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Dalla Spagna arrivano i biopannelli fotovoltaici

L'energia solare è l'energia economica e a impatto zero questo è  risaputo, diventa ancora più conveniente se per costruire i pannelli fotovoltaici vengono utilizzate materie prime reperibili da tutti o ancora meglio dei materiali di scarto. Questo è il progetto dell'Institute for Advanced Architecture of Catalonia (IAAC) nel campus Valldaura dell'Istituto per architettura avanzata della Catalogna.I pannelli progettati da questo istituto sono fatti di materiale di scarto come pezzi di ferro o ceramica ideati per sorreggere quella che è l'unità funzionale del pannello: piante ed il terriccio necessario alla vita di quest'ultime. Questo pannello sfrutta infatti gli elettroni prodotti dalle piante stesse ma anche quelli prodotti dai batteri presenti nel terriccio che sono raccolti da un anodo ed un catodo presenti nel terriccio dell'impianto, creando cosi una vera e propria batteria naturale. I progetti in scala pilota sono stati creati utilizzando del muschio, che necessita di pochissima acqua, ma si potrebbero utilizzare anche vari tipi di cactus o altre piante che non necessitano di tanta acqua per sopravvivere. I pannelli possono anche essere dotati di sensori che monitorano l'umidità del terriccio e rendono l'impianto autosufficiente.Inoltre questo impianto introduce un aspetto innovativo: può produrre energia anche senza la luce solare dato che gli elettroni sono prodotti oltre che dall'attività fotosintetica delle piante,anche dai batteri presenti nella terra utilizzata che non necessitano del sole.L'unico difetto dei pannelli è che ancora non producono sufficiente energia e sono necessari miglioramenti per perseguire questo obiettivo.L'utilizzo di questi sistemi potrebbe essere particolarmente indicato nei paesi in via di sviluppo dove a bassi costi potrebbero produrre energia. Soprattutto risolverebbe tutti i problemi di inquinamento legati alla produzione degli attuali pannelli fotovoltaici che generano fanghi tossici, prodotto di scarto dovuto all'utilizzo di arseniuro di gallio necessario per la loro fabbricazione. In questo momento di crisi economica la Spagna ci insegna che si può sempre trovare spazio e fondi per l'innovazione e la ricerca.
Il numero dei pannelli stimato per il funzionamento dei vari elettrodomestici

                                                                                                                    Augusto Piazza




Fonte e Foto: Designboom

Il Solar Decathlon China, spunti sostenibili dall’oriente

Si è svolta la prima edizione del Solar Decathlon China. Il Solar Decathlon è un concorso internazionale che nasce per la prima volta in America nel 2002 e consiste in una competizione tra studenti di università provenienti da tutto il mondo che hanno l’obiettivo di ideare, progettare e realizzare un modello abitativo sostenibile, che sia autosufficiente a livello energetico, grazie all’utilizzo dell’energia solare e che sia dotato di tecnologie innovative. Il nome è basato sul metodo di valutazione dei prototipi, basato appunto su 10 criteri (architettura, ingegneria e costruzione, sistema solare, bilancio energia elettrica, condizioni di comfort, applicazioni, comunicazione e sensibilizzazione sociale, industrializzazione e interesse del mercato, innovazione, sostenibilità), ciascuno calcolato in base a specifici requisiti. Visto il crescente interesse negli anni da parte delle università nei confronti della manifestazione, viene istituito anche in Europa nel 2010, dove si svolge ad anni alterni rispetto all’edizione americana, e per la prima volta in Cina nel 2013.

Alla prima edizione asiatica del Solar Decathlon  hanno partecipato circa 22 squadre provenienti da 35 paesi differenti di tutto il mondo.  Il primo premio è andato al Team UOW, dell’Università Wollongong dall’Australia con la loro "Illawarra Flame fibro house" che ha conquistato 957.6/1000 punti, un primo posto per l’architettura, l’ingegneria, il sistema solare e un secondo posto per la comunicazione e l’interesse del mercato. Il modulo ad “energia zero” realizzato dagli studenti australiani, considerato il più efficiente ed innovativo della competizione, ha reinterpretato una tipica casa “fibro” indigena australiana degli anni Sessanta ad alto consumo, trasformandola in un modello super efficiente, sfruttando quindi il principio di retrofitting ed evitando così l’impatto ambientale che sarebbe scaturito dalla costruzione di una nuova casa. Il team australiano è partito reinterpretando le pareti massicce in fibrocemento della vecchia casa, aumentando l’ermeticità, allargando le finestre, introducendo giardini verticali, pannelli fotovoltaici sul tetto e introducendo un sistema di riscaldamento dell’aria e del ricircolo delle acque grigie. La filosofia di base del progetto è quella di educare la comunità e l’industria australiana alle molteplici e vantaggiose possibilità offerte dal retrofitting sostenibile. Il modello è volto a mostrare sia le prestazioni tecniche, sia la bellezza architettonica che possono emergere dalla riconfigurazione di una casa esistente. 

Il secondo premio è andato invece al prototipo “E-Concave”, presentato dalla South China University of Technology, realizzato con materiali locali a basso costo come il bambù e la canna da zucchero. Il terzo premio è stato assegnato invece alla Chalmers University of Technology di Gothenburg con il progetto “Halo”, un guscio in legno in grado di adattarsi alle diverse temperature. Prendendo qualche spunto dal team australiano, aspettiamo la prossima edizione del Solar Decathlon che si terrà a Versailles nel 2014 e alla quale parteciperà anche l’Università di Roma Tre con il progetto sostenibile Rhome for Dencity.

Federica Salvatore

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Energie rinnovabili e biotecnologie: il bio-metano

La storia di oggi arriva a gran sorpresa dal nostro paese, più precisamente dall'Italia centrale. Parla di una fattoria che ha deciso di auto produrre bio-metano a costo zero ed impatto zero che viene utilizzato come carburante per i macchinari impiegati. Questo modello è già utilizzato nel nord Europa ed è veramente conveniente dato che è economico e poco sofisticato. La materia prima per la produzione del biogas sono i liquami e gli scarti della stalla che vengono raccolti in un pozzo nero. A questo punto il processo è naturale e non richiede l'intervento dell'uomo per essere avviato. Infatti nel suolo della stalla è presente una proliferante flora batterica che degrada i liquami in composti più semplici che possono essere utilizzati da alcuni batteri speciali chiamati metanogeni. Questi ultimi utilizzando come fonte la CO2 riescono a produrre il prezioso metano. A questo punto bastano dei piccoli accorgimenti, come un'apertura a cupola che raccoglie il gas per mandarlo in un serbatoio di raccolta o a macchinari per una maggiore purificazione, ed il gioco è fatto. L' energia prodotta dal bio-metano può essere utilizzata sia per autoconsumo aziendale, sia per la cessione di energia elettrica a terzi, incentivata dalla recente riforma dei Certificati Verdi definita nella Legge del 23 Luglio 2009, n.99.

Inoltre il processo ha ulteriori vantaggi come:

  • Abbattimento odori ed emissioni inquinanti (NH e CH4): le sostanze maleodoranti che si formano durante il processo (acido solfidrico, mercaptani, ammoniaca) vengono avviate con il biogas alla combustione.

  • Riduzione dei patogeni presenti nei liquami: batteri che possono causare patologie al bestiame.

  • Riduzione della CO2dato che viene usata come substrato dai batteri 


Questo modello di produzione di energia rinnovabile si può affiancare ad altri già in uso per creare modelli di produzione agricola completamente autosufficienti dal punto di vista energetico. Ormai appare sempre più obsoleto il modello di produzione elettrica attuato da una mega-centrale verso i consumatori, la produzione di energia sta diventando un processo sempre più casalingo di auto-sostentamento ma anche di condivisione con un sistema più vasto.

Augusto Piazza


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