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L'uomo prova a riscrivere il codice genetico



Anche se il titolo potrebbe essere troppo ambizioso, il risultato raggiunto da Floyd Romesberg e colleghi dello Scripps Research Institute di La Jolla, in California è sorprendente e segna un importante passo avanti nel mondo della ricerca e dell'ingegneria genetica. Il nostro codice genetico è formato da quattro basi azotate: Adenina, Citosina , Guanina e Timina (A, C, G,T) che appaiandosi formano la doppia elica del DNA. A seconda della loro posizione lungo il DNA esse determinano il patrimonio genetico e quali saranno le proteine prodotte da un determinato organismo. La sfida del gruppo di ricerca di Romesberg è stata quella di aggiungere ai quattro nucleotidi del DNA due nucleotidi creati sinteticamente in laboratorio denominati d5SICS e dNAM. Gli scienziati hanno prima verificato se il nuovo DNA potesse replicarsi correttamente in provetta con l'aggiunta degli enzimi necessari, risultato raggiunto nel 2008.
Floyd Romesberg

"Il grande limite di questo studio è che era condotto in vitro.
 La grande sfida era ottenere un DNA modificato in grado di funzionare nel complesso ambiente di una cellula vivente"

Ed è proprio questo l'obiettivo raggiunto dai ricercatori che hanno inserito il filamento di DNA con i due nucleotidi sintetici in un batterio normalmente utilizzato in laboratorio: E.coli. Un importante problema della ricerca era trovare una molecola in grado di trasportare i nucleotidi sintetici all'interno della cellula, ricerca che non è stata facile. La molecola necessaria è stata trovata in una specie appartenente alle microalghe.
L'esperimento ha dimostrato che il DNA modificato in presenza della molecola trasportatrice riusciva a replicarsi regolarmente e che le cellule di E.coli non perdevano i nucleotidi sintetici per effetto dei meccanismi di riparazione del DNA.


Il passo successivo della ricerca sarà quello di verificare come questi nucleotidi sintetici interagiscono con i meccanismi di trascrizione e traduzione di una cellula vivente. Comunque sia il risultato di questo esperimento apre numerose nuove prospettive, queste le parole di Romesberg:


"In linea di principio, potremmo sintetizzare nuove proteine a partire da questi nuovi amminoacidi non naturali, arrivando in futuro a pianificare la realizzazione di molecole terapeutiche e diagnostiche oltre che reagenti di laboratorio che abbiano le caratteristiche desiderate".

                                                                                                                    Augusto Piazza

No, non sono in sovrappeso, è che ho diciotto centimetri in meno di altezza


“La società è composta di due grandi categorie di persone: chi ha più cibo che appetito e chi ha più appetito che cibo". Rubiamo la frase da Nicolas Chamfort, scrittore francese del XVIII secolo, che (e in particolar modo la prima parte), per trattare di un grave problema che sta raggiungendo dimensioni enormi a livello mondiale: l’obesità. Per obesità si intende una condizione caratterizzata da un eccessivo accumulo di grasso corporeo, a causa di una malnutrizione per eccesso, in relazione anche ad un’attività fisica insufficiente. Si associano poi diversi altri fattori, tra cui quelli genetici, che però sono ancora sotto studio e di cui si ipotizza una causa poligenetica.


La situazione mondiale risulta essere allarmante: l’11% della popolazione è obesa e circa 40 milioni di bambini al di sotto dei 5 anni si trovano già in una situazione di sovrappeso. In Italia, 4 adulti su 10 sono in eccesso ponderale. Gli uomini, più frequentemente presentano un tipo di obesità definito “centrale”, con accumulo di grasso nelle parti alte del corpo (collo, spalle, addome al di sopra dell’ombelico),mentre le donne presentano obesità di tipo “periferico”, nelle parti basse del corpo (addome al di sotto dell’ombelico, fianchi, cosce). Sfatiamo poi il mito che l’obesità è un problema delle persone agiate: un gran numero di obesi sono, anzi, facente parte della media/bassa fascia socioeconomica, con consumazione di cibi meno sani, a favore invece di quelli più ricchi in grassi.

Come ci si può accorgere di star entrando nel gruppo dei “sovrappiù”? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, un soggetto viene considerato sovrappeso o obeso in relazione al suo indice di massa corporea (BMI, dall’inglese Body Mass Index). Il BMI viene espresso come rapporto tra peso (espresso in kg) e quadrato dell'altezza di un individuo (espressa in metri). Si potranno quindi avere diversi risultati, confrontabili con la sottostante tabella:

  • Obesità di III classe (gravissima )         BMI ≥ 40,00
  • Obesità di II classe (grave)                  35,00<BMI<39,9
  • Obesità di I classe (moderata)              30,0<BMI< 34,9
  • sovrappeso                                          25,0<BMI<29,9
  • Regolare (peso ideale)                         18,5<BMI<24,9

Ricordiamo, comunque, che il BMI non fornisce alcuna indicazione sulla composizione corporea, perché non tiene conto dell'ossatura e della muscolatura: un soggetto dotato di muscolatura e/o ossatura possente potrebbe apparire sovrappeso pur essendo in effetti normopeso. È necessario, quindi, analizzare in modo più preciso il proprio valore di massa grassa e ciò è reso possibile dall’uso di varie tecniche, come ad esempio la Pesata idrostatica la Plicometria ,le misure bioimpedenziometriche.

Il risvolto più tragico di questo status è rappresentato dalla vasta gamma di malattie di cui l’obesità è un importante fattore di rischio: patologie più note ,come quelle cardiovascolari, ma anche apnee notturne, diabete mellito di tipo II, malattie del fegato e della colecisti; arrivando fino a patologie la cui associazione è meno nota alla maggior parte della popolazione, come il cancro della mammella, la gotta, l’irsutismo. Ricordiamo, poi, che anche se un Musical, diventato pure un film, diceva: “Grasso è bello”, il risvolto psicologico non è da sottovalutare in questi pazienti. Le persone in sovrappeso, e tanto più quelle obese, vengono relegate ai margini delle relazioni sociali. In special modo, l’isolamento risulta evidente nei bambini, che crescono così in una situazione di disagio, con un rapporto squilibrato verso il proprio corpo, raggiungendo, a volte, anche gli estremi opposti: anoressia e bulimia (descritte nell’articolo precedente, riguardante la malnutrizione per difetto ndr). Proprio per migliorare questa situazione in picchiata, la Comunità Europea ha stabilito un piano d’azione a cui tutti i membri dovranno rispondere per cercare di far rientrare l’emergenza: l’Action Plan on Childhood Obesity 2014-2020. Nonostante i numerosi piani messi a punto dai vari Paesi, però, il traguardo del peso forma per molti è ancora lontano: si deve cominciare dall’educazione alimentare infantile. D’altronde, come diceva Francois de La Rochefoucould:” Mangiare è una necessità, mangiare intelligentemente è un’arte”.

Per ulteriori approfondimenti riguardanti l’argomento, potete visitare il sito:

K.M.

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L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Provate ad immaginare se piano piano cominciaste a non riuscire a dare un nome a ciò che vedete,o confondeste gli oggetti tra loro.
Provate ad immaginare se,di questo vostro deficit,ne fossero tutti consapevoli tranne voi. Questo è quello che è successo al sig. P.
Il sig. P. era un uomo normale,un musicista brillante e possedeva anche un certo senso dell’humor. Proprio per questa sua caratteristica,forse,all’inizio chi lo conosceva non si è preoccupato quando ha cominciato a trattare i parchimetri della strada come se fossero bambini,dando loro degli affettuosi colpetti in “testa”. Solo in seguito si è chiarito come il sig. P.  vedesse effettivamente dei bambini al posto dei parchimetri.
Decise,quindi, di rivolgersi a Oliver Sacks,neurologo britannico,il quale pensò in seguito di raccogliere tutte le esperienze cliniche più strane capitate nella sua vita,tra cui quella del sig.P, in un saggio neurologico: 
“L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”.

Il titolo del saggio riprende proprio da un episodio accaduto al sig. P.
Alla fine di una visita,infatti,il sig.P,congedandosi dal neurologo,scambiò la testa di sua moglie per un cappello e cercò di indossarlo. Un altro giorno,invece,il dottor Sacks gli chiese di dare un nome a un oggetto propostogli. Il sig.P,non riuscendo a definirlo,cominciò a descriverlo così: “ « Una superficie continua, avvolta su se stessa. Dotata... » esitò « di cinque estremità cave, se così si può dire. [...] Un qualche contenitore? “. Solo in seguito, indossandolo per sbaglio,capì: “Dio mio,è un guanto!”
Il sig. P,però,non aveva nessun disturbo di tipo visivo e il suo livello di intelligenza non era affatto calato. In lui era, “semplicemente”,scomparsa la capacità di assegnare un significato agli oggetti che vedeva,se non utilizzando altri sensi.
Il sig. P era,in definitiva, affetto da Agnosia.
L’Agnosia è un difetto percettivo,congenito o acquisito del Sistema Nervoso Centrale,a causa del quale si denota mancanza di riconoscimento di oggetti,persone,forme,colori,odori,suoni,con possibilità di coinvolgimento di ognuno dei cinque sensi (il sig.P, ad esempio, presentava Agnosia visiva).
Già nel 1890 il neurologo H.Lissauer aveva ipotizzato un modello di riconoscimento degli oggetti basato su due livelli (modello ancora valido,seppur varie teorie hanno approfondito le modalità di elaborazione degli stimoli). Di base, comunque, il riconoscimento degli oggetti avviene in primo luogo mediante l’integrazione delle informazioni sensoriali provenienti da recettori periferici,integrazione che si fa complessa a livello encefalico. In seguito, si denota il fenomeno associativo,ossia il confronto tra ciò che percepiamo e ciò che già conosciamo. A seconda che il deficit sia nel primo o nel secondo livello,si parlerà di agnosia appercettiva o associativa. Nel primo caso il paziente non sarà in grado neppure di descrivere l’oggetto,o di distinguerlo da oggetti simili; nel secondo caso,invece,il paziente darà un’ottima descrizione dell’oggetto in questione,ma non ne capirà l’utilizzo.
Un tipo particolare di agnosia è la Prosopagnosia, ossia l’incapacità di riconoscere i volti delle persone,anche quelli familiari, associata a un danneggiamento dei circuiti occipito-temporali. Proprio per questo tipo specifico di deficit,però,sono stati effettuati degli studi che mostrano come il paziente presenti,seppur senza riconoscimento esplicito,una risposta di tipo affettivo/emotivo. Ciò apre la strada alle ipotesi sul ruolo delle emozioni nel riconoscimento dei volti. Insomma, lo studio di questi tipi di deficit è tutta da percorrere,nella speranza di poter salvare altre persone dalla perdita di una capacità fondamentale: il riconoscimento del mondo che ci circonda.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                 K.M.

Anche l'orto diventa social

L'orto urbano sta diventando sempre più di moda, sia a causa della crisi economica sia per la voglia di mangiare cibi biologici e di sicura provenienza. Per coltivare piante aromatiche ed officinali bastano dei normali vasi sul balcone di casa e se avete paura di non avere abbastanza nozioni di botanica non preoccupatevi perchè è nato Growtheplanet. Dopo una breve iscrizione al sito l'utente seleziona le piante che intende coltivare e verrà visualizzato in grafica 3d il balcone o il giardino ipotetico con le piante selezionate, dopo di che il sito segue passo per passo e giorno per giorno le tue coltivazioni, dalla semina alla raccolta, ricordandoti puntualmente le attività da fare: innaffiare, togliere le erbacce, raccogliere.Ogni compito è corredato da video e istruzioni facili ed esplicative.Inoltre il sito geo-localizza il punto da cui di colleghi con il pc ed in questo modo è in grado di fornirti consigli e compiti perfetti per la zona in cui coltivi, consigliando gli ortaggi di stagione e indicando cosa puoi seminare o trapiantare ogni giorno dell'anno in base alle temperature e all'esposizione alla luce del sole. Grow the planet inoltre consiglia quali sono le piante che possono essere coltivate nello stesso vaso per ottenere risultati migliori. Quando poi i tuoi sforzi daranno i frutti aspettati, nel sito è possibile trovare ricette e consigli per cucinare i prodotti coltivati in casa; inoltre sono presenti tanti articoli riguardanti le tecniche di conservazione, la preparazione di gustose marmellate e composte e l'utilizzo delle erbe spontanee. Se hai bisogno di semi o del materiale necessario per coltivare le tue piantine non preoccuparti , nel sito è presente anche una sezione market dove è possibile acquistare tutto il necessario.Come un vero è proprio social network il sito permette poi di interagire con altri utenti condividendo le esperienze e i dubbi sulle procedure da effettuare, ma anche foto ed altro ancora.E' ora di rimboccarsi le maniche e dare vita al proprio orto a km 0!
                                                                                                                                        Augusto Piazza

Dalla Spagna arrivano i biopannelli fotovoltaici

L'energia solare è l'energia economica e a impatto zero questo è  risaputo, diventa ancora più conveniente se per costruire i pannelli fotovoltaici vengono utilizzate materie prime reperibili da tutti o ancora meglio dei materiali di scarto. Questo è il progetto dell'Institute for Advanced Architecture of Catalonia (IAAC) nel campus Valldaura dell'Istituto per architettura avanzata della Catalogna.I pannelli progettati da questo istituto sono fatti di materiale di scarto come pezzi di ferro o ceramica ideati per sorreggere quella che è l'unità funzionale del pannello: piante ed il terriccio necessario alla vita di quest'ultime. Questo pannello sfrutta infatti gli elettroni prodotti dalle piante stesse ma anche quelli prodotti dai batteri presenti nel terriccio che sono raccolti da un anodo ed un catodo presenti nel terriccio dell'impianto, creando cosi una vera e propria batteria naturale. I progetti in scala pilota sono stati creati utilizzando del muschio, che necessita di pochissima acqua, ma si potrebbero utilizzare anche vari tipi di cactus o altre piante che non necessitano di tanta acqua per sopravvivere. I pannelli possono anche essere dotati di sensori che monitorano l'umidità del terriccio e rendono l'impianto autosufficiente.Inoltre questo impianto introduce un aspetto innovativo: può produrre energia anche senza la luce solare dato che gli elettroni sono prodotti oltre che dall'attività fotosintetica delle piante,anche dai batteri presenti nella terra utilizzata che non necessitano del sole.L'unico difetto dei pannelli è che ancora non producono sufficiente energia e sono necessari miglioramenti per perseguire questo obiettivo.L'utilizzo di questi sistemi potrebbe essere particolarmente indicato nei paesi in via di sviluppo dove a bassi costi potrebbero produrre energia. Soprattutto risolverebbe tutti i problemi di inquinamento legati alla produzione degli attuali pannelli fotovoltaici che generano fanghi tossici, prodotto di scarto dovuto all'utilizzo di arseniuro di gallio necessario per la loro fabbricazione. In questo momento di crisi economica la Spagna ci insegna che si può sempre trovare spazio e fondi per l'innovazione e la ricerca.
Il numero dei pannelli stimato per il funzionamento dei vari elettrodomestici

                                                                                                                    Augusto Piazza




Fonte e Foto: Designboom

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