ma non posso chattare. Qui mi costringono a lavorare!

Se di questi tempi controllare le notifiche del profilo Facebook, aggiornare il proprio stato, sbirciare tra le home altrui è diventata una tendenza ossessiva e routinaria, a Modena l’amministrazione comunale, ha pensato bene di eliminare le distrazioni sul posto di lavoro. Come? Regolamentando in un apposito codice comportamentale ciò che dovrebbe essere una norma etica. Cosi l’abitudine di intrattenersi in prolungate conversazioni private e l’uso di social network in ufficio è divenuta oggetto di attenzione dell’amministrazione comunale. Il lavoro è lavoro e i vari uffici devono garantire ai cittadini la massima efficienza. Quindi salvo brevi momenti di pausa, è vietato fare altro. Ecco quindi che è stato approvato il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti comunali di Modena. Esso recita: 

Durante l’orario di lavoro, il dipendente non deve attendere a occupazioni estranee al servizio, e per tali si intendono anche ripetute conversazioni telefoniche private e l’accesso ai social network, anche attraverso il proprio apparecchio cellulare personale”.

In tal modo esso intende garantire “i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i dipendenti e dirigenti comunali sono tenuti a osservare”. Inoltre il Codice di comportamento prevede che le norme vengano estese a tutti i funzionari “Gli stessi obblighi di condotta si applicano, per quanto compatibili, anche a collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico, nonché nei confronti dei collaboratori di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere per il Comune”.

Il testo che entrerà in vigore da oggi, Lunedì 13 Gennaio, e verrà pubblicato anche sul sito del Comune (www.comune.modena.it), recepisce il decreto del Governo Dpr 62/2013 che regolamenta il codice di comportamento dei dipendenti pubblici e rientra tra le norme e i provvedimenti anticorruzione a cui il Comune di Modena si sta dedicando.

In particolare, sull’abitudine assai comune e poco produttiva di lavorare tra un post di Facebook o di Twitter e l’altro, soprattutto in seguito alla diffusione di smartphone e tablet, si esprime l'assessore alle risorse umane Marcella Nordi, la quale commenta “il nostro Disciplinare già prevedeva che in orario di lavoro non ci si potesse impegnare in occupazioni estranee al servizio, tra cui anche l’accesso ai social network. Il nuovo Codice estende la limitazione ai collegamenti effettuati con l’apparecchio cellulare personale, perché stiamo adeguando il Codice di comportamento ai progressi tecnologici e alla grande diffusione degli smartphone”.

Francesca Pistolini
lunedì 13 gennaio 2014

Torna la Allende ma con tinte di giallo

Passione, amore e qualche nota di paranormale sono i colori principali dei romanzi dell'Allende che non mancano nel nuovo romanzo della scrittrice sud americana: Il gioco di Ripper. Questa volta però si aggiunge un colore inedito alla storia: il giallo. Le protagoniste del romanzo sono due donne della famiglia Jackson: Indiana e sua figlia Amanda. Indiana è una guaritrice di una clinica olistica, rimane incinta molto giovane e decide poi di separarsi dal padre di Amanda, vede sempre il lato buono delle persone e con la sua indole altruista cerca di curare le persone nel corpo e nell'anima. Amanda rispecchia più il padre, ispettore capo della sezioni omicidi di San Francisco, brillante , introversa e con un eccezionale talento per le indagini criminali. È lei a creare Ripper, un gioco online basato su Jack the ripper , Jack lo squartatore , in cui vari giocatori da parti lontane del mondo si incontrano per risolvere casi misteriosi. Quando San Francisco è scossa da una serie di omicidi, i giocatori di Ripper cominciano a fare le proprie indagini fino ad ipotizzare un sottile linea che collega i delitti e l'ombra di un serial killer. Il gioco diventa sempre più reale fino a coinvolgere in prima persona i protagonisti.


''Per Amanda e i suoi amici Ripper era solo un gioco.
Ma quando San Francisco è scossa da una serie di misteriosi
omicidi, Amanda sembra l'unica in grado di risolvere l'enigma”


L' Allende tocca varie tematiche durante la narrazione, dalla guerra in Iraq e Afganistan al problema della mutilazione genitale femminile diffuso in alcune culture. Per gli amanti della scrittrice peruviana questo libro sarà una scoperta, per chi non ha letto nulla di questa scrittrice la trama inedita può essere un buon motivo per iniziarla a conoscere. Sul sito della autrice è possibile leggere l'incipit del romanzo: http://www.isabelallende.it/ .

Isabel Allende
Il gioco di Ripper
Feltrinelli
462 pagine 19 €
e-book 12,99 € 


Augusto Piazza

Il Solar Decathlon China, spunti sostenibili dall’oriente

Si è svolta la prima edizione del Solar Decathlon China. Il Solar Decathlon è un concorso internazionale che nasce per la prima volta in America nel 2002 e consiste in una competizione tra studenti di università provenienti da tutto il mondo che hanno l’obiettivo di ideare, progettare e realizzare un modello abitativo sostenibile, che sia autosufficiente a livello energetico, grazie all’utilizzo dell’energia solare e che sia dotato di tecnologie innovative. Il nome è basato sul metodo di valutazione dei prototipi, basato appunto su 10 criteri (architettura, ingegneria e costruzione, sistema solare, bilancio energia elettrica, condizioni di comfort, applicazioni, comunicazione e sensibilizzazione sociale, industrializzazione e interesse del mercato, innovazione, sostenibilità), ciascuno calcolato in base a specifici requisiti. Visto il crescente interesse negli anni da parte delle università nei confronti della manifestazione, viene istituito anche in Europa nel 2010, dove si svolge ad anni alterni rispetto all’edizione americana, e per la prima volta in Cina nel 2013.

Alla prima edizione asiatica del Solar Decathlon  hanno partecipato circa 22 squadre provenienti da 35 paesi differenti di tutto il mondo.  Il primo premio è andato al Team UOW, dell’Università Wollongong dall’Australia con la loro "Illawarra Flame fibro house" che ha conquistato 957.6/1000 punti, un primo posto per l’architettura, l’ingegneria, il sistema solare e un secondo posto per la comunicazione e l’interesse del mercato. Il modulo ad “energia zero” realizzato dagli studenti australiani, considerato il più efficiente ed innovativo della competizione, ha reinterpretato una tipica casa “fibro” indigena australiana degli anni Sessanta ad alto consumo, trasformandola in un modello super efficiente, sfruttando quindi il principio di retrofitting ed evitando così l’impatto ambientale che sarebbe scaturito dalla costruzione di una nuova casa. Il team australiano è partito reinterpretando le pareti massicce in fibrocemento della vecchia casa, aumentando l’ermeticità, allargando le finestre, introducendo giardini verticali, pannelli fotovoltaici sul tetto e introducendo un sistema di riscaldamento dell’aria e del ricircolo delle acque grigie. La filosofia di base del progetto è quella di educare la comunità e l’industria australiana alle molteplici e vantaggiose possibilità offerte dal retrofitting sostenibile. Il modello è volto a mostrare sia le prestazioni tecniche, sia la bellezza architettonica che possono emergere dalla riconfigurazione di una casa esistente. 

Il secondo premio è andato invece al prototipo “E-Concave”, presentato dalla South China University of Technology, realizzato con materiali locali a basso costo come il bambù e la canna da zucchero. Il terzo premio è stato assegnato invece alla Chalmers University of Technology di Gothenburg con il progetto “Halo”, un guscio in legno in grado di adattarsi alle diverse temperature. Prendendo qualche spunto dal team australiano, aspettiamo la prossima edizione del Solar Decathlon che si terrà a Versailles nel 2014 e alla quale parteciperà anche l’Università di Roma Tre con il progetto sostenibile Rhome for Dencity.

Federica Salvatore

Vedi anche:

Un saluto al 2013

Chiudiamo questo 2013 con un regalo ai nostri lettori, le parole di un grande uomo che possono aprire uno spiraglio per sperare in un 2014 migliore.

L'uomo sopraccitato è Albert Einstein che scrisse queste parole nel 1931, nel pieno di una delle più drammatiche crisi dell'occidente che poi ha causato gli eventi storici che tutti conosciamo:


“Non possiamo  pretendere che  le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
 La crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere ‘superato’.

Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle  persone e delle nazioni  è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il  conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che  è la tragedia di non voler lottare  per superarla.”
martedì 31 dicembre 2013

Trent'anni fa il primo cinepanettone

Amato o odiato torna anche quest'anno il cinepanettone. Uno scorcio d'Italia e dell'italiano medio dipinto a tratti frenetici e di immediata accessibilità. Il popolo rivede se stesso sullo schermo del cinema ma con ogni difetto e pregio ingigantito al massimo come in una caricatura. Simbolo del cinema volgare , per alcuni privo di veri contenuti , prodotto con budget minimo e che ha come fine principale quello di attrarre la fetta più ampia del pubblico e raggiungere gli incassi più alti; lontano dal cinema d'autore o il cinema hollywoodiano che ha contenuti per le menti più elevate e prezzi di produzione alle stelle. Che lo vogliate o no il cinepanettone compie 30 anni.



Era infatti il lontano Natale del 1983 quello che ha visto nelle sale cinematografiche il capostipite Vacanze di Natale diretto da Carlo Vanzina insieme al fratello Enrico. Inaspettato arriva anche un saggio di uno studioso inglese dell’università di Leeds Alan O’Leary, The Phenomenology of the cinepanettone edito anche in Italia con il titolo, Fenomenologia del Cinepanettone, in libreria da pochi giorni per Rubbettino. Lo studioso con approccio strutturalista descrive un genere in cui gli ingredienti sono molteplici: “I film si svolgono in località da sogno, e quasi tutti hanno titoli composti dalla formula Natale+preposizione+località, anche se l’aspetto natalizio è più spesso lasciato sottinteso, tanto che la maggior parte dei film mostra chiaramente di essere stata girata durante l’estate o a inizio autunno”.


 La trama presenta elementi standardizzati: Caratteristica tipica del cinepanettone del nuovo secolo è la trama costruita su storie parallele, con protagonisti Massimo Boldi e Christian De Sica”, fino al penoso divorzio. “Spesso i momenti più spassosi dei film sono quelli in cui i personaggi di Boldi e De Sica finalmente si incontrano; di solito questo avviene in uno spazio ristretto, come in bagno, in uno spogliatoio o in una doccia. O' Leary fa anche una lettura metaforica del corpo di Boldi , per cui il comico lombardo impersona perfettamente il topos del corpo carnevalesco di Mikhail Bakhtin, secondo cui “L’accento è messo su quelle parti del corpo in cui esso è aperto al mondo esterno, in cui cioè il mondo penetra nel corpo o ne sporge, oppure in cui il corpo sporge sul mondo, quindi sugli orifizi, sulle protuberanze, su tutte le ramificazioni ed escrescenze: bocca spalancata, organi genitali, seno, fallo, grosso ventre, naso”.





 È uno spettacolo in cui ogni spettatore ha la sua parte, e ogni target di pubblico ha la “sua” battuta e il suo rappresentante sullo schermo: ci sono gli arricchiti, c’è il nobile decaduto, c’è sempre una varietà di dialetti molto marcati, almeno un napoletano e un toscano : Calibrato per rivolgersi a gruppi diversi, in modo che (in teoria almeno) ogni parte del pubblico abbia in sequenza la risata assicurata, contagiando così il resto del pubblico e trasformando la risata in universale e continua. La presenza di molteplici destinatari mette in difficoltà la valutazione critica, in quanto i criteri che si usano non sono spesso e volentieri adatti, perché basati su un’idea di testo come oggetto unitario e coerente, mentre il cinepanettone è una forma centrifuga pensata per attirare l’attenzione incostante dei suoi diversi tipi di spettatori”. C'è anche chi fa una lettura politica del cinepanettone: Curzio Maltese scrive: Il crollo di incassi del cinepanettone di Natale [...] è forse il primo e più clamoroso segno della fine dell’epoca berlusconiana. Il cinepanettone sta al ventennio berlusconiano così come i «telefoni bianchi» stanno al ventennio fascista. [...] Le anomalie, politica e cinematografica, hanno viaggiato in parallelo dall’inizio degli anni ’90 fino a ieri, per crollare di schianto insieme”. Esce ora nelle sale il nuovo rappresentante del genere Colpi di fortuna diretto da Neri Parenti, a voi la scelta. Comunque sia il cinepanettone si è inserito ormai nella teca del cinema italiano, anche se magari nella mensola più bassa.

                                                                                                                                           AP

La "Brigata Scodinzolante"

Ogni Natale che si rispetti porta con sé una novità, quasi a dire “uguali si, ma non nel dettaglio”. Questa’anno è la volta della “Wag Brigade” (letteralmente “brigata scodinzolante”) che ha conquistato tutto il mondo dall’aeroporto di San Francisco. Si tratta di una vera e propria comitiva a quattro zampe che, a partire dall’ inizio del mese corrente e per tutta la durata delle feste, è stata reclutata per conquistare le attenzioni dei passeggeri e far sì che volino con più pacatezza, contrastandone l’ansia del volo e le possibili tensioni che possono nascere durante le lunghe ed estenuanti file per il check-in. Le pelose reclute, armate di “dolcezza”, indossano un gilet grigio con scritto “accarezzami”, con accanto una targhetta da cui si intuisce l’appartenenza alla “Wag Brigade”. Lo scopo è quello di far distendere i nervi del passeggero attraverso la bellezza di un cane docile, ma soprattutto amichevole.

I “portatori sani di tranquillità”sono stati addestrati dal servizio della protezione per gli animali di San Francisco ed hanno già molta esperienza nell’agire come “pet-doctors” in un’ innovativa, ma non di certo la prima, “Pet-therapy”; prima dell’aeroporto di San Francisco hanno assistito persone negli ospedali, nelle scuole e in alcuni casi anche in qualche casa privata. La “Wag Brigade” può contare su otto elementi: da Toby, un Goldendoodle di 3 anni, a Donner, un labrador nero. “Andare all’aeroporto è come trascorrere un giorno alla spa. Riceve tutte le attenzioni. Tutti lo accarezzano, è perfetto per lui.”, queste le parole del proprietario di Toby, Shari Marks. 

Per “pet therapy” si intende una terapia basata sull’interazione uomo-animale. Fu lo psichiatra infantile Boris Levinson nel lontano, ma non troppo, 1960 ad enunciare per la prima volta le sue teorie sui benefici della compagnia degli animali associati a vari tipi di pazienti, affetti da altrettante patologie. Solo vent’anni più tardi è stata fondata negli Stati Uniti la “Delta Society”, che si occupa di studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali. 

In un periodo in cui si legge sempre più spesso di cani che mordono e, a volte, uccidono i propri padroni, queste storie sono di quelle che “fanno bene al cuore”. Insegnano a chi le ascolta un qualcosa che è sempre più raro sentire: sottolineano l’importanza di credere ancora nell’amore “non parlato”, ma non per questo più superfluo, che solo un animale può donare.

Quando un cane vede il suo padrone, il suo cervello rilascia le stesse sostanze del nostro quando siamo innamorati. 

Buon volo, ma soprattutto buon Natale.

Marco Harmina

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