Arriva Truvada per combattere l'HIV
Già
è in vendita un nuovo farmaco che ,se assunto regolarmente, è una
protezione sicura dall'HIV (Human Immunodeficiency Virus
).L’efficacia
della terapia è stata verificata da diversi studi e nel 2012 la FDA
(Food
and Drugs Administration),
l’ente che si occupa della regolamentazione dei farmaci, ha
diffuso le linee guida per la sua somministrazione negli
Stati Uniti. Il principio attivo del farmaco
è il Tenofovir
disoproxil(TDF)
cioè
dei nucleosidi
e
inibitori della
trascrittasi inversa un enzima necessario al virus per replicarsi. La
dose raccomandata di Truvada è di una compressa, assunta per via
orale, una volta al giorno, quindi un po' come una
pillola
anticoncezionale. In Italia il Truvada è in commercio e viene
comunemente usato per il trattamento dell’HIV, non esistono
tuttavia linee guida ministeriali per il suo uso a scopo preventivo e
non può dunque essere prescritto a persone sieronegative. Il farmaco
però ha avuto scarsa diffusione infatti negli Stati Uniti dove è
stato diffuso già da qualche anno la terapia è stata adottata
soltanto da poche migliaia di persone tra il 2011 e il 2013. In
un intervista al New
Yorker nell’ottobre
2013, Robert Grant, uno dei medici che avevano effettuato i primi
studi sull’uso del Truvada si era detto molto stupito dello scarso
entusiasmo con cui la terapia era stata accolta dal pubblico. Come
aveva raccontato Grant, il giorno della pubblicazione dello studio il
team di ricerca aveva ricevuto una telefonata di congratulazioni dal
presidente Obama. Ci sono diverse ragioni della scarsa
popolarità di Truvada, il farmaco deve essere assunto regolarmente
per periodi molto lunghi per essere efficace, inoltre il farmaco è
stato criticato da molte importanti istituzioni che si occupano della
cura e prevenzione del' AIDS. Il timore maggiore è che le persone a
rischio infezione assumendo il farmaco si sentano sicure e smettano
di utilizzare il preservativo questo è anche il timore di
Kenneth Mayer, professore di medicina all’università di Harvard,
specializzato nella ricerca sull’HIV, che in un’intervista al New
York Times ha
detto:
«Abbiamo
avuto e dato per decenni la raccomandazione di usare il preservativo.
Ora diciamo: “ecco qui una pillola che potrebbe proteggerti se non
usi il preservativo”. È contrario a tutte le norme della
comunità».La
soluzione a tutte le polemiche e al rischio di marginalizzazione del farmaco per la prevenzione all'AIDS è quello di presentare il farmaco non come “la soluzione” ma piuttosto come uno degli strumenti della lotta al virus che si affianca a quelli già presenti. Il preservativo resta comunque una delle soluzioni più sicure al momento per prevenire l'infezione.
Augusto Piazza
Cosa fanno i grillini in parlamento
Ancora trambusti in parlamento. La presidente della Camera Laura Boldrini è rimasta chiusa a chiave nel suo ufficio a Montecitorio. Non era mai successo.
Il M5s ha lasciato l’ufficio di presidenza della Camera convocato a causa dei tafferugli di ieri ed il deputato Luigi Di Maio, all’ANSA, ha dichiarato: "Dopo aver atteso mezz'ora ci siamo allontanati dall'ufficio di presidenza perché la Boldrini era riunita con la maggioranza per decidere il da farsi. Decidono sempre fuori dalle sedi competenti e noi non ci stiamo".
Durante la proclamazione dei risultati della votazione pro-contro il decreto Imu-Bankitalia, si è improvvisata una protesta shockante sorta proprio dai banchi del M5s. Dai video diffusi sui social network prima e dalla televisione poi, è possibile provare e documentare lo scoppio della protesta, lo sviluppo e il modo in cui è stata sedata; subito dopo l’approvazione di tale decreto, tante sono le urla contrarie grilline, che si alzano velocemente dai loro banchi per dirigersi verso quelli della presidenza. Avendoli occupati, lottando anche fisicamente contro i commessi della Camera, stendono un piccolo striscione: “corrotti!”, una parola che rimbomba nell’aula. Mentre dietro di loro viene sventolato provocatoriamente il tricolore dall’onorevole Fabio Rampelli, appartenente al partito di Forza Italia ma per un giorno grillino anch’egli, si è sviluppata una storia nella storia, un’inverosimile nell’inverosimile: nel video si vede chiaramente che la deputata Lupo, mentre affiancava i suoi verso l’occupazione dei banchi della presidenza, è stata schiaffeggiata dal deputato questore Stefano Dambruoso e successivamente spintonata; inutile dire che sono state richieste le dimissioni del deputato, che a sua volta si è scusato.
Terminata la bagarre in aula, la questione si è spostata nella sala stampa della Camera. Alcuni deputati del M5s, tra cui vediamo protagonista Alessandro Di Battista, si sono opposti all’intervista in corso al capogruppo del Pd Roberto Speranza, impedendogli così di parlare. Episodio sfociato in un’accesa discussione e terminato con la “messa in fuga” del non-più intervistato.
Certo è che uno degli obiettivi dei seguaci di Beppe Grillo sicuramente sta avendo i suoi frutti, vale a dire quello di “rompere le scatole” e “dar fastidio” in Parlamento e cercare di dare un taglio alla vecchia politica. Altrettanto certo è che i giornali che si oppongono a loro, non perderanno certo l’occasione per strumentalizzare le immagini registrate in questi giorni per provocare una campagna mediatica contro i stessi grillini.
Marco Harmina
Il M5s ha lasciato l’ufficio di presidenza della Camera convocato a causa dei tafferugli di ieri ed il deputato Luigi Di Maio, all’ANSA, ha dichiarato: "Dopo aver atteso mezz'ora ci siamo allontanati dall'ufficio di presidenza perché la Boldrini era riunita con la maggioranza per decidere il da farsi. Decidono sempre fuori dalle sedi competenti e noi non ci stiamo".
Durante la proclamazione dei risultati della votazione pro-contro il decreto Imu-Bankitalia, si è improvvisata una protesta shockante sorta proprio dai banchi del M5s. Dai video diffusi sui social network prima e dalla televisione poi, è possibile provare e documentare lo scoppio della protesta, lo sviluppo e il modo in cui è stata sedata; subito dopo l’approvazione di tale decreto, tante sono le urla contrarie grilline, che si alzano velocemente dai loro banchi per dirigersi verso quelli della presidenza. Avendoli occupati, lottando anche fisicamente contro i commessi della Camera, stendono un piccolo striscione: “corrotti!”, una parola che rimbomba nell’aula. Mentre dietro di loro viene sventolato provocatoriamente il tricolore dall’onorevole Fabio Rampelli, appartenente al partito di Forza Italia ma per un giorno grillino anch’egli, si è sviluppata una storia nella storia, un’inverosimile nell’inverosimile: nel video si vede chiaramente che la deputata Lupo, mentre affiancava i suoi verso l’occupazione dei banchi della presidenza, è stata schiaffeggiata dal deputato questore Stefano Dambruoso e successivamente spintonata; inutile dire che sono state richieste le dimissioni del deputato, che a sua volta si è scusato.
Terminata la bagarre in aula, la questione si è spostata nella sala stampa della Camera. Alcuni deputati del M5s, tra cui vediamo protagonista Alessandro Di Battista, si sono opposti all’intervista in corso al capogruppo del Pd Roberto Speranza, impedendogli così di parlare. Episodio sfociato in un’accesa discussione e terminato con la “messa in fuga” del non-più intervistato.
Certo è che uno degli obiettivi dei seguaci di Beppe Grillo sicuramente sta avendo i suoi frutti, vale a dire quello di “rompere le scatole” e “dar fastidio” in Parlamento e cercare di dare un taglio alla vecchia politica. Altrettanto certo è che i giornali che si oppongono a loro, non perderanno certo l’occasione per strumentalizzare le immagini registrate in questi giorni per provocare una campagna mediatica contro i stessi grillini.
Marco Harmina
domenica 9 febbraio 2014
Trattativa Stato-Mafia all'americana
A portare la notizia in Italia è stato Roberto Saviano, la
scorsa settimana, attraverso la sua pagina Facebook. Il quotidiano messicano “El
Universal” ha reso pubblici alcuni documenti giudiziari che confermano l’esistenza
di contatti tra la DEA, il Dipartimento di Giustizia americano e il cartello
messicano Sinaloa. Un’inchiesta che porta alla ribalta voci che circolavano già
da tempo, soprattutto a seguito di alcune dichiarazioni rilasciate da un membro
del cartello arrestato dall’agenzia americana antidroga nel 2009, un certo
Vicente Zamblada Niebla. Le carte confermano costanti incontri (52 tra il 2000
e il 2009) tra agenti americani e membri dell’associazione criminale, all’insaputa
del governo messicano, in violazione di trattati internazionali tra i due stati
volti alla cooperazione nella lotta al traffico di sostanze stupefacenti.
Ma quali interessi spingerebbero la DEA a trattare con i
trafficanti messicani? Secondo Niebla, ormai al centro delle indagini insieme
alle dichiarazioni di un agente DEA e un funzionario del Dipartimento di
Giustizia, l’obiettivo statunitense sarebbe stato la costruzione di una rete di
informatori in Messico per controllare gli altri cartelli e assicurarsi una
maggiore efficienza nel sequestro di partite di droga in territorio americano.
Come sottolinea il giornale messicano, questo “accordo” non ha fatto altro che
accendere una più forte rivalità tra i cartelli che ha portato ad un’escalation
di violenze nel paese centroamericano
per il controllo del mercato della droga. Eventi drammatici, che hanno
reso il “referente” della DEA, il cartello Sineloa e il suo boss Joaquin “El
Chapo” Guzman, a crescere il proprio potere.
Ne la DEA, ne il Dipartimento di Giustizia hanno commentato
le accuse. Rimane ancora poco chiaro se i contatti sono continuati dopo il
2009. Come sottolinea il blog statunitense “Business Insider”, ciò che emerge è
la forte correlazione tra l’ascesa di Sineloa e il periodo di contatti tra questi (pare che a mediare sia un avvocato del cartello) e le agenzie
americane. Una notizia che si inserisce nel filone d’inchiesta raccolto da
Roberto Saviano nel suo ultimo libro, “Zero Zero Zero”, sempre molto attento a
quanto accade oltreoceano, ma che risulta molto particolare, a suo modo. Non
tanto per la possibilità di contatti tra agenzie governative americane e
soggetti discutibili come i cartelli. Quanto per la modalità di soluzione
scelta per quello che l’amministrazione Obama ha definito come il pericolo
numero uno per la sicurezza nazionale: le organizzazioni criminali, appunto.
Luca Michele Piscitelli
USA, si spara ancora nelle scuole
Ennesima sparatoria quella accaduta nella giornata di martedì 14 gennaio in New Mexico, l’ultima di una lunga serie. Come spesso, purtroppo, accade, sia le vittime che il carnefice sono dei teenagers, i cosiddetti adolescenti americani non diversi da tanti altri, eccezion fatta per la loro vicinanza d’acquisto di un arma da fuoco. L’ episodio si è svolto nella scuola media Berrendo Middle School; 13 e 14 anni, questa l’età dei due ragazzi che hanno subìto i proiettili di un fucile a canne mozze, appartenente ad un loro compagno. Quest’ultimo, l’aggressore, ha affermato di aver compiuto un tale gesto per vendetta, per restituire tutto il male ricevuto da parte del bullo della scuola, passato in pochi secondi da barracuda a bambolina. Il ragazzo ha sparato per ben due volte in faccia al suo ex-persecutore, quindi si è voltato ed ha emesso un altro colpo, ferendo una ragazza ad un braccio. Ottima occasione per valutare il sistema di sicurezza installato nella scuola, sistema che ha funzionato alla perfezione: l’allarme è suonato, le porte sono state sbarrate e la polizia avvisata. Il mancato serial killer è stato così arrestato, mentre tutti gli altri studenti, rimasti inermi di fronte ad una così massiccia dose di vendetta, durante l’intervento delle forze dell’ordine, sono state trasportate con i scuolabus, fino al centro commerciale lì vicino.
Sono stati attimi di terrore per tutti i genitori che lavoravano nelle vicinanze della scuola media che, in pochi minuti hanno visto il quartiere pullulare di uomini in divisa e dirigersi verso l’istituto. Molte mamma, terminato l’incubo, hanno dichiarato di voler comprare al più presto un telefono cellulare al proprio figlio per rimanere sempre in contatto con loro. Nel frattempo, i militari hanno recintato la scuola in quanto “scena del crimine” e pertanto rimarrà chiusa.
Sono stati attimi di terrore per tutti i genitori che lavoravano nelle vicinanze della scuola media che, in pochi minuti hanno visto il quartiere pullulare di uomini in divisa e dirigersi verso l’istituto. Molte mamma, terminato l’incubo, hanno dichiarato di voler comprare al più presto un telefono cellulare al proprio figlio per rimanere sempre in contatto con loro. Nel frattempo, i militari hanno recintato la scuola in quanto “scena del crimine” e pertanto rimarrà chiusa.
Marco Harmina
sabato 18 gennaio 2014
RELAZIONI PERICOLOSE
Se la loro storia d’amore fosse un libro, sarebbe “ le relazioni pericolose”. Simone de Beauvoire e Jean Paul Sartre sono forse la coppia letterata più conosciuta e la relazione fra due menti eccelse del Novecento, il filosofo padre dell’esistenzialismo e la scrittrice femminista, fu destinata, da subito, a dare scandalo.
Si incontrano all’università della Sorbona nel 1929 : lui 24 anni, basso, vestito senza cura ma con un’immensa caratura culturale. Lei, poco più che ventenne, ragazza dell’alta borghesia ne resta subito affascinata e rapita. I due si innamorano ma il loro non sarà mai un amore convenzionale.
Si incontrano all’università della Sorbona nel 1929 : lui 24 anni, basso, vestito senza cura ma con un’immensa caratura culturale. Lei, poco più che ventenne, ragazza dell’alta borghesia ne resta subito affascinata e rapita. I due si innamorano ma il loro non sarà mai un amore convenzionale.
Nell’ottobre del 1929 viene sancito il loro particolare matrimonio, un contratto rinnovabile ogni due anni in cui la clausola principale è l’apertura ai cosiddetti “amori contingenti” vissuti da entrambi. Questi furono gli ingredienti che resero immediatamente scandalosa la loro unione, nonostante il loro fosse un rapporto basato sull’uguaglianza culturale e l’indipendenza. Le relazioni intraprese da entrambi erano sempre rese trasparenti dalla reciproca complicità, confidenza e rispetto: nulla nella loro vita doveva essere dissimulato. Simone e Jean Paul rifiutavano una vita banale, sui binari della normalità e sebbene le relazione (soprattutto di Sartre) furono numerose e misero spesso a repentaglio la coppia, il filosofo più volte dichiarerà : “La mia vita non appartiene a me solo, voi (Simone) siete sempre me, l’essere stesso del mio essere, il cuore del mio cuore”.
Gli stessi valori che caratterizzavano la vita sentimentale di Simone de Beauvoire, caratterizzeranno anche la sua produzione intellettuale: libertà e giustizia sono il comune denominatore della sua attività, il suo impegno civile attraverso libri ed articoli diviene costante e necessario per dare voce agli oppressi: le torture nella guerra in Algeria, la crudeltà della guerra in Vietnam, il maggio ’68 in Francia. Saranno però le battaglie femministe che la consegneranno alla storia come emblema assoluto del femminismo impegnato.
Il “secondo sesso” è sicuramente la sua opera più importante, qui l’autrice fa qualcosa di mai fatto prima: analizza l’essere donna nelle sue mille sfaccettature. Il contenuto di alcuni capitoli, primo fra tutti quello che difendeva la libertà di aborto, irritò profondamente tanto da spingere la Chiesa ad inserirlo fra i libri proibiti con un editto del Vaticano nel 1956. All’interno dell’opera però, nonostante i temi, la De Beauvoire non è mai sfrontata, fa ricorso alla letteratura, al mito, alla filosofia.
Una donna fuori dagli schemi, una donna intraprendente e indipendente tutte caratteristiche che la renderanno insieme a suo marito (padre dell’esistenzialismo) una delle maggiori menti del Novecento. Nonostante però l’esuberanza che caratterizzò tutta la sua vita, una cosa per Simone De Beauvoire fu un caposaldo : il suo amore per Sartre. Malgrado il matrimonio stipulato come un contratto a termine, la loro unione durò più di 50 anni, tutta la loro vita.
Elena Guglielmino
mercoledì 15 gennaio 2014
Ciao! Scusa, ma non posso chattare. Qui mi costringono a lavorare!
Se di questi tempi controllare le notifiche del profilo Facebook, aggiornare il proprio stato, sbirciare tra le home altrui è diventata una tendenza ossessiva e routinaria, a Modena l’amministrazione comunale, ha pensato bene di eliminare le distrazioni sul posto di lavoro. Come? Regolamentando in un apposito codice comportamentale ciò che dovrebbe essere una norma etica. Cosi l’abitudine di intrattenersi in prolungate conversazioni private e l’uso di social network in ufficio è divenuta oggetto di attenzione dell’amministrazione comunale. Il lavoro è lavoro e i vari uffici devono garantire ai cittadini la massima efficienza. Quindi salvo brevi momenti di pausa, è vietato fare altro. Ecco quindi che è stato approvato il nuovo Codice di comportamento dei dipendenti comunali di Modena. Esso recita:
“Durante l’orario di lavoro, il dipendente non deve attendere a occupazioni estranee al servizio, e per tali si intendono anche ripetute conversazioni telefoniche private e l’accesso ai social network, anche attraverso il proprio apparecchio cellulare personale”.
In tal modo esso intende garantire “i doveri minimi di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta che i dipendenti e dirigenti comunali sono tenuti a osservare”. Inoltre il Codice di comportamento prevede che le norme vengano estese a tutti i funzionari “Gli stessi obblighi di condotta si applicano, per quanto compatibili, anche a collaboratori o consulenti, con qualsiasi tipologia di contratto o incarico, nonché nei confronti dei collaboratori di imprese fornitrici di beni o servizi e che realizzano opere per il Comune”.
Il testo che entrerà in vigore da oggi, Lunedì 13 Gennaio, e verrà pubblicato anche sul sito del Comune (www.comune.modena.it), recepisce il decreto del Governo Dpr 62/2013 che regolamenta il codice di comportamento dei dipendenti pubblici e rientra tra le norme e i provvedimenti anticorruzione a cui il Comune di Modena si sta dedicando.
In particolare, sull’abitudine assai comune e poco produttiva di lavorare tra un post di Facebook o di Twitter e l’altro, soprattutto in seguito alla diffusione di smartphone e tablet, si esprime l'assessore alle risorse umane Marcella Nordi, la quale commenta “il nostro Disciplinare già prevedeva che in orario di lavoro non ci si potesse impegnare in occupazioni estranee al servizio, tra cui anche l’accesso ai social network. Il nuovo Codice estende la limitazione ai collegamenti effettuati con l’apparecchio cellulare personale, perché stiamo adeguando il Codice di comportamento ai progressi tecnologici e alla grande diffusione degli smartphone”.
Francesca Pistolini
Torna la Allende ma con tinte di giallo
Passione, amore e qualche
nota di paranormale sono i colori principali dei romanzi dell'Allende
che non mancano nel nuovo romanzo della scrittrice sud americana: Il
gioco di Ripper. Questa volta però si aggiunge un colore inedito
alla storia: il giallo. Le protagoniste del romanzo sono due donne
della famiglia Jackson: Indiana e sua figlia Amanda. Indiana è una
guaritrice di una clinica olistica, rimane incinta molto giovane e
decide poi di separarsi dal padre di Amanda, vede sempre il lato
buono delle persone e con la sua indole altruista cerca di curare le
persone nel corpo e nell'anima. Amanda rispecchia più il padre,
ispettore capo della sezioni omicidi di San Francisco, brillante ,
introversa e con un eccezionale talento per le indagini criminali. È
lei a creare Ripper, un gioco online basato su Jack the ripper , Jack
lo squartatore , in cui vari giocatori da parti lontane del mondo si
incontrano per risolvere casi misteriosi. Quando San Francisco è
scossa da una serie di omicidi, i giocatori di Ripper cominciano a
fare le proprie indagini fino ad ipotizzare un sottile linea che
collega i delitti e l'ombra di un serial killer. Il gioco diventa
sempre più reale fino a coinvolgere in prima persona i protagonisti.
''Per Amanda e i suoi amici
Ripper era solo un gioco.
Ma quando San Francisco è
scossa da una serie di misteriosi
omicidi, Amanda sembra
l'unica in grado di risolvere l'enigma”
L' Allende tocca varie
tematiche durante la narrazione, dalla guerra in Iraq e Afganistan al
problema della mutilazione genitale femminile diffuso in alcune
culture. Per gli amanti della scrittrice peruviana questo libro sarà
una scoperta, per chi non ha letto nulla di questa scrittrice la trama
inedita può essere un buon motivo per iniziarla a conoscere. Sul
sito della autrice è possibile leggere l'incipit del romanzo:
http://www.isabelallende.it/
.
Isabel Allende
Il gioco di Ripper
Feltrinelli
462 pagine 19 €
e-book 12,99 € Augusto Piazza
giovedì 9 gennaio 2014
Il Solar Decathlon China, spunti sostenibili dall’oriente
Si è svolta la prima edizione del Solar Decathlon China. Il Solar Decathlon è un concorso internazionale che nasce per la prima volta in America nel 2002 e consiste in una competizione tra studenti di università provenienti da tutto il mondo che hanno l’obiettivo di ideare, progettare e realizzare un modello abitativo sostenibile, che sia autosufficiente a livello energetico, grazie all’utilizzo dell’energia solare e che sia dotato di tecnologie innovative. Il nome è basato sul metodo di valutazione dei prototipi, basato appunto su 10 criteri (architettura, ingegneria e costruzione, sistema solare, bilancio energia elettrica, condizioni di comfort, applicazioni, comunicazione e sensibilizzazione sociale, industrializzazione e interesse del mercato, innovazione, sostenibilità), ciascuno calcolato in base a specifici requisiti. Visto il crescente interesse negli anni da parte delle università nei confronti della manifestazione, viene istituito anche in Europa nel 2010, dove si svolge ad anni alterni rispetto all’edizione americana, e per la prima volta in Cina nel 2013.
Alla prima edizione asiatica del Solar Decathlon hanno partecipato circa 22 squadre provenienti da 35 paesi differenti di tutto il mondo. Il primo premio è andato al Team UOW, dell’Università Wollongong dall’Australia con la loro "Illawarra Flame fibro house" che ha conquistato 957.6/1000 punti, un primo posto per l’architettura, l’ingegneria, il sistema solare e un secondo posto per la comunicazione e l’interesse del mercato. Il modulo ad “energia zero” realizzato dagli studenti australiani, considerato il più efficiente ed innovativo della competizione, ha reinterpretato una tipica casa “fibro” indigena australiana degli anni Sessanta ad alto consumo, trasformandola in un modello super efficiente, sfruttando quindi il principio di retrofitting ed evitando così l’impatto ambientale che sarebbe scaturito dalla costruzione di una nuova casa. Il team australiano è partito reinterpretando le pareti massicce in fibrocemento della vecchia casa, aumentando l’ermeticità, allargando le finestre, introducendo giardini verticali, pannelli fotovoltaici sul tetto e introducendo un sistema di riscaldamento dell’aria e del ricircolo delle acque grigie. La filosofia di base del progetto è quella di educare la comunità e l’industria australiana alle molteplici e vantaggiose possibilità offerte dal retrofitting sostenibile. Il modello è volto a mostrare sia le prestazioni tecniche, sia la bellezza architettonica che possono emergere dalla riconfigurazione di una casa esistente.
Il secondo premio è andato invece al prototipo “E-Concave”, presentato dalla South China University of Technology, realizzato con materiali locali a basso costo come il bambù e la canna da zucchero. Il terzo premio è stato assegnato invece alla Chalmers University of Technology di Gothenburg con il progetto “Halo”, un guscio in legno in grado di adattarsi alle diverse temperature. Prendendo qualche spunto dal team australiano, aspettiamo la prossima edizione del Solar Decathlon che si terrà a Versailles nel 2014 e alla quale parteciperà anche l’Università di Roma Tre con il progetto sostenibile Rhome for Dencity.
Federica Salvatore
Vedi anche:
martedì 7 gennaio 2014
Un saluto al 2013
Chiudiamo questo 2013 con un regalo ai nostri lettori, le parole di un grande uomo che possono aprire uno spiraglio per sperare in un 2014 migliore.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
L'uomo sopraccitato è Albert Einstein che scrisse queste parole nel 1931, nel pieno di una delle più drammatiche crisi dell'occidente che poi ha causato gli eventi storici che tutti conosciamo:
“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
martedì 31 dicembre 2013









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