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Il Cile trema: notte tra panico e terrore
Notte dominata dal panico quella
vissuta dal Cile e dalle nazioni a lui confinanti. Durante i quindici
minuti antecedenti alle 21 (ora locale), la parte settentrionale del
Paese è iniziata a tremare a causa di un terremoto di magnitudo 8.2
della scala Richter. Come il protocollo per la sicurezza prevede, è
stato diffuso immediatamente anche l’allarme tsunami (rimasto in
vigore per sei ore), in conseguenza della
vicinanza del punto di origine del sisma con il mare, tant’è che
le onde sono arrivate a misurare
un’altezza di circa due metri in quella zona; l’epicentro della
scossa è stato localizzato circa 90 km
a nordovest della zona di Iquique, dove ci sono stati danni
all'aeroporto e alcune delle abitazioni più fragili sono crollate;
questa è stata la città più colpita insieme ad Arica, vicino alla
frontiera con il Perù, dove il sisma ha provocato anche incendi e
l'interruzione della fornitura di energia elettrica.
Nonostante i vari
interventi effettuati dalle autorità, come quello di evacuare il
100% della popolazione abitante sulla costa, precauzione adottata
anche dall’Ecuador e dal Perù, oppure quello di chiudere tutte le
scuole del Paese, non sono mancate purtroppo le vittime: cinque le
persone che hanno perso la vita, quattro uomini e una donna. La
televisione cilena ha trasmesso immagini di ingorghi nelle strade
dove la gente si è riversata in preda al panico e ha cercato subito
di allontanarsi dalla zona colpita e a rischio tsunami. Almeno otto
forti scosse di assestamento - una delle quali di 6,2 gradi - hanno
seguito quella principale.
Come spesso,
purtroppo, accade, le tragedie portano con loro altre cattive
notizie: sempre ad Inquique, negli attimi successivi al terremoto,
300 detenute di un carcere femminile sono riuscite ad evadere: 39
sono state prontamente prese sotto custodia dalla polizia locale,
mentre le restanti sono latitanti.
Marco Harmina
Architettura: una possibilità di rinascita
“Città spazzate via dallo tsunami del marzo 2011, gente che ha perso la famiglia, gli amici, la casa. Cosa può fare l’architettura per loro?” Con queste parole l’architetto giapponese Toyo Ito presenta alla 13esima Biennale di Architettura di Venezia, Home-for-all un progetto umanitario che ha come scopo la ricerca di architetture per vivere e socializzare in territori all’apparenza inabitabili.
Il padiglione giapponese mostra un viaggio all’interno della cittadina di Rikuzentakata, scomparsa in seguito allo tsunami del 2011, e ripercorre il percorso di Home-for-all con il quale Toyo Ito, in collaborazione con i giovani architetti Kumiko Inui, Akihisa Irata, Sou Fujimoto, dimostra come sia ancora possibile abitare nei territori colpiti da disastri naturali, utilizzando le risorse disponibili e cercando di sfruttare al meglio le opportunità. L’idea è quella di abitazioni-palafitte realizzate sfruttando l’enorme quantità di tronchi d’albero disseminati dallo tsunami. A rendere particolarmente suggestiva l’installazione sono gli scatti del fotografo Naoya Hatakeyama che, posizionati lungo il perimetro del padiglione, mostrano le aree colpite prima e dopo la catastrofe. Un paesaggio fantasma, privo di edifici, alberi, persone. Gli architetti hanno instaurato un dialogo con le vittime dello tsunami, cercando con loro di ricostruire la città e aiutandole a migliorare la vita nella comunità. Il primo edificio di Home-for-all è stato realizzato a Sendai: si tratta di una piccola struttura di travi in legno tradizionale, un progetto semplice che però rappresenta una possibilità di incontro,riposo e dialogo per i cittadini. Home-for-all è un progetto che colpisce la giuria internazionale della Biennale di Architettura, al punto da guadagnarsi il Leone d’oro per la miglior partecipazione Nazionale. Un progetto che vede la collaborazione dei cittadini, che permette loro di ricominciare pur restando legati alla terra d’origine, alla storia, al passato. Un progetto che fa riflettere sul valore e sullo scopo dell’architettura, che risponde alla domanda “ Perché realizzare un’architettura? E per chi?”. Un progetto che, per una volta, mette da parte l’egoismo e in primo piano le esigenze del popolo.
Federica Salvatore
sabato 7 dicembre 2013

