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Studente morto con un coltello nel cuore
Tragedia a Roma. Nella giornata di martedì è stato trovato morto un ragazzo svizzero, Jonathan Lucas, presso la sua stanza d’albergo sito in zona Torre Rossa vicino l’Aurelia; la causa del decesso è stato un coltello conficcatosi nel petto della vittima, forse lanciato proprio da uno dei suoi coinquilini temporanei, mentre erano intenti a giocare al lancio dei coltelli. Jon, lo chiamavano così gli amici,quegli stessi compagni ora in stato di fermo con l’accusa di omicidio colposo, aveva 16 anni ed era in gita a Roma con la propria scuola, l’ Elysèe di Lisanna, considerata “d’alto livello”; era visto come una piccola “star”, di fatti, godeva di una lieve popolarità nel mondo del web, in particolare quello di Youtube e Instagram. Proprio quella fama, forse, l ha portato ad un gesto così estremo, l’ultimo: sembra sia stato iniziato tutto per gioco, un nuovo video da postare su internet, uno dei tanti in cui il protagonista era sempre lui, Jon, figlio di genitori oramai disperati, accorsi subito in Italia, e fidanzato di una ragazza della sua stessa età, cui aveva mandato un messaggio prima dell’accaduto: “mi manchi tanto”. Un ragazzo come tanti, come i suoi amici, ora sotto shock ed interrogati dalla forze dell’ordine per meglio comprendere l’avvenimento; pare che dalla scena del crimine manchi proprio l’arma del delitto: un coltello con una lama a “farfalla”, molto probabilmente comprato proprio nella Capitale. Un coltello di origini filippine che si apre in tre parti: la lama e le due parti del manico. Un’arma pericolosissima se non la si sa usare ed è per questo che gli investigatori non escludono che lo studente svizzero possa aver fatto tutto da solo maneggiando incautamente il coltello. Un gioco finito male, un incidente dopo una lite: Jonathan è morto dissanguato martedì sera alle 23. Quando è arrivata l’ambulanza del 118 chiamata dalle suore, il cuore del giovane aveva già smesso di battere: pur facendo il possibile per rianimare il sedicenne, il personale medico non ha potuto far altro che constatare il decesso. La classe e gli insegnanti al seguito sono tornati a casa, mentre i genitori degli indagati e della vittima sono saliti sul primo aereo disponibile per raggiungere i propri figli.
Marco Harmina
USA, si spara ancora nelle scuole
Ennesima sparatoria quella accaduta nella giornata di martedì 14 gennaio in New Mexico, l’ultima di una lunga serie. Come spesso, purtroppo, accade, sia le vittime che il carnefice sono dei teenagers, i cosiddetti adolescenti americani non diversi da tanti altri, eccezion fatta per la loro vicinanza d’acquisto di un arma da fuoco. L’ episodio si è svolto nella scuola media Berrendo Middle School; 13 e 14 anni, questa l’età dei due ragazzi che hanno subìto i proiettili di un fucile a canne mozze, appartenente ad un loro compagno. Quest’ultimo, l’aggressore, ha affermato di aver compiuto un tale gesto per vendetta, per restituire tutto il male ricevuto da parte del bullo della scuola, passato in pochi secondi da barracuda a bambolina. Il ragazzo ha sparato per ben due volte in faccia al suo ex-persecutore, quindi si è voltato ed ha emesso un altro colpo, ferendo una ragazza ad un braccio. Ottima occasione per valutare il sistema di sicurezza installato nella scuola, sistema che ha funzionato alla perfezione: l’allarme è suonato, le porte sono state sbarrate e la polizia avvisata. Il mancato serial killer è stato così arrestato, mentre tutti gli altri studenti, rimasti inermi di fronte ad una così massiccia dose di vendetta, durante l’intervento delle forze dell’ordine, sono state trasportate con i scuolabus, fino al centro commerciale lì vicino.
Sono stati attimi di terrore per tutti i genitori che lavoravano nelle vicinanze della scuola media che, in pochi minuti hanno visto il quartiere pullulare di uomini in divisa e dirigersi verso l’istituto. Molte mamma, terminato l’incubo, hanno dichiarato di voler comprare al più presto un telefono cellulare al proprio figlio per rimanere sempre in contatto con loro. Nel frattempo, i militari hanno recintato la scuola in quanto “scena del crimine” e pertanto rimarrà chiusa.
Sono stati attimi di terrore per tutti i genitori che lavoravano nelle vicinanze della scuola media che, in pochi minuti hanno visto il quartiere pullulare di uomini in divisa e dirigersi verso l’istituto. Molte mamma, terminato l’incubo, hanno dichiarato di voler comprare al più presto un telefono cellulare al proprio figlio per rimanere sempre in contatto con loro. Nel frattempo, i militari hanno recintato la scuola in quanto “scena del crimine” e pertanto rimarrà chiusa.
Marco Harmina
sabato 18 gennaio 2014
Nuove trasgressioni adolescenziali: il sexting.
Viviamo in una società impregnata di
tecnologia, ormai quasi tutti hanno un computer, uno smartphone, un
accesso a internet. L'apporto che questi mezzi danno alla società è
enorme ma, si sa, il loro potenziale può essere pericoloso se usati
nel modo sbagliato. Questo vale soprattutto quando si parla della
sfera privata, dei sentimenti e della sessualità. Il “tutto e
subito” che la rete offre è stato come un amplificatore per i
bisogni più reconditi della società, alimentando un circolo vizioso
di insoddisfazione e voglia di spingersi sempre oltre. Questo vale
soprattutto quando si ha a che fare con generazioni di adolescenti
sempre più smaliziati e precoci.
Ed è in questo contesto che si
inserisce il cosiddetto sexting (fusione anglosassone tra sex, sesso,
e texting, inviare un SMS), ovvero la pratica sempre più diffusa tra
gli adolescenti di inviarsi messaggi a sfondo sessuale, solitamente
accompagnati da foto e video.
I motivi che spingono un ragazzino a
farsi foto ammiccanti, sessualmente esplicite, sono tanti e si
possono ricollegare più generalmente ad una adolescenza che inizia
sempre prima. La causa primaria – sembra quasi ovvio – è la
presenza massiccia della pornografia nella società e la facilità
con cui è possibile reperirla. Questo fa sì che l'individuo si
desensibilizzi alla sessualità, considerandola un qualcosa di
quotidiano, scontato, privo di significati emotivi e che si spinga
sempre più in là per trovare qualcosa che gli dia emozioni.
Questa la base a cui si aggiungono
altri aspetti tipici di quel periodo, come il bisogno di trasgredire
e addentrarsi in qualcosa che non si conosce bene, che è quasi
proibito, voler stupire gli altri, dimostrare a sé stessi che si è
in grado.
Secondo le ricerche (si parla del 30
percento negli Stati Uniti) sempre più ragazzi si avvicinano a
quello che loro considerano un gioco, ma che un gioco non è:
infatti, oltre ai problemi di natura affettiva, ci sono altri
risvolti non meno pericolosi dietro la porta, quali, ad esempio, la
pedopornografia e la prostituzione minorile. Infatti, sempre più
spesso si incappa in casi di ragazzine pronte a vendersi su internet
per qualche soldo o regalino, sintomo di quel vuoto affettivo che
affligge i giovani di oggi, ma non solo.
Pian piano le istituzioni si stanno
accorgendo del problema e stanno cominciando a studiare strategie per
arginarlo, partendo dal luogo in cui questo fenomeno si diffonde: la
scuola. Anche molte associazioni si sono attivate per sensibilizzare
i ragazzi sulle tematiche della sessualità e sui rischi che si
possono correre sui social network, mezzo prediletto per scambiarsi i
contenuti proibiti, come ad esempio la recente iniziativa di un
famoso marchio di preservativi, un tour in ben 11mila istituti
italiani, allo scopo di educare i partecipanti all'affettività e
alla sessualità e ai pericoli della presenza su internet.
Matteo Cardinale

